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Easter egg: un fidget spinner per Google

Anche Google cede al successo dei fidget spinner con un easter egg integrato nel motore di ricerca, accessibile da dispositivi mobile: ecco come attivarlo.

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La mania dei fidget spinner ha contagiato anche Google: il gruppo di Mountain View ha deciso di inserire un simpatico easter egg all’interno del proprio motore di ricerca, in particolare della versione mobile accessibile da smartphone o tablet.

Per poterlo attivare è necessario anzitutto impostare la lingua inglese come predefinita sul proprio dispositivo, dopodiché aprire l’applicazione Google e digitare semplicemente la parola “spinner” all’interno della barra di ricerca. Gli screenshot allegati di seguito mostrano le due modalità offerte, da selezionare agendo su uno switch posizionato in alto a destra (Number e Fidget). A sinistra la classica versione che sta spopolando in tutti i negozi, con tre lame ancorate a un cuscinetto centrale, a destra invece una sorta di ruota della fortuna con un numero variabile di spicchi. È possibile dare il via alla rotazione con uno swipe oppure premendo il pulsante “Spin” in basso.

Un fidget spinner come easter egg nascosto da Google nel motore di ricerca

Un fidget spinner come easter egg nascosto da Google nel motore di ricerca

Fidget spinner: il fenomeno

Oggi un fidget spinner si può acquistare online per pochi euro: ce ne sono di ogni tipo, forma e materiale, ma a cosa è dovuto il loro improvviso successo? Anzitutto al passaparola e alla condivisione virale di contenuti in Rete. Un trend esploso in breve tempo e che con tutta probabilità si sgonfierà altrettanto velocemente. In origine, questi piccoli aggeggi sono stati concepiti per alleviare lo stress e favorire la concentrazione. Nella realtà, l’oggetto è diventato un vero e proprio giocattolo, provocando spesso l’effetto opposto a quello auspicato, divenendo fonte di distrazione, tanto che alcune scuole statunitensi hanno cercato di arginare il fenomeno bandendone l’utilizzo durante le lezioni o impedendo addirittura di portarlo in aula.

L’invenzione risale al 1993, ad opera di Catherine A. Hettinger, allora affetta da una patologia neuromuscolare, la miastenia gravis. Dopo averlo brevettato nel 1997, lo propose ad alcune case produttrici di giochi (compresa la Hasbro), che però rifiutarono l’idea. Nel 2005, allo scadere della proprietà intellettuale, Hettinger non poté affrontare la spesa pari a 400 dollari per il rinnovo, lasciando così che il concept potesse essere sfruttato liberamente dalle aziende per la commercializzazione delle versioni più differenti.

Immagine: ADfoto • Notizie su: