QR code per la pagina originale

Gli ebook da leggere durante le vacanze

Il genio della Silicon Valley, la disinformazione delle bufale, l'imbecillità dominante, la crisi americana: qualche ebook per tenersi aggiornati.

,

Anche quest’anno vi hanno regalato una cravatta? Avete scartato con gioia il pacchetto del libro, ma era l’ultimo di Fabio Volo? Fatevi un regalo: leggete degli ebook che raccontino il nostro tempo. Le bufale, le credulità, la post verità, i cambiamenti che sembrano agire a causa di complessità che tutti noi affrontiamo con inconsapevole superficialità. I giorni di riposo per il Natale e le feste fino all’anno nuovo possono essere occasione per aprire qualche testo e approfondire il tema che certamente ci accompagnerà nel 2017, anno di elezioni importanti in tutta Europa e di conseguenti tensioni tra politica, anti establishment, terrorismo e gli immancabili social network.

Da Atene alla Silicon Valley

Quando è successo tutto questo? Nell’ansia di trovare dei colpevoli si rischia di non apprezzare l’incredibile genio che ha aperto l’era dell’informazione e dell’accesso informatico, l’era del Web. C’è un saggio che ha fatto impazzire tutti negli Usa e che ora è stato tradotto per l’Italia. Si intitola La geografia del genio, di Eric Weiner. Un viaggio lungo uno dei fatti meno prevedibili ma più tangibili: la creatività. L’autore, un grande esperto di viaggi e di culture, si pone una domanda interessante che ricorda il dilemma di Goethe (e anche di Marx): perché certi luoghi, in certi momenti, hanno prodotto una grande quantità di menti brillanti e di buone idee, mentre altri assolutamente no? Legando dunque il genio con la geografia, il libro viaggia da Atene alla Silicon Valley e trova, tra le mille variabili, una costante: la città, il conglomerato complesso di una comunità. E nel farlo sfata molti luoghi comuni, come il rapporto tra gli investimenti di denaro e i brevetti, e molti altri.

libro1

Da leggere perché: Weiner, con grande verve, scrive un’Odissea del genio umano cercando di capire perché tende a concentrarsi in alcuni luoghi precisi in certi periodi storici e in poche menti eccezionali. Ne esce una guida turistica degli ambienti più stimolanti di sempre, tanto che “verrebbe voglia di imbottigliare quell’aria”.

Il debunking non serve a nulla. Continuare a studiare invece sì

Il 18 dicembre di due anni fa Caitlin Dewey, una celebre columnist del Washington Post, annunciava la chiusura della sua rubrica di fact checking, What was fake, all’epoca la più seguita e autorevole debunker americana. Il motivo? Aveva letto i risultati del gruppo di lavoro di Walter Quattrociocchi al laboratorio di Computational Social Science dell’Istituto IMT di Luca: dati che in pratica facevano a pezzi, matematicamente, senza obiezioni possibili, la premessa del debunking, cioè che il lettore di una bufala sia anche il lettore di ciò che la smentisce. In realtà smentire bufale non serve a niente.

Per spiegarlo e parlare del fenomeno della disinformazione, Quattrociocchi ha pubblicato Misinformation, probabilmente il libro di cui si è parlato e discusso di più (ma forse non abbastanza) in queste ultime settimane. Questo è l’ebook da avere nel proprio device se si vuole capire meglio cosa sta capitando attorno a noi, perché il saggio offre una panoramica su alcuni meccanismi cognitivi di un fenomeno che ormai è sotto gli occhi di tutti (lo ha raccontato bene Martina Pennisi sul Corriere). Qui però sorge un problema: la tesi di Quattrociocchi passa molto facilmente dal cognitivo al sociale lasciando irrisolta la questione, invece fondamentale, su quanto ciò che è comportamentale è anche informativo. E sociale.

In soldoni, non è assolutamente detto che le persone condividano tutte queste bufale finendo per convincersene, è piuttosto più probabile il contrario: che la ricerca di una conferma alle nostre opinioni maturate secondo dinamiche complesse (e spesso offline) porti a condividere dei contenuti di rinforzo senza che questo davvero cambi lo scenario politico e l’opinione pubblica. Resta un dibattito aperto e fondamentale, che sta già influenzando le opzioni politiche, in Italia, in Germania, ovunque e da parte della stessa Facebook.

4ciocchi

Da leggere perché: Il World Economic Forum ha inserito la disinformazione digitale nella lista dei “rischi globali” perché ha risvolti politici, geopolitici e, perfino, terroristici. Impossibile non volerne sapere di più da parte di un cittadino che non vuole finire nelle reti dei bufalari online.

Siamo tutti imbecilli

Chicco Mentana li ha chiamati webeti. Un tempo si scherzava attorno agli utonti. Confessiamolo: il famoso giudizio di Umberto Eco era forse un po’ troppo generico, ma non era affatto falso. Non è mai sembrato così evidente quanto siamo circondati da imbecilli. Dunque, questo aspetto dell’umanità si è fatto da emergente a cogente. Ci obbliga a rifletterci. E chi meglio del filosofo Maurizio Ferraris, che già ci aveva illuminati col suo saggio sulla mobilitazione totale? Ora è tempo di un piccolo libretto, L’imbecillità è una cosa seria, quattro capitoli più epilogo acuti e divertenti. Il volume si basa sulla visione tipica del Ferraris pensiero: la tecnologia non modifica profondamente l’umano, che è essenzialmente (e non accidentalmente) un imbecille; è proprio il suo essere inerme ad alimentare quel bisogno di tecnica che da una parte supplisce alle sue deficienze e dall’altra lo rivelano per quello che è. Si racconta che quando De Gaulle vide stampato sulla Jeep del generale Leclerc “morte ai coglioni” nei giorni della liberazione di Parigi nel ’44 commentò «vasto programma». Ma che intelligenza possiamo vantare per distinguerci dagli imbecilli? Forse che le persone di buon senso temono di esserlo mentre gli imbecilli veri sono certi di no? Difficile dimostrarlo.
Memorabili i ringraziamenti dell’autore: «Poiché l’assunto di questo libretto è che l’interesse per l’imbecillità costituisce un indizio di collusione con la stessa, ogni ringraziamento suonerebbe come una chiamata in correità, dunque me ne astengo».

imbecillita

Da leggere perché: Il libro raggiunge perfettamente il suo triplo scopo, cioè prendersela con gli stupidi che ammorbano la nostra esistenza, chiarire la cornice nella quale questo avviene, e costringerci a un esame di coscienza per cui alla fine si tollera lo stupido al di fuori di sé e quello dentro di sé.

La Grande Stagnazione

Un ultimo ebook, stavolta in lingua originale. Un testo difficile, vero, ma probabilmente il libro più bello pubblicato negli Usa nel 2016 e che, assai meglio delle fantomatiche fake news, degli imbecilli e della silicon valley spiega la vittoria di Donald Trump. Ascesa e caduta della crescita americana, un monumentale lavoro di Robert J. Gordon. Il libro leva di torno, finalmente, l’ottimismo di maniera di chi insiste ad utilizzare le statistiche del lavoro prima della terza rivoluzione industriale per giudicare la quarta. In realtà lo stato dell’economia americana, e dunque occidentale, è chiarissimo: non cresce dal 1970. Il macroeconomista e storico dell’economia alla Northwestern è il corrispettivo economico di Evgeny Morozov, cioè un fiero critico del tecno-entusiasmo, colpevole secondo l’accademico di una cultura che inflaziona il nostro giudizio realista sui progressi tecnologici con una retorica secondo la quale saremmo sempre nel mezzo di un cambiamento “rivoluzionario”. In realtà i numeri sono quelli della più lunga stagnazione mai registrata. Per quale motivo? Semplice: che l’informatica non è assolutamente paragonabile per impatto ad elettricità, igiene urbana, chimica industriale, motore a combustione interna, mezzi di comunicazione moderni come telegrafo, radio, televisione. Gordon è quasi certo che il genere di rapida crescita economica che il mondo pubblicitario-politico ci ha insegnato a desiderare come un diritto non si ripeterà più. Le grandi invenzioni e passi avanti sono stati affinati per decenni, ma non c’è niente di nuovo. L’accelerazione tecnologica brucia posti di lavoro e non li recupera. Dunque andiamo verso una jobless society, ma ovviamente nessuno lo racconta, nessuno si prepara, nessuno sembra avere la freddezza di modificare le strutture economiche in vista della più lunga stagnazione economica della storia moderna.

risefall

Da leggere perché: Il libro affronta seriamente una verità scomoda: l’economia non manterrà le sue promesse. Evitando toni profetici (c’è sempre la possibilità di essere smentiti, ad esempio grazie a scoperte scientifiche inimmaginabili), l’autore dice che potremmo essere sulla soglia di niente più che di una trasformazione positiva, e che se anche fosse la seconda, per esempio grazie all’intelligenza artificiale, in ogni caso il futuro che ci aspetta non è quello a cui siamo stati educati e addestrati.

Speciale: Natale 2016

Fonte: Webnews • Notizie su: ,