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TIM porta a Messina la banda larga sino a 1 Gbps

TIM accelera sulla banda larga annunciando l'avvio del progetto che porterà a Messina connettività in fibra ottica sino a 1 Gbps.

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TIM rilancia con la banda ultralarga a Messina e avvia un innovativo piano che porterà la fibra ottica fino alle abitazioni, con l’obiettivo di rendere disponibili collegamenti super-veloci a partire da 300 Megabit al secondo e potenzialmente offrire connettività fino a 1.000 Megabit (1 Giga). Messina, infatti, è stata inserita da TIM nel piano nazionale di cablaggio in tecnologia FTTH (Fiber To The Home).

I lavori per la realizzazione della nuova rete partiranno in molte zone della città entro il prossimo mese di agosto, in modo da rendere i servizi progressivamente disponibili alla clientela, con l’obiettivo di collegare circa 70 mila unità immobiliari alla conclusione del piano previsto per il 2018. Per la posa della fibra saranno utilizzate principalmente le infrastrutture già esistenti, mentre laddove sarà necessario effettuare degli scavi saranno adottate tecniche innovative e a basso impatto ambientale. TIM provvederà all’installazione e alla manutenzione della fibra ottica fino alle abitazioni e agli uffici senza alcun onere per condomini e imprese.

Grazie a questo intervento, Messina sarà dotata di una rete in fibra ottica ancora più performante di quella che già oggi è a disposizione di cittadini e imprese. Il nuovo programma di sviluppo della banda ultralarga, grazie al quale la fibra raggiunge direttamente gli edifici, fa infatti seguito a quello già realizzato da TIM in tecnologia FTTCab e che attualmente già rende disponibili per i cittadini messinesi collegamenti fino a 100 megabit per oltre 76 mila unità immobiliari, che diventeranno 91mila a fine piano pari al 95% della popolazione.

Questo consentirà di offrire una ancora più elevata qualità nella fruizione di contenuti video in HD e 4K e una migliore esperienza di navigazione a beneficio di un crescente numero di cittadini. In questo modo, TIM conferma il proprio impegno per fornire alla città una infrastruttura ultra-moderna, con l’obietivo di accelerare i processi di digitalizzazzione sul territorio comunale.

Le imprese possono inoltre accedere al mondo delle soluzioni professionali, sfruttandone al meglio le potenzialità grazie alla connessione in fibra ottica. Quest’ultima abilita anche applicazioni innovative come la telepresenza, la videosorveglianza, i servizi di cloud computing per le aziende e quelli per la realizzazione del modello di città intelligente per le amministrazioni locali, tra cui la sicurezza e il monitoraggio del territorio, l’info mobilità e le reti sensoriali per il telerilevamento ambientale.

Fonte: Telecom Italia • Immagine: Telecom Italia • Notizie su: ,
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  • 02/08/2016 alle 19:27 #582583

    Massimo
    Membro

    Un giornalista non dovrebbe solo enunciare dei fatti, come se copiasse la pubblicità di TIM, dovrebbe anche dare un minimo di informazioni. In particolare mi piacerebbe sapere per quale motivo gli abitanti di Messina dovrebbero pagare di più per avere una banda a 1 giga invece dei 100 mega che ha già ora. Anche questi del tutto inutili, a meno che a Messina ci siano molti privati che hanno 50 PC su cui vedono spesso 50 video diversi allo stesso tempo (questo oggi è più o meno l’unico modo di usare 100 mega veri).

    In attesa che l’autore di questo articolo ci dica a cosa serve una banda così veloce al cittadino medio possiamo solo fare delle congetture.

    La prima che mi viene in mente è che in Sicilia c’è molta abbondanza di finanziamenti pubblici nazionali e comunitari. Di solito sono usati per fare progetti del tutto inutili (per fare un progetto bisogna avere delle idee originali e sapere gestire un’azienda innovativa, cosa che pochi sanno fare in Italia per il basso livello di preparazione e di cultura che caratterizza il nostro Paese e ancor più le regioni meridionali – parlo per esperienza diretta). Spesso sono un incentivo per rubare i finanziamenti e sparire, come si legge quasi ogni giorno sui giornali. Se ci sono dei finanziamenti pubblici per questa operazione siamo nel primo caso: Pantalone paga di nuovo per un progetto di scarsa utilità, almeno nello scenario attuale.

    Nell’articolo si parla di HD, per i quali bastano e avanzano i 100 Mega. Per quanto riguarda i 4K non credo che molti cittadini di Messina abbiano tanti soldi da buttare via solo per avere una TV in cui si vedono molto meglio i brufoli degli attori. Le ruberie e le spese folli della Pubblica Amministrazione negli ultimi 50 anni ha ridotto un terzo degli Italiani sul lastrico: non credo che ci siano tanti che non hanno da mangiare ma si possono permettere un TV da 5000 euro, salvo i politici dalle pensioni d’oro (pagate coi nostri contributi, non coi loro).

    Una ipotesi più credibile è che questa velocità serva solo per collegare i nodi principali della rete da cui si diramano linee più lente, pochissime aziende grandi, se a Messina ce ne sono ancora, e i palazzi dell’amministrazione locale siciliana, ben nota per gli enormi sprechi dei soldi pubblici.

    Mi viene ancora un dubbio: circa 20 anni fa abbiamo posato una quantità enorme di fibre inutili (anche questo vissuto in prima persona): la ragione vera era l’italica ignoranza riguardo a internet, esibita dai politicanti e amplificata dai giornalisti (o viceversa). Tutti credevano che con le ADSL in rame non possano essere veloci. Invece la causa vera era che i gestori compravano poca banda dai carrier internazionali, quindi le linee in rame erano utilizzate si e no all’1-2 % Come un grande acquedotto in cui il gestore non immette l’acqua. Non so se anche adesso si fa il bis: le linee a 100 mega non bastano perché in realtà all’utente finale arriva solo 1-2 mega. E così andiamo a buttar via tanti soldi che poi noi cittadini dovremo pagare, per dare un servizio inutile a una popolazione che al 70-80% non sa nemmeno usare il PC. Più o meno come usare le Ferrari per le scuole guida.

    Tanti politicanti si riempiono la bocca con la banda larga per far progredire l’Italia. Nessuno dice che per fare progredire l’Italia occorrono invece scuole più serie e meno lauree umanistiche per pelandroni aspiranti disoccupati. E naturalmente uno Stato che non rubi i soldi che servono alle imprese per sopravvivere e svilupparsi.