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Il discorso del re Zuckerberg

Il fondatore di Facebook ha ricevuto ad honorem la laurea che non ha mai preso: lo scontro innovazione-conservazione nel suo discorso ad Harvard.

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A 13 anni dal luogo dove tutto nacque, Mark Zuckerberg è tornato ad Harvard, la prestigiosa università dove non riuscì a laurearsi perché a 19 anni, nella sua stanza dove smanettava di codice, gli venne in mente di creare Facebook. Mantenendo fede alla tradizione dei dropout di genio – come lui anche Bill Gates e Steve Jobs non si sono mai laureati – il neo dottor Zuckerberg ha illustrato la sua visione parlando agli studenti.

Più sciolto del solito, per quanto può esserlo uno come Mark Zuckerberge considerando che in 366 anni di storia di Harvard, Zuck è stato il più giovane oratore, il ceo del più grande social network del mondo ha fatto un discorso (video) ironizzando subito sul fatto che se l’avesse finito sarebbe stata la prima cosa conclusa nella sua vita ad Harvard. Della storia particolarissima di quel periodo hanno persino tratto un film, ben sette anni fa, periodo nel quale incontrò anche Priscilla, sua futura moglie. Il cuore del suo discorso (qui in versione integrale tradotto in italiano) però è stato tutto incentrato sul tema dell’innovazione, e in poche altre occasioni uno degli uomini più rappresentativi della Silicon Valley ha dato tanto fondo alla visione “soluzionistica” (direbbe Morozov) delle multinazionali nate sul web.

Innovare per risolvere tutto

Il cambiamento climatico, le malattie, le disuguaglianze, persino il diritto e l’esercizio del voto (in questo ricordando un celebre capitolo di “Il cerchio” di Dave Eggers): non c’è campo nel quale Zuckerberg non veda la possibilità di fare del modello Facebook una spinta verso una revisione del contratto sociale. Il suo discorso è insieme molto progressista sui temi dell’inclusione e integrazione (si è anche commosso parlando di un dipendente immigrato; d’altronde mezza Silicon Valley è stata fondata da persone originarie di altri paesi), molto liberale sui temi economici, incredibilmente paternalista nell’individuare le risposte ai bisogni delle persone. Una sintesi perfetta della morale di queste realtà straordinarie e dalle straordinarie responsabilità.

Senza alcun accenno alla virata rispetto all’essere o non essere una media company (argomento tutto sommato banale), Zuckerberg ha comunque mostrato di sapere con precisione che il discorso “stay hungry” di Jobs non è più possibile in questa fase storica, dove la politica è spaventata dall’uso massivo e propagandistico dei social network, l’opinione pubblica passa da entusiasmo per la condivisione a terrore per la propria privacy senza coerenza, e coloro che compiono atti violenti, aggressivi, pericolosi sentono, a torto o a ragione, di poter rischiare perché il flusso è troppo grande, e l’attività di filtro non basta mai.

Mark Zuckerberg non dice agli studenti “siate affamati”, perché sa che lo sono anche troppo. Dice “lavorate alle vostre idee per uno scopo”, facendo capire che lo scopo è avere nuovi lavori per sostenerle.

Le frasi più significative del discorso

Per mantenere la nostra società avanzata, abbiamo una sfida generazionale: non solo creare nuovi posti di lavoro, ma creare un rinnovato senso dello scopo.<

Se avessi aspettato di capire tutto su come connettere le persone prima di iniziare, non avrei mai avviato Facebook.

Chiunque lavori a una grande visione sarà chiamato pazzo, anche quando finisce bene. Chi prende l’iniziativa sarà criticato perché si muove troppo in fretta: c’è sempre qualcuno che ti vuole rallentare.

C’è qualcosa che non va nel nostro sistema se posso lasciare questo posto e fare miliardi di dollari in 10 anni, mentre milioni di studenti non possono permettersi di pagare i loro prestiti, per non parlare di avviare un’attività.

Abbiamo bisogno di una società che si concentri maggiormente sull’istruzione continua per tutta la vita, per dare a tutti la libertà di perseguire il loro scopo. Persone come me dovrebbero pagare questo.

Ogni generazione espande la sfera delle persone che consideriamo “uno di noi”. Per noi, ora, questo concetto comprende il mondo intero.

Non si sono battaglie di nazioni, ma di idee: le forze della libertà, dell’apertura e della comunità globale contro le forze dell’autoritarismo, dell’isolazionismo e del nazionalismo. Forze per il flusso di conoscenza, commercio e immigrazione contro coloro che li rallentano.

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Mark Zuckerberg ha postato sulla sua pagina Facebook questa foto, aggiornando il suo profilo nel campo “Istruzione”. La didascalia è dedicata alla madre Karen (a destra nella foto): “Ti avevo detto, mamma, che prima o poi sarei tornato e mi sarei laureato”