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Zero rifiuti in discarica dai data center Google

Non solo energia pulita: il gruppo di Mountain View punta a rendere totalmente eco-friendly anche le proprie infrastrutture, non producendo rifiuti.

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La tecnologia a impatto zero è davvero una realtà possibile, una prospettiva all’orizzonte? I colossi del mondo hi-tech possono realmente operare e fornire prodotti o servizi senza alcun tipo di conseguenza di tipo negativo sull’ecosistema ambiente e su chi lo vive? Forse non ancora oggi, forse nemmeno tra qualche anno, ma è di certo un obiettivo che le grandi realtà dell’universo tecnologico stanno immaginando e pianificando, attraverso la sperimentazione di soluzioni atte a raggiungere l’obiettivo. Tra loro figura anche Google.

Il gruppo di Mountain View non si accontenterà di alimentare i propri server con energia generata al 100% da fonti rinnovabili e pulite come sole o vento, ma garantirà anche l’assenza di rifiuti in discarica provenienti dalle sue infrastrutture. Il traguardo, stando a quanto riportato nel fine settimana, è già stato raggiunto in sei dei quattordici data center distribuiti sul pianeta, più precisamente in Irlanda, in Finlandia, in Belgio, a Taiwan, a Singapore e negli Stati Uniti (Oklahoma). Altri si uniranno all’elenco in futuro.

Si tratta di una delle iniziative che bigG sta mettendo in campo per arrivare a dar vita ad un modello di economia circolare, in cui le materie e le risorse non vanno sprecate, ma vengono recuperate al termine del loro ciclo vitale per essere utilizzate nuovamente, reimmesse all’interno di un circolo virtuoso che contribuirà ad abbandonare progressivamente il concetto di obsolescenza.

“Zero rifiuti in discarica” richiede una particolare attenzione ai tipi di materiali che generiamo e una profonda conoscenza dei percorsi delle nostre risorse. Questi apprendimenti ci permettono di avvicinarci all’obiettivo, ma anche di cominciare a guardare a monte per introdurre pratiche di economia circolare nelle nostre attività. Zero rifiuti in discarica è solo il primo passo.

Inoltre, Google spiega che non più del 10% dei rifiuti prodotti finisce in un termovalorizzatore (leggasi “inceneritore”) in presenza di alternative migliori e più sostenibili dal punto di vista dell’impatto ambientale. È un primo step del percorso, ancora lungo, che mira a rendere piattaforme e servizi tecnologici sempre più eco-friendly e sostenibili.

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Fonte: Ansa • Notizie su:
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