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Il Team digitale si coordina con le grandi città

Il team di Diego Piacentini ha incontrato assessori e dirigenti di Milano, Roma, Torino, Firenze, Venezia, Bari e Palermo: un coordinamento necessario.

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È stato dato il via a una collaborazione operativa tra il Team Digitale e i comuni di Bari, Firenze, Milano, Palermo, Roma, Torino e Venezia. Grandi città, complesse, che totalizzano quasi dieci milioni di abitanti, con le quali iniziare a lavorare per installare quel sistema operativo del Paese che è la grande scommessa di Diego Piacentini.

Un confronto con le amministrazioni locali è una ottima idea. A dirla tutta, non si farà mai innovazione nella pubblica amministrazione senza intervenire in modo coordinato – guai a scendere dall’alto, si creano subito delle resistenze – con chi dovrà comunque gestirla tutti i giorni e con le proprie risorse, che non sono mai quelle ideali e ipotizzate nei grafici dei decisori centrali. L’approccio è stato, perciò, invitare Angelo Tomasicchio, assessore all’Innovazione di Bari, Gianluca Vannuccini, dirigente Servizio Sviluppo Infrastrutture Tecnologiche di Firenze, Roberta Cocco, assessore alla Trasformazione Digitale di Milano, Gianfranco Rizzo, omologo di Tomasicchio nel comune di Palermo, Paola Pisano, assessore all’Innovazione di Torino, e due nomi già più noti nelle cronache specialistiche sull’innovazione: Flavia Marzano, assessore a Roma semplice, e la veneziana Alessandra Poggiani, direttore Generale di Venis Spa, Venezia Informatica e Sistemi e nel 2015 direttore dell’Agid. Insieme a loro, una delegazione di dirigenti ed esperti.

Secondo Piacentini, la missione di sviluppare servizi pubblici informatizzati necessita di questo processo di collaborazione:

La collaborazione tra il Team per la Trasformazione Digitale e le amministrazioni locali fornirà suggerimenti mettendo a fattor comune quanto realizzato sino ad oggi. Le amministrazioni locali giocheranno, infatti, un ruolo decisivo sul territorio, dando impulso all’esecuzione delle innovazioni esistenti e future in maniera integrata con una metodologia agile e un approccio open data.

E i comuni più piccoli?

L’elenco dei progetti oggetto della collaborazione tra il Team per la Trasformazione Digitale e questi comuni corrisponde di fatto al progetto di sistema presentato qualche settimana fa: l’anagrafe comune, lo Spid, il sistema di pagamenti, gli open data, la Responsible Disclosure, l’ecosistema di API e la costruzione di una community. Resta una sola questione: cosa fare coi comuni più piccoli?

L’Italia è un paese piuttosto complicato, dalla geografia burocratica molto distribuita: ottomila comuni, silos infiniti di dati non leggibili e pratiche artigianali e campanilistiche. Saranno i piccoli comuni, le città di provincia, magari anche con buona reputazione tecnica e un grado di efficienza sconosciuto alle metropoli, a testare per davvero le soluzioni del Team Digitale. Un piccolo comune potrebbe avvantaggiarsi di una certa innovazione di processo più di chiunque, oppure pagarne dazio più a fondo di tutti gli altri. È una dura legge: le forze che si possono scatenare in progetti coi grandi comuni hanno conseguenze del tutto diverse in realtà che possono andare in difficoltà di fronte a cambiamenti all’apparenza irrilevanti per chi ha centinaia di risorse umane.

C’è però un lato positivo: molto spesso sono proprio i piccoli e medi comuni a mostrare grande energia ed entusiasmo per le novità e maggiore reattività nella loro applicazione, a patto che il cambiamento non preluda ad un ulteriore step pochi mesi dopo. Insomma, se è probabile che le grandi città prediligano soluzioni costose con molti passaggi reversibili, i piccoli apprezzano soluzioni innovative radicali dalle quali non si debba tornare indietro, perché avrebbe costi per loro insopportabili.

Perciò bella idea partire dalle grandi città, per un coordinamento locale del Team Digitale. Poi bisognerà verificare i risultati coi piccoli, che sono il tessuto del paese. Anche in questo caso, un obiettivo entusiasmante, di cui non c’è quasi traccia nel passato. Così poco fatto, così tanto ancora da fare. Ma Piacentini questo lo sa, e probabilmente ha accettato il suo incarico proprio con questa motivazione.

Fonte: Digital Team • Notizie su: