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Ricky Gervais, meglio Netflix che il cinema

Ricky Gervais, pronto a distribuire l'ultima fatica in tutto il mondo, sceglie Netflix anziché il cinema: più possibilità per le produzioni indipendenti.

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Meglio la classica prima al cinema o la più domestica distribuzione su Netflix? È questa una delle domande più frequenti, almeno fra gli analisti, sin dalla prima comparsa dei servizi di streaming. La risposta, tuttavia, è sempre stata trattata dal punto di vista dell’utente, elencando di volta in volta vantaggi e svantaggi per il consumatore dalla visione di un film in sala o, in alternativa, seduti sul divano in salotto. La prospettiva cambia, però, quando sono gli stessi registi e attori a pronunciarsi. Ultimo della serie è Ricky Gervais che, pronto ad ammaliare il pubblico con la sua ultima fatica, conferma di non aver dubbi: Netflix batte di gran lunga la distribuzione cinematografica.

L’occasione per queste dichiarazioni è un’intervista concessa a Business Insider, per la presentazione di “David Brent: Life on the Road”, l’ultima produzione targata Gervais. Sebbene la pellicola abbia potuto contare su qualche anteprima estiva al cinema, in particolare nel Regno Unito, in Australia e in Nuova Zelanda, il regista e attore ha spiegato di “non aver avuto esitazioni” nello stringere un accordo con Netflix, per una distribuzione globale nel 2017. E le ragioni accennate sembrano scoperchiare il vado di Pandora di tutte le problematiche dell’industria cinematografica, a partire dallo scarso supporto al cinema indipendente.

La prima questione, così come facile intuire, è relativa ai costi. Oltre alla produzione, il lancio tradizionale al cinema richiede ingenti investimenti in advertising, nonché impone una performance spesso irraggiungibile per ottenere, tramite gli incassi, un sostanziale pareggio di quanto si è speso. Una prospettiva che, a conti fatti, non può che avvantaggiare i grandi nomi del settore nonché le produzioni mastodontiche, il tutto a detrimento delle realtà indipendenti o con bacini d’utenza più ridotti. Così spiega Gervais:

Ci vuole molto lavoro, molta pubblicità e tanti soldi per riuscire al cinema. È un gioco davvero pericoloso. Tutti mi dicevano: “andrà molto bene”. Ma non ho avuto esitazioni [nello scegliere Netflix, ndr] perché ci sono star più famose che potrebbero bombardarmi ogni giorno al botteghino. Sebbene in realtà si tratti di un film con una sua distribuzione, ho convinto Netflix a comprarlo, come se fosse un ricco zio.

La seconda, riguarda l’audience potenziale. Così come già anticipato, nelle sale tende a vincere la produzione dai più grandi investimenti in advertising, quella che maggiormente riesce a convincere lo spettatore all’acquisto di un biglietto. Di conseguenza, meno possibilità vi sono per quelle realtà che, pur avendo realizzato ottime pellicole, non possono investire cifre spropositate in marketing e pubblicità. Netflix, invece, porta il proprio film all’attenzione di 75 milioni di abbonati contemporanei, i quali possono accedere alla visione con un solo click, scegliere quando e come gustare la visione, nonché approfittare di tempistiche più estese. Mentre in sala un titolo deve conquistare il numero massimo di spettatori nel giro di poco meno di un mese, con lo streaming può raggiungere questo obiettivo in tempi più dilatati, anche superiori all’anno.

Più persone lo vedranno rispetto al cinema. Se ci pensate, se un film raccoglie 100 milioni di dollari al botteghino, significa che 10 milioni di persone sono andate a vederlo. Netflix ha 75 milioni di abbonati. Potrebbero decidere di guardarlo e non devono nemmeno farlo in quel determinato weekend.

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