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Facebook e il portale per i genitori

Un nuovo portale per i genitori aggiunge risorse basilari al centro sicurezza del social network: restano le sezioni speciali sul bullismo.

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Ogni giorno milioni di genitori accedono a Facebook per usarlo ma anche per scoprire qualcosa di più del mondo dei loro figli, spesso per osmosi: osservando come funziona, cosa fanno gli altri, qualche volta combinando dei pasticci (ad esempio quando postano troppe foto dei loro figli) oppure equivocando, per eccesso o per difetto, le possibili minacce della vita sui social. Per tutti questi motivi e persone Facebook ha deciso di aprire un nuovo portale per i genitori, che si aggancia al rinnovato Centro per la sicurezza.

Il portale è tradotto in 50 lingue e da oggi è online, presentato nella newsroom del social network come un “raccoglitore di informazioni e suggerimenti di base per aiutarti a ottenere il massimo dalla tua esperienza e aiutare tuo figlio a destreggiarsi nella sua”. Non va confuso con la sezione genitori dell’area bullismo appena aggiornata il mese scorso, attiene più genericamente ai genitori, anche se come l’altra è visibile nell’elenco delle risorse di facebook/safety. Il portale per i genitori è più basilare, pensato per scoprire il sito sin dai primi passi, quindi ha una natura più da alfabetizzazione che da domande-risposte, ed è diviso in tre sezioni: una panoramica (get to know) sull’azienda, una guida ai primi passi (getting started) che spiega come iscriversi, pubblicare, condividere e si occupa di smentire alcuni luoghi comuni a proposito di Facebook, e infine una sezione sicurezza (staying safe), dove sono spiegati gli standard della comunità e le norme vigenti a seconda di nazione e continente.

Servirà?

La creatura di Mark Zuckerberg ha lavorato molto, in questi ultimi tempi, per semplificare il Centro sicurezza e dotarlo dei contenuti migliori per una veloce lettura degli standard e delle soluzioni a possibili problemi. Certo, sono strumenti che si basano sugli attuali strumenti del sito, non inventano nulla né danno garanzie maggiori come invece da più parti si chiede, per esempio nell’ambiente politico italiano ed europeo. Può aiutare dunque a capire come non incappare in errori madornali, a difendersi con gli strumenti attualmente disponibili, sempre nella cornice – va ricordato – di una loro acclarata e spaventosa superficialità e sottovalutazione da parte degli utenti. Tanto che si sta spingendo di più sul deep learning delle macchine se non altro per correggere il rumore di contenuti censurabili.

Pochi genitori, e così i loro figli, si preoccupano della riservatezza, quasi nessuno del trattamento dei loro dati e tracciabilità, nessuno legge le informative. Sono tutte problematiche affrontate a priori dalle policy pubbliche e private, in un contesto (si è visto col recente caso di Uber) dove è davvero arduo controllare cosa davvero viene fatto dei dati che ad ogni istante rilasciamo in server d’oltreoceano sui quali non si capisce mai fino a che punto si possa esercitare una sovranità successiva.

Fonte: Facebook • Notizie su: ,