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Cervelli e tecnologia per la Motor Valley

Le università emiliane insieme alle aziende per un progetto unico al mondo: un hub per attrarre i migliori studenti e costruire le supercar del futuro.

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I migliori studenti, coi migliori professori, nel miglior posto per fare le migliori macchine. Per riuscirci si sono associate quattro università e otto case motoristiche, tutte emiliane, la regione della cosiddetta Motor Valley, un’area senza eguali al mondo. L’obiettivo è attrarre ragazzi motivati e di talento per frequentare un master degree del biennio della laurea magistrale, in ingegneria meccanica oppure elettronica, e prepararli così a lavorare nelle fabbriche più emozionanti del pianeta.

Una università della velocità sembra proprio una macchina: 4 ruote motrici (le Università di Bologna, Modena-Reggio, Parma, Ferrara), un motore potente (le aziende), assistenza alla guida (la governance della Regione). Un’iniziativa che non ha eguali al mondo e che rappresenta forse la via italiana per fare sistemi innovativi. La Motor Valley, nata in quella che i britannici amano definire una “pista di formula uno naturale” ha il pregio di puntare sulla materia prima italiana, l’intelligenza ingegneristica e la creatività manifatturiera. Solo che ormai non basta più. Così è nata l’associazione MunerMotorvehicle University of Emilia Romagna – e due corsi universitari inter-ateneo, dedicati esclusivamente ai prossimi geni che costruiranno le Lamborghini, le Ferrari, metteranno a terra una scocca Dallara, forniranno un cuore elettronico Magneti Marelli al kers delle più potenti auto ibride.

In conferenza stampa, mentre nel cortile del palazzo regionale rombavano migliaia di cavalli nei cofani di auto circondate dai flash come vere dive, Stefano Bonaccini, governatore della Regione Emilia-Romagna, ricordava un principio: per rafforzare un cluster bisogna fare in modo che gli studenti frequentino scuole che sembrano aziende e poi vadano a fare laboratorio in aziende che sembrano scuole.

Motor Valley dopo Expo è un brand: vendiamo pacchetti turistici, vengono da tutto il mondo per vedere questi luoghi, visitare le fabbriche aperte al pubblico. Se si vuole creare occupazione non ci sono altre strade: importi turismo e cervelli, esporti manufatti. La prima voce delle esportazioni, 56 miliardi in tutto, per noi è la meccatronica.

Il master

Le iscrizioni al master nella terra dei motori (motorvehicleuniversity) sono aperte ufficialmente da oggi: Advanced Automotive Engineering e Advanced Automotive Electronic Engineering, rispettivamente 150 e 30 studenti selezionati da un bando a numero chiuso. Anche i docenti saranno selezionati grazie alla collaborazione del Comitato scientifico dell’associazione tra professori universitari e professionisti esperti, italiani e stranieri, attraverso un bando internazionale. Il primo percorso di studio è organizzato in un primo semestre comune tenuto presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e successivamente articolato in cinque indirizzi professionalizzanti negli atenei di Bologna, Ferrara e Parma. Gli indirizzi sono incredibilmente sofisticati, si nota subito il contributo di chi queste materia le tratta tutti i giorni. Per aver il perfetto progettista di autoveicoli ad alte prestazioni e da competizione, questo corso affronta tutte le innovazioni: motopropulsori termici, ibridi ed elettrici, soluzioni di immagazzinamento e conversione dell’energia, sistemi di produzione industry 4.0. Dal primo al secondo anno gli studenti passano da un ateneo all’altro, specializzandosi sempre di più. Il corso di Laurea Magistrale in Advanced Automotive Electronic Engineering si pone l’obiettivo di formare ingegneri elettronici. Anche in questo caso, i sottosistemi delle auto ad alte prestazioni parlano la lingua dei big data e dell’automazione.

I nomi del mito

Il progetto, unico nel panorama italiano e straniero, è stato fortemente voluto dalla Regione Emilia-Romagna, che ha sviluppato questo raccordo tra università, enti di ricerca e industria. Quando si scorrono i soci della Motorvehicle University of Emilia-Romagna si notano gli atenei che hanno ottime credenziali in fatto di ingegneria, ma sono le case motoristiche che rappresentano l’eccellenza del Made in Italy nel mondo e che affondano le radici storiche nel territorio a far capire che si tratta di un evento raro: mai prima Lamborghini, Dallara, Ducati, Ferrari, Haas, Magneti Marelli, Maserati e Toro Rosso avevano condiviso informazioni, scopi, spazi, risorse. La Motor Valley diventa davvero una valley in senso californiano? L’ambizione è quella. O forse, anche superarla.

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L’ingegner Giampaolo Dallara, presidente e fondatore di Dallara. Uno dei grandi vecchi che ben volentieri hanno contribuito alla nascita del progetto. “Se le cose andranno come spero, negli anni che mi restano, circondato da giovani, mi divertirò tantissimo”, ha detto strappando un applauso. Alla sua sinistra, seduto, si nota un altro personaggio mitico per gli appassionati di motori: Claudio Domenicali, amministratore delegato di Ducati. Tutte le aziende hanno presenziato alla conferenza coi loro responsabili (qui i loro interventi), rimarcando ciascuno le loro idee portate nel progetto. Lamborghini tiene molto all’industria 4.0; Dallara è interessata alla ricerca dei materiali e all’aerodinamica, Ducati crede fortemente nel manifatturiero italiano; Ferrari ha esaltato l’idea di un tavolo permanente di costruttori; Haas, californiana, si è stabilita nella Motor Valley proprio perché valuta ambiente e conoscenze come le migliori del mondo; Magneti Marelli si aspetta ricadute positive nelle risorse umane più elastiche, capaci di applicare il segreto della meccatronica, che è anche un pensiero; Maserati-Alfa Romeo intende questo settore come “fare le cose migliori e venderle”, tutto sommato semplice, ma farle con le giuste tecnologie e le giuste idee è fortemente legato al contributo dei ragazzi che crescono in azienda, che sentono la cultura del marchio; Toro Rosso mette in pista da anni giovani talenti della Formula Uno e da tempo apprezza chi costruisce piattaforme invece di isolarsi. Tutti loro incarnano l’area innovativa sulla quale il corso universitario si ritaglia.

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