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Guidare nel buio, una paura atavica

Mettersi al volante dopo il tramonto provoca ansie e pressioni, purtroppo non sempre ingiustificate: la tecnologia può rappresentare un valido alleato.

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Si scrive nictofobia, si legge paura del buio. Un timore profondamente radicato negli essere umani, che si manifesta fin dalla tenera età, attribuibile secondo gli esperti a fattori atavici, ancestrali, riconducibili addirittura ai nostri antenati e alla loro esigenza di non abbassare la guardia durante le ore notturne per non cadere vittime dei predatori.

Oggi la stessa preoccupazione sembra interessare anche chi si mette alla guida: al volante l’ansia è soprattutto quella di poter accidentalmente investire pedoni, ciclisti o animali di grande taglia, in particolare nei tratti di strada poco illuminati. Un’apprensione giustificata, dati alla mano: nel 2014, a livello europeo, oltre il 20% degli incidenti stradali verificatisi dopo il tramonto e che hanno coinvolto pedoni si è rivelato essere fatale.

La tecnologia può intervenire in modi differenti: attraverso l’implementazione sui veicoli di fari in grado di far luce sulla carreggiata in modo efficiente ed entrando in azione quando necessario per gestire al meglio eventuali situazioni di emergenza. Queste le parole di Gregor Allexi, Active Safety Engineer di Ford Europa.

Ci rendiamo conto di quanto sia stressante per molti conducenti l’esperienza di guida durante le ore notturne. Soprattutto sui percorsi urbani, può accadere che i pedoni, spesso distratti dall’uso degli smartphone, possano cimentarsi in attraversamenti pedonali azzardati, lasciando ai conducenti poco tempo per evitare un incidente. Ora, la frenata automatica d’emergenza con assistenza pre-collisione e riconoscimento dei pedoni sarà in grado di aiutare a riconoscere la presenza di persone sul percorso dell’auto, anche di notte.

L’Ovale Blu, ad esempio, ha sviluppato Pre-Collision Assist with Pedestrian Detection, un sistema di frenata automatica con assistenza pre-collisione e riconoscimento dei pedoni, attraverso un radar installato nel paraurti frontale e una telecamera nel parabrezza. Le informazioni acquisite vengono elaborate sulla base di un database di “forme pedonali” in modo da distinguere con precisione le persone dagli altri oggetti presenti sulla strada.

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