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Vinile: +56,4% nel 2016, David Bowie da record

Risultati record per il vinile nel corso del 2016, con più del 56% di crescita nelle vendite su base annua: a dominare la distribuzione è David Bowie.

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Non vi sono ormai più dubbi: il ritorno del vinile è tutt’altro che un fenomeno passeggero. Al nono anno consecutivo di crescita, la passione per la puntina viene confermata da un 2016 eccellente, con una crescita su base annua del 56.4%. Solo nel Regno Unito, negli ultimi 12 mesi sono stati acquistati ben 3 milioni di dischi, con dei guadagni a dicembre addirittura superiori alla digital delivery. E la posizione più alta del podio è conquistata da David Bowie, con la versione in vinile di “Blackstar” sopra alle più rosee aspettative.

Simili guadagni non si vedevano dal 1991: nel corso dell’ultimo anno, il mercato britannico del vinile ha saputo generare introiti pari a 65.6 milioni di sterline. Si tratta di una crescita del 56.4% rispetto al precedente 2015, così come confermato dai dati resi noti dall’ERA, l’Entertainment Retailers Association. Un risultato davvero fenomenale, sottolinea Deutsche Welle, considerato come nel 2007 siano stati soltanto 200.000 gli LP di nuova stampa distribuiti nel Regno Unito, mentre per il 2017 le stime si attestano tra i 4 ai 7 milioni di copie vendute.

Il 2016 è stato indubbiamente l’anno dello streaming, così come sempre ERA conferma: l’ascolto online ha segnato una crescita annua del 65.1%, per un mercato pari a 418.5 milioni di sterline. Eppure, il boom dello streaming ha obbligato l’universo della digital delivery e dei supporti fisici a una brusca frenata: la vendita di CD, ad esempio, è scesa di ben tredici punti percentuali. Perché, di conseguenza, il vinile sperimenta un’era di vera e propria rinascita, mentre altri supporti fisici stentano a sopravvivere?

Con nove anni di crescita consecutiva, non è più possibile motivare il successo del vinile con il semplice effetto nostalgia, né classificarlo unicamente come fenomeno di nicchia. E una simile evoluzione non può nemmeno più rappresentare una scelta d’acquisto dettata unicamente dalle mode del momento, certamente più effimere rispetto a un’espansione stabile e irrefrenabile sull’arco di dieci anni. Secondo gli analisti, la riaffermazione del vinile potrebbe essere una necessità nata dal bisogno di riappropriarsi della musica in un universo dove l’ascolto è sempre più immateriale. Disco e piatto, infatti, restituirebbero nell’acquirente l’emozione del “prendersi cura” dell’ascolto, dalla regolazione del peso di lettura fino alla manutenzione degli stessi dischi. Per gli audiofili, invece, il vinile garantirebbe un calore in riproduzione di cui il digitale sarebbe privo. Qualsiasi siano le ragioni, 33 e 45 giri sono tornati per restare.

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  • 05/01/2017 alle 21:15 #634947

    L’ amore per il vinile ha senso se si ama l’ ANALOGICO e si è consapevoli che l’ analogico ha senso se TUTTI gli elementi della catena acustica dal microfono incisore all’ altoparlante ripro duttore sono ANALOGICI. Vinili incisi da master digitale sommano i difetti del digitale coi difetti dell’ analogico. Giradischi che si connettono con protocolli wireless digitali al resto della catena acustica producono lo stesso effetto anche se il vinile è stato prodotto da master analogico.

    Insomma; anche se UNO solo degli elementi della catena acustica è DIGITALE, l’ incanto dell’ analogico si perde. Ne devono essere consapevoli tutti quelli che aspirano ad un ritorno al vinile,

    altrimenti resterà solo una moda ed un trucco di marketing senza alcun reale valore aggiunto di fondo a quella che una volta si chiamava Alta Fedeltà.