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ENI: patrimonio e futuro di un’azienda globale

Claudio Descalzi ha parlato dell'azienda che amministra in un incontro con il presidente del Consiglio e giovani di molte città dove l'Eni è presente.

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C’era una volta un’azienda petrolifera che rischiava di essere travolta dalla crisi del prezzo e delle risorse, ma invece di tagliare risorse umane e pensare solo alla sua attività tradizionale, ha deciso di impiegarsi completamente per trasformarsi. Da questo passo è nata la ENI attuale, che ieri si è raccontata in un pomeriggio piuttosto singolare, dove hanno seduto assieme nella stessa sala il presidente del Consiglio e studenti di ingegneria, chimica, e tutte quelle discipline che serviranno a tenere viva la fiammella di un’energia che sarà sempre più un mix di gas naturale e rinnovabili.

Un’impresa di energia, anzi energie, che guarda al presente low carbon e a un futuro, ancora un po’ distante, zero carbon. Coi suoi 110 impianti e 110 piattaforme, 5 raffinerie, 8 stabilimenti chimici, 6 centrali a ciclo combinato e 4000 ettari di aree bonificate che sta riutilizzando per le rinnovabili, soltanto in Italia Eni muoverà 21 miliardi nei prossimi tre anni con 70 mila persone tra dipendenti e indotto. Se poi si pensa al globale – dove la società è per più del 90% del suo investimento – significa affrontare una realtà che ancora nel 2030 vedrà un mix energetico globale dove il gas raggiungerà il petrolio guadagnando sei punti percentuali, e il solare-eolico rappresenterà l’11%.

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Ieri ai laboratori di ricerca di San Donato Milanese c’era una rappresentanza di studenti e professori delle scuole superiori, delle Università e Master in Italia che con Eni sono coinvolti in progetti di formazione quali l’alternanza scuola-lavoro, l’apprendistato di primo livello, corsi di laurea magistrale e master nell’ambito del settore energia. All’evento hanno partecipato anche gli studenti della Scuola Mattei, che da 60 anni offre formazione post universitaria in ambito energetico, a studenti italiani e stranieri. Un buon viatico per comprendere la strategia dei prossimi anni, che peraltro ha avuto la benedizione di Paolo Gentiloni presente in sala. Una strategia che, a dirla tutta, è fatta di un tale pragmatismo che per le orecchie dei tanti studenti presenti è suonata quasi dolorosa, ma il punto è che in questo momento il tema energia non è semplificabile:

Se togliessimo tutto il carbone avremmo raggiunto il target ecologico dei protocolli internazionali, ma è impossibile perché l’Europa è irrilevante rispetto a Cina e i paesi emergenti. (…) Noi stiamo rivolgendo attenzione alle rinnovabili: lavoriamo sul fotovoltaico, con progetti di ricerca sull’alta concentrazione, però non siamo solo in Africa, dove ovviamente questa tecnologia è interessante, lavoriamo anche sull’eolico e abbiamo progetti di trasformazione dell’upstream sul marino offshore per sfruttare le caratteristiche del mare.

Eni, secondo Descalzi, non poteva che focalizzarsi su tante strategie di trasformazione, perché per dimensioni la raffineria quando va bene fa 3-400 milioni di attivo ed è piccola:

Eni è nata con Ravenna, col gas: cerchiamo di sviluppare la nostra forza. Una grande raffinazione costa 20 miliardi e bisogna avere questi soldi. Eni produceva 400 mila barili, oggi 130 mila. È un’attività difficile: l’italia è densamente popolata, quindi vede qualunque estrazione come aggressione, l’opinione pubblica è ostile agli impianti, e pure l’iter di autorizzazioni è complesso. Potremmo raddoppiare la produzione, ma le risorse non vanno messe in un solo canestro, bisogna far sopravvivere l’azienda.

Sì, si è parecchio parlato, anche grazie alle domande dei ragazzi, di ambiente. Descalzi ha pure citato il termine più alla moda del momento, fake news, per definire quanto si dice dell’incidenza di tumori in Basilicata e delle accuse che riguardano la Val d’Agri e il Pertusillo:

È già stato escluso che vi sia correlazione tra la comparsa delle macchie nelle acque del lago Pertusillo e l’attività del serbatoio del Centro Olio Val d’Agri, eppure si continua a dirlo, finché poi a un certo punto ci stanchiamo di smentirlo.

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L’esempio di sviluppo integrato pensato per Gela. Mentre Descalzi rispondeva alle domande degli studenti, venivano proiettate slide (pdf) su numeri e progetti di Eni per i prossimi anni.

Cosa emerge dall’incontro del ceo di ENI con tanto di diretta streaming e visita di Gentiloni? In buona sostanza, che il cane a sei zampe sta cercando, con risultati apprezzabili anche dal punto di vista dei conti, di fare quello che ha sempre fatto ma in modo diverso: la raffineria diventa green coi biofuel avanzati; la chimica sfrutta le rinnovabili e firma un patto differente coi territori. Un complesso sviluppo integrato che cerca la massima sostenibilità ambientale. Problemi? Ce ne saranno sempre. Incidenti? Ce sono pochi per fortuna, ma l’ingegneria è troppo complessa per eliminarli statisticamente. Comunicazioni con le popolazioni, coi mass media? Ci vuole tanto lavoro, sapendo che chi opera nel settore energetico è visto come l’Impero del male, che lo meriti oppure no, e le bolle di informazione non aiutano di certo.

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