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WeMake, il futuro è un modello di innovazione

WeMake, ossia un ragionamento sui percorsi che ci porteranno al prossimo balzo evolutivo e all'individuazione dei modelli energetici necessari.

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Perché il mondo, tra 30 anni, sarà molto diverso da quello attuale. Perché il mondo, tra 30 anni, sarà il frutto del cambiamento che stiamo accumulando in questi decenni. Perché la prossima rivoluzione è dietro l’angolo, forse è addirittura già in atto, e quando ce ne accorgeremo avremo già in mano il senno del poi. Ecco perché Eni, in qualità di main sponsor della Maker Faire The European Edition, ha portato in scena presso la Triennale di Milano una riflessione sull’innovazione e sul futuro. Nasce così WeMake, una sorta di tavola rotonda fatta di aneddoti e case history: una sorta di antipasto pensato per raccogliere l’attenzione di quanti hanno la giusta sensibilità per capire che il futuro è alle porte e che occorre iniziare a pensarci per fare in modo che possa avere il giusto impatto sulle generazioni che verranno.

A reggere i fili del discorso Riccardo Luna, digital champion del Governo, e al suo fianco una serie di nomi che fungono da piccole lenti di ingrandimento con cui scrutare l’universo dell’innovazione per delinearne le tendenze, le avanguardie e le proiezioni di futuro che riflettono sull’oggi. Si parte ad esempio con Marinella Levi, professore di ingegneria dei materiali al Politecnico di Milano e fondatrice del +Lab, la quale ha illustrato la propria attività e quella dei propri ragazzi nell’esplorazione di nuove frontiere attraverso le stampanti 3D. Il suo intervento va però oltre, raccontando quella che è una vera e propria filosofia: la personalizzazione vista non più come un “fare per tutti” ma come un “fare di tutti”, un moto autonomo del singolo individuo per risolvere i propri problemi nel momento e nel luogo stesso in cui si manifestano.

Stefano Micelli, docente di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università Ca’ Foscari, elabora ulteriormente il concetto andando oltre la stampa 3D: quest’ultima è diventata nella percezione collettiva un abilitante delle potenzialità dell’uomo, mentre la robotica (che si affaccia al presente come nuova grande ondata di progresso industriale) è già percepita come un elemento abilitante per grandi corporation ed elemento di rischio per il lavoro. Il concetto di personalizzazione diventerà tuttavia il cuore di una nuova “economia della varietà” ed in questo contesto sarà la creatività a fare la differenza: l’uomo, sgombro da oneri meccanicistici, potrà concentrare tutte le proprie risorse sulla fase creativa ed intellettuale, compiendo così probabilmente un ulteriore balzo evolutivo.

WeMake

Francesco Gattei, responsabile per gli scenari e le operazioni strategiche di Eni, ricorda invece come ogni salto evolutivo abbia avuto bisogno di nuova energia. Di più, ma anche diversa, e senza energia non si è potuto fare alcunché. Così è stato nella preistoria, quando la cultura del cibo ha introdotto nuove forme di approvvigionamento energetico e maggiori possibilità evolutive concentrate nell’encefalo dell’uomo Cro-Magnon; così è stato con le rivoluzioni dell’800, quando l’invenzione della macchina a vapore ha sposato il carbone per cambiare il mondo; così sta per succedere ora in un mondo pronto a spostare i propri equilibri sull’elettricità, ma al tempo stesso ancora saldamente ancorato ai combustibili fossili a causa dell’assenza di tecnologie in grado di esplodere le potenzialità delle fonti di energia rinnovabili. Un nuovo modello energetico può essere dunque la chiave per sbloccare la situazione. Sarebbe però superficiale e riduttivo (se non fuorviante) pensare all’energia del futuro limitandosi alla dicotomia tra energie fossili ed energie rinnovabili: l’obiettivo reale deve essere quello della maturazione di un mix energetico scalabile, continuo, stoccabile, economico, affidabile e sostenibile. Ognuna di queste caratteristiche ha una sua valenza, ognuna esprime una necessità fondamentale da assolvere. Pena l’inapplicabilità del modello.

Alessandro Chessa, professore in Fisica statistica all’Institute for Advanced Studies, ricorda come proprio i modelli debbano nutrirsi d’ora innanzi di big data, nuova linfa vitale dei processi produttivi e progettuali; Davide Dattoli, fondatore di Talent Garden, esprime invece la necessità di percepire una definitiva omologazione di bit e atomi, entrambi tasselli di un mondo che costruisce ponti tra materiale e immateriale per arrivare a nuove risultanze.

WeMake

Per costruire il futuro servono modelli validi e la giusta energia per supportare il cambiamento: di qui la collaborazione tra Eni e la Maker Faire (14-16 ottobre, Roma), che il gruppo del cane a sei zampe approccia con alle spalle già l’hackaton “Renewables” e il Caterraduno di Senigallia sul solare avanzato. WeMake valga da semplice introduzione, per contestualizzare quello che è un approccio alla ricerca «nel segno dell’integrazione tra competenze tecnico scientifiche e approcci multidisciplinari».

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