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Il voto con Internet? Non è sicuro

Tutti ne parlano, molti credono sia solo questione di tempo, invece il voto online non è affatto sicuro: nessuno ha trovato la soluzione tecnologica.

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Un giorno voteremo online, senza doverci spostare in scuole, caserme o altri posti fisici. Questo è quanto molti pensano e sperano, considerando che già firmiamo molte cose online, prenotazioni, acquisti, tasse, contratti. La democrazia però è terreno decisamente più delicato, e il voto come espressione di una volontà priva di ogni influenza forse non può essere garantita da Internet. Lo ha detto anche la rivista tecnologica del MIT, riassumendo lo stato degli studi e prendendo di petto le elezioni negli States: nonostante quello che si dice, non ci si può fidare del voto online.

Dai tempi dello scandalo del voto del 2000 in Florida, che decretò il successo di George Bush contro Al Gore dopo un riconteggio durato settimane, negli Stati Uniti c’è molta sensibilità attorno alla tecnologia del voto (anche l’Italia visse una notte mai completamente chiarita con la storia delle chiavette per lo scrutinio elettronico alle politiche del 2001), e da allora molti si sono chiesti quanto l’infrastruttura della Rete possa sostituire le schede cartacee e il loro trasporto in prefettura. È una questione tecnica, che appassiona anche coloro che stanno a metà tra la conoscenza tecnologica e l’attività politica, come Stefano Quintarelli, che già qualche mese fa sul suo blog affermava “voto online? no, grazie”. Ora il concetto viene ribadito da una pubblicazione del MIT che approfondisce quanto sia possibile trasferire i procedimenti di voto su Internet garantendo la sicurezza.

Una giungla commerciale

C’è una ragione per cui votiamo in cabine singole, in luoghi pubblici, dove alcuni osservatori possano assicurare che a nessuno venga in mente di verificare come si è votato. Il voto è tale soltanto se segreto: fosse spiato, anche senza che il votante ne fosse a conoscenza nell’atto stesso, non sarebbe valido. La US Vote Foundation ha raccolto tutti gli esperimenti dei vari stati a stelle e strisce e ha prodotto uno studio che si chiede come potrà essere il voto di domani. La risposta può non piacere agli appassionati di Internet, a chi crede nella rete come soluzione di ogni problema, ma la verità è che ci sono stati più problemi e lacune che altro. Le ragioni sono diverse. Innanzitutto i funzionari elettorali non hanno background tecnico sufficiente per diffidare dagli slogan altisonanti delle società che vendono questi software, e gli esperti accademici di informatica non hanno mai trovato adeguata integrità e verificabilità di queste informazioni. Nessuna crittografia di livello.

 

In questa giungla commerciale è inevitabile che si annidino software pessimi, ma se si potesse lavorare a un software unico, valido per tutti, come dovrebbe essere? E funzionerebbe? Anche se il rischio di criminalità informatica non è alto come in altri casi dove c’è di mezzo il denaro, la costruzione di un sistema di voto online che conservi i componenti di base attesi da elezioni democratiche sarebbe, sempre secondo la fondazione, “tecnicamente complessa”. I sistemi commerciali di oggi non raggiungono minimamente obiettivi di questo genere. Votare online significherebbe rinunciare alla riservatezza. La sfida principale sarebbe costruire un sistema in grado di generare delle prove inconfutabili sulla esattezza dell’interpretazione del voto rispettando però il fatto che nessuno sa chi l’ha espresso. Mica facile.

Un voto WhatsApp

Si potrebbe puntare tutto sulla crittografia end-to-end, per intenderci quella che usa anche WhatsApp: un determinato messaggio arriva a destinazione e solo mittente e destinatario lo possono leggere mentre la piattaforma che lo consente invece no, dato che ogni messaggio genera un codice chiuso. La crittografia può aiutare a risolvere il problema della privacy, resta però quello del controllo, cioè di quello che capita quando il voto arriva, oltre al fatto che comunque un critto-voto potrebbe mettere in difficoltà le persone meno alfabetizzate. Il parere di chi attualmente consiglia il governo Usa sul voto è che attualmente non sia possibile garantire privacy e verifica del voto tramite la crittografia, anche se ci stanno lavorando molte teste.

Elettronica ed informatica nel voto

L’impossibilità di un voto online sicuro non significa però che si voterà sempre con la matita copiativa. È pensabile un sistema di registrazione elettronico del voto che non richieda la matita, il foglio, l’urna, forse anche gli scrutatori, per dare immediatezza e chiarezza del voto, aumentando la velocità. Quel che distingue però questi progetti dal voto online è appunto la separazione tra la tecnica applicata al gesto del voto con la tecnologia applicata alla sua completa sostituzione, alla sua gestione. In questo momento considerabile soltanto dagli ingenui.

Fonte: Technology Review • Notizie su:
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