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IFA non è intrattenimento

Chi dice che IFA 2016 è stata poco innovativa non ha saputo coglierne l'essenza e soprattutto non ha fatto visita a Lenovo.

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Anche quest’anno l’esperienza berlinese si sta avviando verso la sua conclusione, ma stavolta la sensazione che molti addetti ai lavori hanno avuto è che l’edizione 2016 dell’IFA abbia portato ben poco in termini di novità. Manca la “next big think”, è stato il commento più ripetuto fra le vaste hall della Messe Berlin.

Certo, a molti è venuto facile il paragone con la scorsa edizione, che ha visto l’esordio dei primi televisori OLED, ma commentare negativamente l’IFA perché è mancato il fattore stupore significa perdere totalmente di vista lo scopo di una kermesse di questo genere, che ancor più di un expo vuol essere uno degli approdi annuali per l’innovazione.

IFA, come qualsiasi altra fiera di settore, non deve regalare intrattenimento, stupore ed eccitazione, come tanti si aspettano dal mondo della tecnologia (vuoi anche per colpa delle pubblicità che girano di questi tempi), bensì dare spazio alla scoperta e al confronto. Sarà forse per questo che in più di un’occasione è stato possibile pescare alcuni top manager mentre sbirciavano le aree espositive dei competitor. E sarà sempre per questo che uno dei più “spiati” sia stato quello di Lenovo. Il produttore cinese è in forte crescita anche nel settore consumer e, più di tutti quest’anno, ha saputo mostrare uno slancio innovativo, merito di un connubio fra funzionalità e design e, soprattutto, di un piccolo ma interessantissimo neonato, l’ibrido Yoga Book.

La possibilità di scambiare due battute con i diretti interessati è stata quindi più ghiotta che mai. E chi meglio di Mirko Poggi, AD e General Manager di Lenovo Italia?

In merito allo Yoga Book, che pare proprio il pezzo forte di Lenovo ad IFA, come si va a inserire nelle strategie di Lenovo? È l’inizio di un nuovo trend?

Questa è un po’ la pillola di saggezza della strategia generale: noi cerchiamo sempre di reinventare qualcosa e di apportare innovazione sulla base delle esigenze dei clienti. Lo Yoga Book, ad esempio, nasce dal fatto che spesso i tablet sono carenti in termini di produttività. Noi lo abbiamo inserito nella categoria tablet, anche se per qualcuno non sarà così… È qualcosa che avevamo già fatto con Miix, che noi consideriamo tablet, mentre anche alcuni rivenditori mettono in discussione questa scelta. Il nostro obiettivo è comunque, al di là delle definizioni, proporre qualcosa che sia utile al cliente. Questa è da sempre la nostra strategia. La linea Yoga è nata così, anni fa.

Lo Yoga Book punta a un target giovane, under 30, composto da studenti ma anche da professionisti. Non vi sembra un po’ riduttivo? Sono in molti gli over 40 a Berlino che si son detti intenzionati all’acquisto.

Devo essere sincero: abbiamo iniziato da pochi giorni a parlarne perché abbiamo richieste da professionisti. In tutta sincerità, in Italia fino ad oggi non abbiamo considerato l’introduzione di Windows Pro, ad esempio, ma ci stiamo ripensando perché sono arrivate molte richieste e domande.

Senz’altro lo Yoga Book è un prodotto che permette di lavorare in mobilità. Inoltre c’è l’integrazione di OneNote e del cloud. Oltre a questo, però, ci sono altre applicazioni pensate appositamente per il dispositivo al di là da venire?

Su quest’ultimo punto non so rispondere, ma sulla mobilità è sicuramente così. Leggevo dei dati IDC secondo i quali la percentuale di chi lavora in mobilità è arrivata al 44-45% e la previsione è di arrivare al 74% entro il 2020.

Passando allo Yoga 910, si tratta di un prodotto molto bello, sottilissimo. Come lo Yoga Book, utilizza questa cerniera che è un vostro brevetto. Come è nata e come è strutturata ?

È nata cercando qualcosa di ergonomico, bello e robusto, partendo dal concetto di cinturino dell’orologio. Pensando allo sviluppo della linea Yoga, ha richiesto almeno un anno e mezzo di sviluppo.

A che pubblico si rivolge il 910?

È un prodotto al top in termini di design, materiali e performance. Si rivolge a chi vuole il meglio, indipendentemente dal fatto che sia un utente consumer o un professionista. Il prezzo di 1.499 euro non è proibitivo per quello che offre.

E poi c’è il Tab 3, un tablet polifunzionale, fortemente dedicato all’intrattenimento…  

Assolutamente! Il Tab 3 è una piccola sala cinematografica, grazie alle componenti audio e video di cui dispone. Le caratteristiche fondamentali sono le quattro casse stereo e il display 2K, che su un polliciaggio di questo tipo dà un effetto molto bello. Queste caratteristiche estreme offrono il massimo in termini di godibilità quando si guardano film o si ascolta musica. In più, ha tutte le utility di qualsiasi altro tablet.

Un prodotto simile è presumibilmente rivolto sempre a un pubblico giovane, amante di Netflix e YouTube, è corretto?

Il mio punto di vista è che, sì, si rivolge a un pubblico giovanile, ma è in grado di influenzare chiunque. Lo dico anche per esperienza personale, perché questi dispositivi li uso e influenzo chi mi sta intorno. È un po’ come successo 15-20 anni fa con il PC personale: si è partiti con i più giovani, che poi hanno infettato tutti gli altri. Sicuramente, i giovani sono quelli maggiormente alla ricerca di questi prodotti, anche per il loro prezzo aggressivo. Riconrdo, inoltre, che c’è una versione del Tab 3 con pico proiettore che può essere usato sia per guardare un video a parete sia per una presentazione professionale.

A livello di brand, specialmente in Italia, Lenovo è un marchio sinonimo del settore business, vuoi anche l’acquisizione anni fa di IBM. Oggi, invece puntate molto sul segmento consumer, anche in modo aggressivo sul piano dell’innovazione. Cosa vi ha fatto cambiare strada?

La strada non è cambiata. Partendo dal presupposto che il mondo dei personal computer è 50% business e 50% consumer, in Italia si vendono circa quattro milioni di pezzi ogni anno, metà o poco più sono professionali e metà consumer. Ovviamente, però, quando Lenovo ha deciso di voler diventare un leader del mercato, non ha potuto non essere presente in modo significativo anche nella parte consumer, ma ciò non toglie che anche nella parte professionale si continui a fare sviluppo. Lo dimostra il fatto che, all’inizio di quest’anno, abbiamo lanciato dei prodotti che non hanno niente da invidiare a quelli consumer.

Di quale sei più orgoglioso?

Mi viene in mente il ThinkPad X1 Carbon, che ha una serie di caratteristiche uniche, a partire dal telaio in carbonio. Integra, ad esempio, un materiale speciale, creato da noi e integrato nel bordo, per ottimizzare la connessione 4G. Inoltre l’essere entrati nel segmento consumer, anche dal punto di vista di studio, ricerca e sviluppo, ci sta agevolando nella parte professionale. Da lì la nascita del ThinkPad Yoga, per esempio. Probabilmente, si notano di più le novità dell’area consumer, ma ti assicuro che continuiamo a investire anche su quella business. L’obiettivo è sviluppare su entrambi i binari, in parallelo, creando una sinergia tra i due segmenti.

Relativamente al market share, lato business e consumer, com’è posizionato oggi Lenovo?

Siamo più o meno sullo stesso livello, intorno alla secondo o terza posizione, a seconda dei trimestri, con share che vanno dal 15% (secondo gli ultimi dai Gfk) per il consumer, al 19%. L’ordine di grandezza è questo. Siamo al livello dei primi in entrambe le aree di mercato, anche se con competitor differenti, in base al target.

I recenti dati testimoniano una, seppur lenta, ripresa del segmento notebook, dopo un lungo periodo di assopimento, dovuto alla concorrenza dei tablet. Di cosa è indicativo questo trend?

La ripresa dei notebook è dovuta a molte cose. Ad esempio, nello specifico dell’Italia, bisogna capire quanto ha inciso il decreto sul bonus per i docenti in Italia, che mette a disposizione 500 euro per comprare un prodotto didattico. Credo che questo abbia aiutato e mi sembra di capire che il Governo lo proporrà di nuovo. Poi, chi utilizza un tablet, dopo averlo esplorato in tutto e per tutto, in alcuni casi si accorge che non può fare tutto ciò che si poteva con un notebook. Anche per questo abbiamo inventato lo Yoga Book. È un mondo in evoluzione.

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