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Vendere online nell’era della sharing economy

Sempre più italiani scelgono le piattaforme online per vendere i propri oggetti, nuovi oppure usati, per guadagnare o più semplicemente per liberare casa.

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Che le modalità di acquisto stiano cambiando non è una novità. Senza scomodare le dinamiche riconducibili all’e-commerce a all’influenza dei dispositivi mobile nel processo decisionale, è sufficiente pensare a come l’avvento della grande Rete abbia evoluto il modo di informarsi su un bene o un servizio: prima di recarsi al negozio, sia esso fisico oppure online, è ormai consuetudine conoscere ciò che si andrà a comprare su Internet.

Ne deriva una maggiore consapevolezza nell’approcciarsi all’acquisto vero e proprio, ma anche una propensione in costante crescita alla pratica della vendita online. Scegliere questo tipo di attività significa usufruire della vetrina offerta dalla Rete per mettere in mostra la propria merce: che si parli dei prodotti commercializzati da una realtà professionale oppure degli oggetti di cui si desidera disfarsi, il discorso non cambia. È qui che entrano in gioco le piattaforme specializzate in questo tipo di transazione, dei luoghi non fisici che fungono sostanzialmente da intermediario, da piazza virtuale sulla quale esporre la propria mercanzia, dove domanda e offerta si incontrano.

Vendere online

Per capire meglio quali sono le dinamiche che regolano questo ambito, in continua evoluzione, ci siamo rivolti a una tra le voci più autorevoli del mondo e-commerce: Irina Pavlova, Responsabile Comunicazione di eBay nel nostro paese, che si è concessa alle videocamere di QUERY per rispondere a una domanda semplice e diretta: “Cosa significa vendere online?”. Nel corso della chiacchierata, Irina ci ha parlato di come sia cambiato il rapporto tra gli italiani e lo shopping in Rete, un legame che non è stato semplice instaurare, anzitutto per via della radicata propensione tricolore a preferire un contatto diretto, faccia a faccia. Altro fattore che ha giocato un’importanza cruciale è stato far capire che adottare un sistema come quello offerto da PayPal garantisca la piena sicurezza e la protezione dei dati personali in fase di pagamento.

Le cose sono però andate via via mutando nel corso del tempo e oggi sempre più connazionali scelgono le piattaforme del Web per trattare oggetti di ogni tipo. Prendendo in considerazione il marketplace di eBay, nel 2016 abbiamo venduto meno di spagnoli e francesi, guadagnando però di più: 135 euro in media, contro i 124 euro e i 110 euro degli altri due paesi. Si vendono molti oggetti usati o inutilizzati (decluttering), ricavando così profitto da oggetti altrimenti destinati al dimenticatoio, ma anche nuovi.

Il guadagno non è però l’unico stimolo che porta a vendere online: in piena ottica di sharing economy, sono sempre più le persone che scelgono di affidarsi ai canali Web per dare una seconda vita ai propri beni mossi da un ideale di natura etica, nel nome del riutilizzo e della sostenibilità. Una sorta di lotta allo spreco 2.0, per dirla con altre parole. La ricerca condotta da IPSOS mette in luce che a ricavare più denaro è la fascia di età compresa fra 35 e 44 anni (164 euro in media).

Il discorso cambia se si prendono in considerazione i venditori professionali, che hanno trovato nelle piattaforme di e-commerce nuove opportunità di business, raggiungendo una platea di potenziali clienti estesa a livello globale, con la possibilità al tempo stesso di ottimizzare le spese per la gestione della merce.

eBay: i numeri in Italia

Facciamo riferimento ai numeri ufficiali forniti da eBay per capire come si configura l’attività degli italiani sul portale.

  • 5 milioni di acquirenti attivi (169 milioni nel mondo);
  • 100 milioni di articoli nuovi in vendita (80% nuovo, 20% usato);
  • collezionismo, abbigliamento e musica sono le categorie più fornite;
  • 60% delle transazioni influenzate da mobile.

Immagine: mervas / Shutterstock • Notizie su: ,