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Diego Piacentini resta. E spiega

Il commissario all'agenda digitale resta al suo posto e spiega in dodici punti il suo programma e l'idea di un sistema operativo per il Paese.

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La prima notizia, abbastanza prevedibile, è che resta. E con lui il suo team in formazione. Il commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale, l’ex manager Amazon Diego Piacentini, ha già confermato in una intervista al Corsera che le dimissioni di Matteo Renzi e il brusco cambiamento politico che sembra avvicinarsi a seguito della sconfitta dal referendum, non trascineranno il progetto nato con il nuovo Codice di amministrazione digitale. Un decreto della presidenza del Consiglio che è legge e non può certo essere cancellata come un disegno sulla sabbia. Già, restare ma per fare cosa? In un lungo post, oggi Piacentini rivela metodo e visione: quella di un “sistema operativo del Paese”.

Nessuno può realisticamente pensare che due anni – la durata del mandato del Team di Trasformazione Digitale – siano un tempo sufficiente a digitalizzare la Pubblica Amministrazione italiana. Piacentini inizia il suo ragionamento con un’ammissione importante, forse già definitiva per dare la cornice giusta al suo incarico: nessun salvatore della Patria, nessuna scelta irreversibile o politicamente delicata. Il Team Digitale servirà ad attivare un processo. In queste parole si sente molto l’esperienza formidabile di chi ha contribuito alla crescita esponenziale di Amazon, che di fatto è una geniale azienda “di processi”:

Il “sistema operativo” del Paese: una serie di componenti fondamentali sui quali costruire servizi più semplici ed efficaci tra i cittadini, le imprese e la Pubblica Amministrazione attraverso prodotti digitali innovativi. Gettare le fondamenta, cominciando a realizzare i primi componenti di questo sistema operativo è l’obiettivo principale del nostro Team.

La posta di Piacentini

Un altro aspetto interessante dell’approccio di questo post su Medium da parte del Commissario è che inaugura una sorta di “posta di Piacentini”. Per spiegare concretamente i problemi che quotidianamente gli vengono raccontati e come si potrebbero risolvere, cita delle mail e dei contributi che ha letto in queste settimane: il rinnovo del passaporto online, la storia kafkiana del DURC raccontata da Alfonso Fuggetta (uno che la sa lunga; il fatto che Piacentini lo citi è molto significativo della sua attenzione), tutti esempi di come in Italia ci sia incoerenza fra sistemi tecnologici. Pure antiquati. E cosa propone Piacentini?

Quello che manca è una chiara esecuzione e reingegnerizzazione dei processi grazie alle nuove tecnologie. E non si tratta di problemi solo italiani, questo genere di problemi esiste ovunque nella Pubblica Amministrazione – anche se a livelli di maturità digitale diversi – nel resto d’Europa, negli Stati Uniti o in Australia (dei quali stiamo studiando le soluzioni tecnologiche e di processo) e quasi ovunque. Una cosa che vorremmo mettere in chiaro è che l’innovazione non è un punto di arrivo ma un percorso continuo e non ci si può mai permettere il lusso di sentirsi arrivati: domani si deve sempre far meglio di oggi. L’approccio iterativo, cioè uscire con versioni inizialmente parziali e imperfette (una citazione del bug di 18App?, nda) per poi in seguito rilasciare versioni successive sempre migliorate è un tratto distintivo dell’industria digitale.

Programma di lavoro

Il programma di lavoro del Team in dodici obiettivi verrà comunicato dai vari responsabili, nel tempo e punto per punto. Piacentini annuncia anche che i punti iniziali sullo sviluppo di piattaforme sono già in esecuzione. Punti importanti perché coinvolgono le competenze acquisite via bando, l’Agid, i ministeri. L’elenco completo è questo. Il primo punto sembra rispondere perfettamente alla proposta di Webnews sul bug hunting tramite hacker etici. È la prova che il Team di Piacentini è in ascolto, non rinchiuso in una torre.

La responsible disclosure – tra hacker etici e non
Non esistono software “sicuri”: la sicurezza è un processo iterativo, in cui si identificano e chiudono ogni volta nuove falle. Vogliamo creare una policy che spieghi a tutti coloro che identificano un problema di sicurezza come segnalarlo in modo adeguato, tutelando gli utenti coinvolti grazie a una pronta risoluzione, e incentivare così tutti i cosiddetti “hacker etici” ad aiutarci in questo compito.

ANPR -Anagrafe Nazionale Popolazione Residente
Oggi le nostre identità sono disperse in ottomila anagrafi comunali. Dobbiamo portarle in una sola anagrafe, guadagnando in efficienza e risparmiando soldi ed energia, perché il cittadino non debba più preoccuparsi di comunicare a ogni ufficio della Pubblica Amministrazione i suoi dati anagrafici o il cambio di residenza, per semplificare le procedure di variazione e uniformarle a livello nazionale, perché sia possibile ottenere certificati senza più bisogno di recarsi allo sportello. Questo passo è una premessa per rendere possibili successive innovazioni che oggi sarebbero impossibili o molto costose. Si tratta di un progetto esistente di cui stiamo fortemente accelerando la realizzazione e il completamento.

PAgoPA – Per pagare basta un click
Un modo diverso e più naturale per i cittadini di pagare la Pubblica Amministrazione, che diventi più immediato, veloce, e più economico per il Paese. Il cittadino deve poter scegliere metodi di pagamento moderni, a minima frizione, e il mercato deve potersi integrare, aggiungendo facilmente nuovi strumenti di pagamento innovativi. Vogliamo rendere il sistema più aperto e flessibile.

SPID
Un’identità digitale (SPID) sicura, semplice da utilizzare e da ottenere, perché cittadini e imprese possano identificarsi con la Pubblica Amministrazione, accedendo ai servizi pubblici senza bisogno di portare con sé documenti di identità cartacei o compilare innumerevoli moduli online. Una volta ottenuto SPID, potrete usarlo per autenticarvi su tutti i siti della PA, senza dover dover seguire procedure diverse e a volte complicate. Un solo account e una sola password per tutti i servizi.

Un ecosistema di API
I sistemi informatici della Pubblica Amministrazione devono essere connessi tra loro e parlare la stessa lingua, rendendo disponibile l’informazione immediatamente dove serve. Se le applicazioni si parlano non sarà mai il cittadino o il funzionario pubblico a estrarre dati da un sistema (magari stampando su carta) per inserirli in un altro sistema, né sarà chiesto al cittadino di fornire dati di cui la PA già dispone. Tutte le applicazioni dovranno esporre interfacce comprensibili alle macchine (le famose API – Application Programming Interface) e lavorare in maniera integrata, collaborativa e sicura, facilitando il riuso delle applicazioni esistenti per costruire nuove soluzioni più potenti e innovative. Pochi componenti centrali (infrastrutture immateriali) forniranno funzionalità di base; ogni macro ambito potrà così concentrarsi solo sullo sviluppo degli applicativi specifici degli ecosistemi (ad esempio gli ecosistemi di sanità, scuola, giustizia, fisco, imprese, ecc.). Ove possibile le interfacce dovranno essere aperte e diventare strumenti abilitanti per i privati che potranno costruire applicazioni per interagire con la Pubblica Amministrazione. Così facendo il cittadino comunicherà i suoi dati una volta e basta.

Community
L’Italia è piena di meravigliosi talenti nel digitale e in tantissimi ci stanno contattando in questi giorni. Come poter sfruttare questa energia e questo entusiasmo intorno al nostro progetto? Dobbiamo cambiare il modo in cui lavora la Pubblica Amministrazione, utilizzando standard e software aperti, e realizzando API documentate pubblicamente, non con un linguaggio giuridico ma tecnico, intorno alle quali poter coinvolgere una community di sviluppatori che crei innovazione.

Servizi e contenuti digitali a misura di cittadino e imprese
Vogliamo costruire servizi progettati su misura per i cittadini e le imprese, e ideati a partire dai loro bisogni. E lo smartphone, in questo momento, è lo strumento digitale più vicino alle persone: abbiamo il mondo in tasca sui nostri telefoni, dobbiamo fare spazio anche ai servizi pubblici. Per raggiungere questo obiettivo intendiamo creare linee guida, esempi e kit di sviluppo rapidi da implementare per aiutare tutte le Amministrazioni a offrire un’esperienza utente moderna, coerente e semplice per tutti i cittadini. Vogliamo introdurre una logica di sviluppo e miglioramento continuo, perché i prodotti digitali e le interfacce devono essere un corpo vivo, che evolve insieme ai bisogni degli utenti e alle innovazioni digitali. Vogliamo ragionare sul linguaggio, scrivere insieme i principi della nuova comunicazione tra Pubblica Amministrazione, imprese e cittadini.

Cittadinanza digitale
Un modo diverso da parte della Pubblica Amministrazione di comunicare con noi, notificare atti e ricordarci scadenze. Una casa digitale accessibile dallo smartphone nella quale trovare avvisi anche quando siamo in mobilità, senza la necessità di lunghe e inutili code agli uffici, nella quale poter esprimere le nostre preferenze, aggiornare i nostri punti di contatto. La Pubblica Amministrazione che va dal cittadino e non viceversa. Per farlo, collaboreremo in maniera aperta con le comunità dei designer, dei content e social media strategist, degli architetti dell’informazione, dei produttori di contenuti digitali e degli esperti di user research, cui chiederemo suggerimenti e contributi sui temi in agenda e feedback costanti sulle nostre scelte.

Procedimento amministrativo standard
Siamo tutti cittadini dello stesso Paese eppure a seconda che ci si ritrovi a chiedere un permesso, un’autorizzazione o un nulla osta in questo o quel Comune ci viene chiesto di farlo in migliaia di modi diversi quasi che, anziché di articolazioni locali dello stesso Stato, si trattasse di feudi medievali indipendenti l’uno dall’altro. Finalmente le regole stabiliscono che procedimenti, moduli e formulari che cittadini e imprese devono compilare per interagire con l’amministrazione devono essere standard senza distinzione per Comune o Regione. Dobbiamo però scongiurare il rischio che le regole restino lettera morta, e dare, subito, forma digitale ai nuovi procedimenti standard. Una forma semplice, moderna, aperta e trasparente.

Open data & analytics
Niente più silos privati di questa o quella amministrazione, i dati pubblici sono un bene comune e una risorsa preziosa per il Paese che, come un giacimento petrolifero, può essere esplorata e minata per estrarre valore. Vogliamo una nuova interfaccia all’interno della quale singole amministrazioni comunichino e condividano tra loro dati e API in maniera libera e aperta, permettendo la nascita di servizi e data application nuovi e prima impensabili realizzati sui bisogni del cittadino. Ovviamente nel massimo rispetto delle norme di privacy e nella piena sicurezza tecnologica.

Codice
Dobbiamo iniziare a scrivere meno leggi e più software [meno codici e più codice] e, soprattutto, bisogna fare in modo che nelle leggi – generali e astratte per definizione – vengano scolpiti solo principi capaci di resistere al tempo e incapaci di imbrigliare innovazione e tecnologie del passato. Le regole, quelle di dettaglio, vanno tradotte in bit, mentre le convenzioni per lo scambio dei dati tra amministrazioni in API, i procedimenti amministrativi nei quali l’attività discrezionale dell’amministrazione è assente o modesta, vanno trasformati in processi machine to machine più efficaci e più democratici.

Internet governance
Digitale e innovazione sono stati, sono e saranno naturali fattori di trasformazione delle dinamiche sociali, economiche e politiche e stanno radicalmente cambiando il volto del mondo che conoscevamo. Non ha più alcun senso continuare a discutere di leggi, decreti e regolamenti nazionali in relazione a questioni transnazionali che nascono e muoiono (peraltro alla velocità dei bit). In un contesto di questo genere vogliamo restituire al nostro Paese il ruolo che gli spetta nella comunità multistakeholder europea e internazionale che discute e stabilisce le regole della rete.