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Samsung: il problema più grande

Il problema più grande di Samsung non è la Borsa né il danno d'immagine, ma la fragilità emersa in una filiera che non ha identificato il guasto.

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Quanto più sei grande e corri veloce, tanto più sarà rovinosa una caduta nel caso in cui dovessi inciampare. E così è accaduto a Samsung con il problema del Galaxy Note 7, device che è passato in poche ore dall’essere la gemma dell’offerta coreana al rappresentare l’icona di un sonoro fallimento. Il polverone è ancora denso attorno ai fatti del Note 7, ma occorre guardare in prospettiva a quanto accaduto per fotografarne meglio i contorni.

La caduta in Borsa è evidentemente un problema, ma non è il problema più importante. Sebbene miliardi di dollari polverizzati in poche ore siano qualcosa che pesa non poco su management e azionisti, si sta parlando comunque di un gigante solido e dall’offerta estremamente differenziata, colosso della tecnologia a 360 gradi che può quasi fare spallucce di fronte ad un singolo flop (per clamoroso che sia). Il ripiegamento delle azioni, del resto, arriva al termine di una importante cavalcata al rialzo che perdurava da inizio anno e che ha maturato molti più guadagni di quante non siano le perdite delle ultime ore. La Borsa è quindi un problema, ma lo è solo di riflesso e nel lungo periodo potrà dipendere solo in minima parte da quanto accaduto con il Note 7.

Il danno di immagine è un’altra faccia della questione, forse quella meno delineabile e misurabile. Sicuramente il brand ne dovrà pagare il conto: se i problemi con le batterie non sono certo un’esclusiva Samsung, d’ora innanzi sarà questo il nervo scoperto dell’azienda e l’attenzione del mercato sarà inevitabilmente rivolta all’affidabilità dei dispositivi che verranno. Anche su questo fronte, però, Samsung ha leve importanti su cui agire: un’ampia vastità di prodotti su cui lavorare nel contatto con il cliente, una rete di distribuzione estremamente capillare da sfruttare, un alto quantitativo di device da ricalibrare per riconquistare la fiducia andata perduta. Passata la tempesta, ci saranno mille opportunità per ripartire.

Il tappetino rosso steso alla concorrenza è il prezzo immediato da mettere sul conto: Apple potrà giovarsene trovando la strada spianata per il proprio iPhone 7, Huawei avrà gioco facile ad approfittarne per accelerare la propria ambiziosa corsa alla conquista del mondo Android, Google potrà imporre con maggior facilità la propria serie Pixel e molti altri marchi potranno spartirsi una fetta di mercato improvvisamente lasciata sguarnita. Un effetto, da questo punto di vista, di medio periodo: molti utenti saranno pronti a tornare a Samsung non appena un nuovo Note (se mai ci sarà) vedrà la luce, altri potrebbero invece innamorarsi di altri brand e resistere alla tentazione. Gli equilibri sono scossi da qui alla primavera, ma fin dal prossimo Mobile World Congress c’è da attendersi una prova di forza da parte dell’azienda che in queste ore non può far altro che leccarsi le ferite.

Il problema più grande

Il problema più grande è un altro: non è nelle conseguenze, ma è nella causa. Il problema è nel fatto che il caso Galaxy Note 7 ha evidenziato la fragilità del modello Samsung. La corsa infinita all’innovazione obbliga ad accorciare i tempi e, quando la filiera non è perfetta, c’è il rischio continuo di esporsi. Il problema più grande non è stato il primo incidente, motivato frettolosamente con un difetto di una fornitura di batterie: il problema vero è che il problema era in realtà altrove e a tutt’oggi non sembra essere chiaro quale possa essere. Samsung, insomma, non ha potuto reagire poiché di fatto ha perso il controllo della situazione e non ha potuto far altro che limitare i danni con la scelta più clamorosa: affossare il suo smartphone di punta, cancellarlo dal calendario 2016 e sfruttare il tempo residuo per investigare su quanto accaduto.

Samsung è un colosso solido, che ha sul mercato smartphone di altissima qualità come il Galaxy S7 Edge. Ha perso una partita, ma ha tutte le pedine per ritornare in carreggiata in tempi anche relativamente brevi. Deve però dimostrare di aver imparato qualcosa da quanto accaduto: il problema non è una batteria che si surriscalda, ma un modello produttivo che non è in grado di individuare e risolvere il difetto. Il problema è più grave di quanto sembri, insomma, ma trovare la soluzione significa investire sul futuro e sullo sviluppo di nuove opportunità.

Il Galaxy Note 7 è un momento fondamentale: la fine di un capitolo e l’inizio di un altro. Una svolta nella storia degli smartphone, da cui Samsung ne esce scottata, ma sulla quale può costruire il proprio immediato rilancio. L’appuntamento va fissato al MWC di Barcellona, quando ci si attenderà tutti importanti risposte da quello che è oggi l’unico vero anti-Apple sul mercato. Un colosso che ha avuto un problema, ma che ha la forza per rialzarsi e ricominciare a correre.

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