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Summit TILT a Trieste: un modello che funziona

Cresce a Trieste un sistema di incubazione di startup tutto originale, basato su criteri che ne fanno una città modello.

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Non è un capitale finanziaria, neppure una città con una storia di capitale come Firenze o Torino, ma Trieste continua a stupire per la sua capacità di farsi polo attrattivo per l’innovazione italiana, e lo fa tramite Tilt (Teorema Incubation Lab Trieste) lo spazio di incubazione presso l’Area Science Park che vede assieme Teorema Engineering, Microsoft, l’Università degli Studi di Trieste, il Comune di Trieste e la Regione. Un modello particolarmente compatto che seleziona startup, le fa adottare dalle aziende del territorio, e che appare lontanissimo dalla media dell’ecosistema italiano. Il che è un bene.

L’anno scorso Tilt si era presentato come digital hub, con la sue prime esperienze di selezione di startup e con una serie di scenari da affrontare. Un anno dopo, con un summit al vecchio porto della città – emblema di cosa ha significato e può significare in futuro mantenere in una città un interscambio di beni e cultura – questo progetto ha dato la netta sensazione di essere maturato, di essersi asciugato. L’analisi e conoscenza sui temi dell’Industry 4.0 e dello Smart Manufacturing che hanno messo in campo i relatori – a partire dalla governatrice Debora Serracchiani – sono stati parecchio istruttivi. Michele Balbi, presidente di Teorema Engineering e co-ideatore TILT, Stefano Casaleggi, direttore Generale di AREA Science Park, Maurizio Fermeglia, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Trieste, Sebastiano Musso, Regional Manager Nord Est per UniCredit, Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, ciascuno di loro ha sottolineato un aspetto diverso della questione attrattività di nuova impresa in relazione con l’innovazione di quella esistente; parecchio complicato, probabilmente per due problemi: il vizio dell’isolamento, del pensare troppo localmente, e il problema di trovare risorse e sinergie, come ben descritto da Balbi:

Vediamo la fuga dei migliori talenti che hanno trovato all’estero in multinazionali solide il terreno fertile per sviluppare un’attività; la mancanza di capitali da investire in ricerca e sviluppo che immobilizza molte delle nostre imprese eccellenti; il gap di competenze e know how che limita l’adozione delle tecnologie più innovative (…). Nel nostro ruolo di Digital Advisor non abbiamo semplicemente delegato alle startup la responsabilità dell’innovazione. Abbiamo, invece, creato una sinergia virtuosa tra Istituzioni, aziende, Università prossime sul territorio per fondare un ecosistema dove la startup può crescere e proliferare per poi entrare in un’azienda strutturata.

Questa è l’idea centrale del metodo Trieste: porsi l’obiettivo di generare impresa, ma coltivandola lasciando che sia adottata da grandi player, con loro risorse, senza aspettare una exit tipica da startup digitale che rade al suolo il know how e annulla ogni ricaduta economica locale. Per questo al summit hanno partecipato gli amministratori delegati di aziende che stanno entrando nel percorso di adozione promosso da TILT, nomi prestigiosi dei settori Food and Beverage e Industriale: Illy, Fincantieri, il Gruppo Principe, Geoclima, Specogna.

A proposito di questo passo, il direttore di Area Science Park, Casaleggi:

Siamo partiti con la convergenza di interessi pubblico/privato, ma il secondo passaggio era coinvolgere imprese di successo, per lavorare con le startup. Questo ha generato una evoluzione: bandi on demand su idee delle imprese, e da parte nostra focus sulle richieste. Questo dovrebbe aiutarci a coprire meglio la domanda di attrarre talenti, in una logica di ente pubblico, per cui vogliamo un tasso di natalità elevato, tecnologie utili al business, competenze coerenti col business plan di Teorema.

Le tre startup selezionate

E quali sono le tre startup risultate interessanti per TILT Trieste? La prima, Foodchain, ha avuto l’idea geniale di combinare la tecnologia Blockchain alla filiera alimentare. La startup, nata a Como, ha realizzato una piattaforma che consente di tracciare e rintracciare materie e prodotti alimentari lungo tutta la filiera produttiva, rendendo i dati fruibili e condivisibili via web e mobile a chiunque intenda consultarli. Viene creato un codice univoco (con la possibilità di scegliere il supporto idoneo, QRcode, tag NFC o Rfid), applicato al prodotto. A capo di questo codice vengono inseriti tutti i dati che l’azienda intende rendere noti sotto diverse forme (video, immagini, certificazioni); tali informazioni vengono immesse nel sistema e diventano fruibili in maniera trasparente, univoca, certa, inalterabile e indelebile per tutta la vita. Ricorda un po’ la questione del made in Italy approvato grazie a una proposta di Quintarelli. Ovviamente l’applicativo è tanto utile quanto diffuso nelle aziende, e questo composta un costo, tecnologico e di competenze, non banale, ma benefici di questa innovazione sono evidenti, soprattutto in trasparenza.

Emoj ha concepito un business basato sull’offerta di un Toolbox in grado di catturare e interpretare le emozioni del cliente quando è in prossimità del prodotto o di un brand e proporre delle reazioni (luce, suoni, servizi custom) che agiscano a livello viscerale, emotivo e affettivo così da migliorarne la sua Customer Experience. Il toolbox è completo, costituito sia da una serie di strumenti hardware e software integrati nel negozio che permettono di eseguire analisi e proporre soluzioni in tempo reale sia da un servizio smart di consulenza grazie a cui le aziende possono interpretare i risultati ottenuti e avviare strategie di marketing.

Mysnowmaps invece combina neve, acqua ed energia. Società di Trento, fondata da ingegneri ambientali sensibili alle tematiche del risparmio energetico, pensa a mappe disponibili alla community, che utilizzino al meglio, grazie a una serie di algoritmi, tutti i dati esistenti su un determinato territorio per prevedere e gestire l’innevamento e la conservazione dell’acqua: una dinamica predittiva e prescrittiva basata su open data.

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FoodChain, Mysnowmaps ed Emoj sono le tre startup selezionate, su trenta candidature, da Tilt – Trieste, per iniziare un percorso che li vedrà crescere con gli strumenti di Teorema, Microsoft, negli spazi del parco scientifico della città friulana.

Purassanta: Trieste nella top 3

L’amministratore di Microsoft Italia è partner di TILT fin dalla prima ora e Purassanta è tornato a Trieste per ribadirlo. Non sono mancate battute salaci sull’ecosistema startup («ci vorrebbero dieci volte di più di venture capital e dieci volte meno incubatori») e frasi motivazionali per questo progetto, ma un concetto è suonato particolarmente interessante e poco sentito: essere il Ceo di un’azienda come Microsoft vuol dire non stare in poche città ma girare lo Stivale. “È assolutamente obbligatorio” racconta a Webnews.

L’Italia è lunga e spezzettata, di solito ci si lamenta di questa caratteristica…

Ho lavorato 18 anni in Francia, dove fai business stando seduto in ufficio a Parigi. Se fai un evento, i clienti vengono da tutto il paese a Parigi, al massimo fai un evento a Lione, o a Nizza, una volta ogni due anni. L’Italia non può funzionare così, l’economia è strutturalmente diversa.

La Fiat è a Torino, ci sono grandi aziende a Milano e Roma, ma gli ecosistemi in genere sono altrove.

Fincantieri, Generali a Trieste. Parma, il veneto, Napoli, Bari, Catania che è un centro industriale della regione. Quindi che faccio? Mi sposto. L’ho detto anche ai colleghi di Confindustria: inutile parlare di digitale a Milano, dobbiamo noi andare nelle altre città.

Nel tuo giro d’Italia cosa hai scoperto? Hai una tua classifica?

Trieste è nella top3. Brescia, Trieste e Catania, come fermento. Ci sono picchi di intelligenza, ovviamente, ovunque, ma alcune città mi hanno deluso, perché mancava coesione. Io cerco, come Microsoft, Regione, città, Confindustria, centri di ricerca, Università, tutti che si parlano e organizzano cose insieme. A Trieste ci sono queste condizioni.

Fonte: Webnews • Via: Tilt • Notizie su: