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Paladin: prestare oggetti guadagnando

Mobilità, appartamenti, cucina ristorante: la sharing economy ha scombussolato leggi e lobby, forse si doveva iniziare da cose semplici, come fa Paladin.

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Quante volte capita di avere oggetti inutilizzati o sottoutilizzati in casa? Quante volte servirebbe un prodotto per un solo evento, per un fine settimana oppure una vacanza, ma non si vuole comprarlo perché la spesa appare eccessiva? È il principio dell’economia collaborativa, che una startup italo-tedesca, Paladin, sta applicando agli oggetti del quotidiano.

L’economia collaborativa, che l’Europa intende regolare affrontando quelle che i deputati di Strasburgo definiscono “aree grigie” che causano attriti su fiscalità, informazioni ai consumatori, concorrenza, si basa su un concetto geniale e figlio dei tempi: se ho bisogno di fare un buco non devo comprare un trapano, se farai l’unica vacanza in tenda per i prossimi dieci anni, non hai bisogno di comprare tutta l’attrezzatura per farla ammuffire nel garage. La sharing economy ha fatto il suo ingresso su temi enormi, come il possesso di un’auto, di un appartamento, di una cucina, ed era prevedibile che avrebbe causato molte discussioni e attriti con tassisti, albergatori e ristoratori. L’esordio di Paladin, a Milano, invece dà la netta sensazione di una realtà che arriva dopo ma che forse sarebbe stato l’inizio ideale di questo processo, sia economico che culturale.

Nico Fusco, esperienza nell’ecommerce in Italia e all’estero (tra le quali Zalando), ha intuito sulla base della propria esperienza che la cultura della condivisione può crescere molto in questo tipo di esigenze minori, quasi istantanee, dando al concetto di prestito una nuova veste tecnologica. Le prime città scelte, Berlino e Milano (la terza sarà Barcellona) sono da questo punto di vista perfette: sono entrambi grandi capitali della sharing economy, quella tedesca ha una vocazione particolare per le attività sociali e sportive, il capoluogo lombardo ha il miglior sistema di car e bike sharing in Italia ed è la smart city italiana per distacco su diversi ambiti (infatti il Team Digitale lì ha iniziato il programma del fascicolo del cittadino). Ci sono già 1700 oggetti inseriti da 500 utenti: elettronica di consumo, hobbistica, sport, abbigliamento, viaggi, casalinghi e molto altro. Ci trovi la tavola da surf, la mountain bike di alto livello, la fotocamera professionale. “Paladin è ideale per i fuori sede, studenti, lavoratori expat o turisti”, racconta Fusco; “è pensato per i giovani, ma si rivolge a ogni tipo di utenza”.

Il resto lo fa il funzionamento, decisamente semplice: l’utente, lato prestatore, inserisce il prezzo dell’oggetto per giorno e stabilisce una cauzione – la forma di garanzia per il pagamento dell’intero oggetto in caso di danneggiamento o furto – con l’applicazione stabilisce un rapporto (ad esempio una chat) con la persona interessata, fissa un incontro in cui avviene lo scambio, infine ci si vede di nuovo per la restituzione e la conclusione del prestito. I più pigri possono anche spedire gli oggetti allo staff di Paladin, che provvederà a inserirli sull’App, ma Fusco caldeggia l’incontro di persona: “Faccia a faccia si crea un legame, una relazione di fiducia, e per noi condivisione è anche questo”.

Nico Fusco, cofounder di Paladin. Ha lavorato anche in Zalando, e proprio da Berlino nasce l’idea di Paladin, che ha aperto anche a Milano. Il concetto di questa applicazione è sharing puro: prestare una cosa propria, guadagnandoci. Anche se sembra strano, questo tipo di piattaforma non è la prima forma a cui le startup hanno pensato, ma per varie ragioni (anche legali) è la più semplice e immediata. Secondo le stime di PWC, il mercato vale 15 miliardi e salirà fino a 330 nel 2025; si calcola che il peer-to-peer degli oggetti crescerà del 37% all’anno.

Nico Fusco, cofounder di Paladin. Ha lavorato anche in Zalando, e proprio da Berlino nasce l’idea di Paladin, che ha aperto anche a Milano. Il concetto di questa applicazione è sharing puro: prestare una cosa propria, guadagnandoci. Anche se sembra strano, questo tipo di piattaforma non è la prima forma a cui le startup hanno pensato, ma per varie ragioni (anche legali) è la più semplice e immediata. Secondo le stime di PWC, il mercato vale 15 miliardi e salirà fino a 330 nel 2025; si calcola che il peer-to-peer degli oggetti crescerà del 37% all’anno.

Molto probabilmente Paladin avrà un successo senza scossoni. Lavorerà su sistemi di pagamento e assicurazione, rendendo la piattaforma sempre più usabile e ricca di contenuti, soprattutto per rendere lo scambio dell’oggetto tra le persone un momento dove non si parla di soldi né di altro, ma solo di come usare al meglio l’oggetto stesso, magari scoprendo passioni comuni. Da App come queste potrebbe passare una “normalizzazione” dell’economia collaborativa e una spinta alla nuova passione degli italiani che rappresenta un passo successivo, ma nella stessa generale possibilità tecnica: vendere online.

Fonte: Webnews • Notizie su: ,