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Microsoft: un libro sul Cloud per la collettività

Microsoft sta traducendo per l'Italia il suo libro che intende porre un'attenzione globale sul cloud: succede tutto lì dentro, ma non ci si preoccupa.

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Lo scambio di dati tra Facebook e Whatsapp è nel cloud. Il trattato del Privacy Shield, il machine learning, i Big Data, l’intelligenza artificiale, l’industria 4.0. Sono cloud. Il termine scomparso dai titoli dei giornali dopo una moda passeggera ricorda un po’ la storia dei pesci raccontata da Foster Wallace in un famoso discorso ai laureandi, quella dove un pesce anziano chiede a due pesciolini giovani “com’è l’acqua, oggi?” e quando quest’ultimo se ne va i due si guardano perplessi e si chiedono “cos’è l’acqua?”. Il cloud è così diffuso e fondamentale che non lo percepiamo più, comprese purtroppo le sue problematiche. Per questa ragione Microsoft ha scritto un ebook dall’obiettivo degno di una multinazionale: sollevare un dibattito mondiale.

Il documento pubblicato da Redmond due mesi fa tiene conto dei grandi cambiamenti che il cloud ha portato nella vita privata e in quella professionale di tutti gli individui del globo e fa un’ampia analisi della situazione attuale, dagli aspetti tecnologici agli impatti a livello sociale, economico, legale. Complessivamente ne sono uscite 78 raccomandazioni in 15 categorie, frutto di un lavoro di committment mai concluso per due ragioni: viviamo un’epoca di tale accelerazione tecnologica che le leggi sono sempre arretrate, e la tendenza nazionalista, populista, dei governi occidentali spinge il cloud verso una impossibile e improduttiva frammentazione. Perciò il libro deve essere tradotto e personalizzato per ogni Paese.

In Italia, dove l’ebook uscirà poco prima di Natale, Microsoft ha provato a semplificare il documento nell’ottica di allinearlo il più possibile alle esigenze e alle politiche del nostro Paese e l’esito di questo lavoro è stata l’identificazione di 10 linee guida, che individuano gli obiettivi e le aree di intervento che la società ritiene prioritarie, e che vogliono rappresentare i pilastri della collaborazione di Microsoft Italia con le istituzioni e gli stakeholder locali. Ancora in queste settimane la società sta invitando giornalisti e altri esperti a dire la loro, a commentare il progetto. Bianca Del Genio, direttore degli Affari Legali e Istituzionali di Microsoft Italia, fa il punto con ciascuno di loro sulla innovazione tecnologica, con dovuti ottimismo e realismo (opportunità e rischi) partendo da un slide che mostra l’epoca del cavallo concludendo con una immagine della smart city che ormai è Milano.

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Bianca Del Genio (a sinistra), ha presentato l’ebook di Microsoft A Cloud for global good, insieme a Roberto Camilli, Partner dello studio legale internazionale Bird & Bird e (a destra) Chiara Ronchetti, che per Microsoft si occupa della comunicazione corporate e di prodotto. Invece della tipica conferenza stampa, l’azienda invita pochi giornalisti ed esperti alla volta per colazioni informali dove ci si scambia opinioni. In questo modo contano di perfezionare la versione italiana del libro e anche stabilire rapporti durevoli e aperti per risolvere i problemi emergenti. Pur essendo storicamente seria quando si tratta di normative, ad esempio l’Europa mostra molte difficoltà a garantire sicurezza e privacy e sviluppo delle tecnologie.

Nelle stesse ore in cui gli Usa votavano Donald Trump come 45° presidente, un voto segnato dalla paura, dalla marginalizzazione di un elettorato di basso reddito e istruzione che ha sollevato la sua voce in modo veemente, si parlava in un palazzo milanese di una società futuristica dove spariranno altri lavori, dove la mobilità, la traduzione linguistica e in generale la gestione della complessità sarà demandata alle macchine. Come essere ottimisti? Brad Smith, il presidente di Microsoft, uno degli autori del libro, collega proprio le competenze col reddito e considera queste elezioni come un monito e un programma per il futuro. «Non c’è dubbio che la dimensione del fenomeno cloud porti con sé la necessità di capirne meglio l’impatto», racconta Bianca Del Genio. «Questa è una tecnologia che scardina i canoni e che mette alla prova la privacy, le divisioni sociali, l’eguale accesso alle opportunità».

Microsoft ritiene che il passo necessario in questo momento da parte di tutti i governi di tutto il mondo, di tutti i provider di tecnologia, di tutti gli operatori coinvolti a qualsiasi titolo, nel pubblico e nel privato, sia quella di lavorare per rendere il cloud una tecnologia affidabile e sicura, responsabile e inclusiva, il che la dice lunga su quanto si possa pensare che oggi lo sia e soprattutto possa esserlo domani senza impegnarsi a livello politico. I pilastri fondamentali sono sempre i soliti due: rispettare il cittadino e rispettare le regole. Peccato però che un veloce elenco dei conflitti in atto è un bollettino di guerra: lo scontro tra Fbi ed Apple; la cyberwarfare in pieno spolvero; la causa della stessa Microsoft col governo americano a proposito dell’ispezione delle mail, punta dell’iceberg di centinaia di cause dello stesso tipo con aziende più piccole e meno famose; la sorveglianza globale denunciata da Snowden.

Anche in questo caso, capire cosa si dovrebbe fare dei server sarebbe già un passo avanti:

Ci vogliono delle norme internazionali chiare, dove i governi abbiano accordi tra di loro, possibilmente più efficaci degli attuali accordi. Già esistono accordi di mutual legal assistant, ma sono lenti ed inefficaci. È indispensabile che i paesi si diano delle regole chiare e trasparenti per cui abbiano diritto ad accedere a certi dati, chiarendo quali dati e quando. Anche ammettendo delle situazioni di emergenza.

In un momento, comprensibile, di cinismo e sconforto, si potrebbe ridicolizzare l’intento di Microsoft: risolvere questo pantano con un libro? Tuttavia è sempre andata così: si crea opinione dal basso, si influenzano i decisori, che ascoltano l’opinione pubblica, si emanano nuove norme più adatte. Il principio è sempre un dibattito culturale. Grazie alla auspicata emanazione di nuove regole, possibilmente con spirito e impatto internazionale che rendano l’accesso un fattore democratizzante, quindi uguale per tutti i cittadini del mondo e che impongano il rispetto dei diritti fondamentali, inclusa la privacy da parte dei provider, teoricamente si potrebbe evitare il caos. Che altrimenti è alle porte.

Le dieci linee guida per l’Italia

Nel personalizzare l’ebook di Microsoft, si sono estratte dieci linee guida per un Cloud sicuro, responsabile ed inclusivo. Ciascuna linea apre un dibattito, se ne parlerà ancora nei prossimi mesi ed anni, basti pensare al regolamento privacy europeo a regime nel 2018, o la direttiva europea sulla cybersecurity lasciata alla libera applicazione in ogni stato membro. Anche se può sembrare incredibile, nessuno di questi obiettivi è coperto da una norma precisa: in Italia l’unica norma attualmente cloud-centrica è la fattura elettronica. Non ci sono tutele per chi trasferisce dati sensibili (sanitari, giudiziari) sul cloud – potrebbe esserlo in parte lo SPID – non ci sono condizioni certe di sicurezza legale sulle controversie tra procure e piattaforme estere. Non esiste alcuna road map sulle conseguenze di possibile spionaggio industriale nell’utilizzo del cloud computing per l’Industry 4.0, né un serio piano nazionale di sicurezza dell’infrastruttura.

Ecco le dieci linee. Un buon programma.

  1. Tutelare la Privacy, trovando un equo bilanciamento tra la tutela dei diritti umani e la sicurezza pubblica;
  2. Creare le condizioni per garantire l’accesso dei governi ai dati qualora necessario;
  3. Creare le condizioni per garantire l’accesso transfrontaliero ai dati;
  4. Offrire a tutti servizi cloud sicuri e affidabili;
  5. Promuovere norme di sicurezza informatica internazionali;
  6. Contrastare frodi tecnologiche e sfruttamento online di dati ed informazione;
  7. Sfruttare l’opportunità dell’Intelligenza artificiale fissando regole moderne e certe;
  8. Supportare il percorso di crescita di tutte le aziende di ogni settore e di qualsiasi dimensione;
  9. Includere tutte le persone con disabilità;
  10. Sviluppare competenze di nuova generazione;

Fonte: Webnews • Notizie su: , ,
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