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Wonder: il profilo Facebook è da videomaker

Una startup italiana sta lavorando a un editor per l'immagine del profilo: molto presto sarà l'unico video non remunerativo ma creativo di Facebook.

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Facebook si riempirà presto di cornici ed effetti, e già da qualche tempo anche la foto del profilo si anima come una gif. Ma non è nulla rispetto al futuro: una startup italiana ha infatti lavorato a un editor per fare di quello spazio un elemento di massima creatività, pronti per quando tutto il social sarà una gigantesca piattaforma mobile-video. Cioè molto presto.

Secondo tutti gli osservatori e la stessa azienda, Facebook entro pochi anni avrà gran parte dei contenuti in formato video. Dai post alle notizie, alle inserzioni, tutto il social network sarà una piattaforma video che passerà da diverse grammatiche: quelle delle dirette sulla mappa live, quelle di clip commerciali o di informazione, le pagine brand, quelle degli utenti con le loro caratteristiche individuali. In tutto questo enorme quantitativo video, ci sarà solo una piccola finestra lasciata totalmente alla libertà creativa dell’utente: quella della sua immagine profilo. I primi a capirlo sono stati i ragazzi di Wonder, startup che Webnews ha seguito al Summit di Dublino poco più di un anno fa. Ora dall’applicazione madre hanno creato uno spin-off, Wonder video profile editor che consente di riflettere sul Facebook che ci aspetta.

Videomaking per tutti

Appena tornato dal Tech Summit, dove ha incassato l’interesse concreto da un colosso come Shutterstock (basta immaginare quel database di immagini: quante clip belle ne uscirebbero?), Guido Morelli è soddisfatto di essere passato da selezionati per le 100 startup più interessanti, alle 25 (secondo l’informazione presente all’evento). Merito, probabilmente, anche di questa particolare idea realizzata durante il percorso di incubazione nel Bootstrap track di Fbstart, il programma di Menlo Park dedicato alle aziende emergenti, al quale Wonder è stata ammessa in virtù del potenziale di crescita del suo progetto di video editor professionale intuitivo, per tutti. Lo stesso motore, e un set di strumenti meno corposo dell’app originaria e più dedicati al profilo, e il gioco è fatto: il social ha dato la possibilità di fare di quel quadrato un video, ma pochi la sfruttano. «Per forza», spiega, «si sta già stabilizzando la convinzione di molti che non si possono più fare video tanto per farli: il selfbranding prevede accuratezza».

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Il 15 e 16 febbraio scorsi, Wonder ha partecipato al Dublin Tech Summit. A destra, Guido Morelli, Ceo della società. Attualmente la sede fisica della startup si trova a Philadelphia, con operatività in Italia (Roma e Milano), Londra, Sud Africa ed in Western Australia.In Italia hanno stretto partnership con i centri di ricerca sulla comunicazione delle facoltà di Scienze della Comunicazione di Roma (LARS), Torino (CIRCe) e Teramo.

I ragazzi di Wonder, una startup che viaggia da Pescara all’Australia agli Stati Uniti, si sono messi in testa di rendere il videomaking professionale accessibile a tutti. Per farlo hanno lavorato in modo piuttosto complesso: hanno costruito un’architettura di rete proprietaria, ci hanno messo il set di applicazioni mobile, l’API Video Maker, una soluzione B2B per generare contenuti video a partire da un repository multimediale preesistente, hanno rinunciato agli algoritmi di AI e hanno puntato tutto su una procedura guidata realizzata da videomaker professionisti. In soldoni, la loro applicazione semplifica all’estremo la produzione di un video mantenendo inalterato il processo di creazione canonico, poi nel caso di Wonder i video creati possono essere sia condivisi trasversalmente in tutti i vari canali online, ma anche geolocalizzati e taggati rispetto a luoghi e temi d’interesse, così che l’utente riceve solo i video che gli interessano, dove e quando ne ha più bisogno.

Nel caso di Video Profile, invece, l’utente di Facebook e solo di Facebook riceve delle indicazioni registiche secondo un preciso fraseggio di inquadrature. «Il procedimento è conforme ai paradigmi del linguaggio filmico, verifica la correttezza stilistica dei contenuti realizzati e successivamente istruisce la specifica funzione di editing automatico delle clip». Un raccordo intelligente (supporto a dissolvenze audio e video, overlaying, verifica della ratio, applicazione di filtri ed effetti), che risponde perfettamente a una recente “provocazione” dell’ascoltatissimo Marco Montemagno, secondo il quale nessuno dovrebbe fare video streaming.

Segnatevelo, è un trend: fra le applicazioni che saranno indispensabili per riconquistare creatività nei pochi spazi video che non avranno inserzioni pubblicitarie, si faranno notare quelle che permetteranno agli utenti di creare video eleganti, come fossero montati da un professionista, ma solo con un po’ di immaginazione e la fotocamera dello smartphone. Le strade, per chi non ha alcuna conoscenza e gusto filmico, sono due: l’intelligenza artificiale (ma è molto complessa e ancora immatura), oppure pattern creati da registi professionisti che rendano possibile realizzare un video di sette secondi degno esteticamente di Netflix in massimo 3 minuti.
Quel piccolo quadratino diventerà importantissimo, la finestra in movimento di un social in movimento.

Fonte: Webnews • Notizie su: , ,