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I percorsi dentro IJF: le fake news

Fake news, debunking, responsabilità di media e social: al Festival di Perugia che inizia oggi uno dei temi conduttori è come affrontare la "post verità".

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Il Festival Internazionale del Giornalismo è una gigantesca newsroom, un corso intensivo di new journalism, un database di video lezioni sulle tematiche più attuali del mestiere di chi informa e molto altro ancora. Con centinaia di ospiti e panel, talk, eventi di vario genere, in diversi luoghi – spesso contemporaneamente – è raccomandabile seguire un proprio percorso di interesse (ma ai festival è bello anche perdersi). Senza dubbio, uno fra i temi più importanti è quello delle fake news.

Nel tentativo, sempre riuscito agli organizzatori, di riflettere sulle questioni emergenti della realtà, che premono anche sul mestiere dell’informazione, era doveroso, in questo 2017, inserire a pieno titolo la questione delle bufale, della post-verità e dell’influenza di media e social media nel corretto svolgersi democratico. Il problema è noto: per alcuni mesi si è discusso molto dell’ipotesi che la produzione matematica di notizie false avesse influito su elezioni di portata globale, come il referendum della Brexit o la vittoria di Donald Trump. Anche senza evidenze statistiche, gli stessi mass media e l’opinione pubblica, comprese in particolare le politiche nazionali europee, hanno iniziato a fare pressioni sui social network e i motori di ricerca per contrastare questo fenomeno di disinformazione, collegato alla capacità, straordinaria, delle piattaforme online di creare bolle di conforto che rafforzano le convinzioni degli individui e li allontanano da quelle differenti o più critiche.

Che sia proprio così oppure no, la fake new rappresenta “l’imbarazzo” del nuovo secolo dell’informazione. Per questo il programma di IJF17 è pieno di riferimenti, dalla legislazione ai trucchi per scoprire le bufale, fino a temi globali come la responsabilità dei social (Facebook, in particolare) e l’analisi politica sulla sottovalutazione delle retorica anti-establishment che non è stata compresa dai media tradizionali, i quali non si aspettavano che trolling, hate speech e bufale potessero diventare credibili e potenti strumenti della macchina del consenso.

In un certo senso, anche se non le citano direttamente, il primo appuntamento utile per ragionare sulle fake news è un workshop di giovedì mattina proposto da factcheckers.it, “A scuola di fack checking“, che spiega come lavorare attualmente al riscontro delle fonti: la cura per eccellenza contro la disinformazione. Dal gruppo Law&Order, invece, una lezione frontale sulle “Responsabilità dei provider per notizie false, commenti e diffamazione” che punta dritto a spiegare di cosa devono rispondere Facebook, Google, YouTube, Instagram e altri siti per le varie violazioni commesse dagli utenti.

Il primo panel discussion internazionale che cita direttamente le fake news è sempre giovedì 6 aprile, intitolato “Le fake news e l’ecosistema della disinformazione“, organizzato in collaborazione con First Draft News. Al tavolo della Sala Raffaello all’Hotel Brufani ci saranno giornalisti e ricercatori come Mark Little (fondatore di Storyful), Alexios Mantzarlis (del Poynter Institute, già caporedattore di Pagella Politica), il media editor di BuzzFeed Craig Silverman, e Claire Wardle, già del Tow Center for Digital Journalism (Columbia University), senior social media strategist all’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite. Con loro, Áine Kerr, che lavora a Facebook dove dirige le partnership giornalistiche a livello mondiale. Qui sta la grande novità dell’undicesima edizione di IJF: la presenza costante di manager di Facebook, frutto della partnership col festival.

Sempre il gruppo degli avvocati-nerd di Law&Order (una istituzione da cinque anni al festival) si occuperà del tema nell’incontro “Quanto costano le bufale? Le conseguenze giuridiche delle fake news“, che riflette su quali responsabilità possono configurarsi per le “centrali” delle fake news, e per chi ne amplifica l’effetto. I due relatori sono una garanzia assoluta: Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi (spesso di aiuto su Webnews nel commentare le proposte di legge o le sentenze che riguardano la Rete). Sempre per lo stesso gruppo, un altro incontro promosso dalle Cattedre di “Informatica Giuridica”, “Informatica Giuridica Avanzata” e i Corsi di Perfezionamento in “Investigazioni Digitali” e in “Data Protection” dell’Università degli Studi di Milano, condotto da Matteo Jori, “Fake news: diritto all’informazione e responsabilità” che invece ha lo scopo di individuare i profili di responsabilità degli operatori dell’informazione. Nello stesso giorno, Ernesto Belisario affronta il tema del FOIA come risposta al problema delle fake news.

Un altro sponsor importante del festival di Perugia, Amazon, ha organizzato un incontro piuttosto gustoso, con la giornalista e scrittrice Claire Prentice, che racconterà cosa ha “imparato su vero, falso e la stampa americana“, intervistata dal pr di Amazon Italia, Alessandro Saccon.

Vi sembra già molta carne al fuoco? È solo l’inizio. Anche i giorni successivi, venerdì 7 aprile, e sabato 8, hanno sparsi nel programma diversi spunti sulle false notizie, a partire dal poco incoraggiante panel lasciato al professor Jonathan Albright, che riprende un suo articolo pubblicato lo scorso dicembre sul Guardian: “Smettiamo di preoccuparci delle fake news. Quello che ci aspetta sarà molto peggio“. Molto interessante e nel cuore americano del problema, il talk con Lucia Annunziata e Cameron Barr, managing editor al Washington Post, che cita apertamente i due temi collegati, la notizia falsa e la conseguente costruzione di fatti alternativi per giustificarla: “La verità e i ‘fatti alternativi’: la sfida al giornalismo del Presidente Trump“.

Due speaker del panel sull’ecosistema della disinformazione, Claire Wardle e Craig Silverman, tornano a confrontarsi, insieme ai ricercatori Liliana Bounegru e Jonathan Gray, lanciando il progetto collaborativo Guida pratica alle fake news. Combattere le fake significa fare debunking: per questo c’è un bel workshop curato sempre da First Draft News con l’esperta Alison Gow.

Anche Google sponsorizza IJF17 e una delle proposte che ha contribuito a organizzare si intitola “Dare un senso ai contenuti in un mondo post-verità”. Un panel intrigante, dove i responsabili della Digital News Initiative di Google si confrontano con esperti di fack-checking che da Big G sono stati finanziati.

La rivista di Webnews

Webnews sarà presente stabilmente al festival, e curerà una apposita rivista su Flipboard con tutti i migliori contenuti provenienti dall’evento di Perugia: una vera e propria rassegna stampa fatta di contenuti propri e altrui.