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Bottura e Grundig, etica e tecnologia

Secondo Massimo Bottura, il mondo della cucina ed il mondo della tecnologia hanno il dovere di riconoscere una fondamentale radice comune nell'etica.

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«Ciao, sono Massimo Bottura e sono l’immagine del cambiamento sulla cultura del cibo». Questo, probabilmente, è il monito con cui una pubblicità di Grundig potrebbe iniziare. Perché proprio Grunding? La storia inizia a Berlino, in occasione di una fiera tecnologica come l’IFA 2017.

Nel 2015, lo chef Massimo Bottura, proprietario dell’Osteria Francescana – tra i migliori ristoranti al mondo – avvia un progetto, Food for Soul. «Tutto nasce dopo l’Esposizione Universale di Milano nel 2015, quando ho visto che praticamente la nostra idea ha avuto un’esplosione incredibile: sia il governo italiano che il governo francese hanno passato la legge contro lo spreco, e la cosa ha avuto quest’attenzione da parte di tutte le persone più importanti del mondo. Basti pensare a Barack Obama e [sua moglie] Michelle, che hanno inviato una delegazione in Italia per vedere cosa stessi facendo con il mio progetto. A quel punto è nato Food for Soul, che in due anni è esploso e ha ricevuto un grant incredibile dalla Rockerfeller Foundation per studiare un format per creare refettori in tutto il mondo». Così racconta Massimo, che è stremato: è la sua ultima intervista della giornata, ma non sembra mollare: ci tiene molto a supportare questa causa.

Bottura e Grunding

La sua storia con Grundig non nasce tramite l’Osteria Francescana, ma proprio tramite Food for Soul: «ecco perché ho scelto di avviare una collaborazione con loro», spiega Bottura.

La strategia alla base del rinnovo del marchio Grundig è «mettere l’etica a fianco della tecnologia, come la mia cucina affianca l’etica all’estetica. I loro prodotti non sono solo belli, sono etici. I miei piatti molto spesso sono gesti sociali, come quello che ho fatto dopo il terremoto ad Amatrice. Un prodotto può davvero essere etico: si può sfruttare la tecnologia per recuperare 6 milioni di bottiglie di plastica costruendo cestelli per le lavatrici».

Nel 2016, però, la popolazione è composta quasi per intero da consumatori compulsivi di tecnologia e di cibo. La vera questione da risolvere è quella culturale: «Noi [italiani] abbiamo una cultura così profonda del cibo: siamo i primi a dover essere d’esempio agli altri, magari non nell’abbandonare il junk food, ma cercando perlomeno di migliorarlo. Quello che dico è: cercate di dedicare mezz’ora del vostro tempo a fare una spesa etica comprando stagionale, riallacciando i rapporti con il macellaio [per esempio…]. Una volta riallacciati i rapporti , vi consegneranno sempre il meglio: risparmierete soldi e mangerete molto meglio. Nell’istante in cui si consuma junk food non ce ne si rende conto, ma negli anni si porteranno le conseguenze di tutto quello che si mangia».

Guardare sempre più alla tecnologia come strumento per fare in maniera più veloce e semplice, ma non più razionale: come ha fatto Massimo Bottura ad accettare la tecnologia di Grundig? «Ho visto sviluppare dei prodotti impressionanti in questi ultimi due anni. Il banco di cucina in marmo sotto il quale viene proiettata l’elettricità [in cui] sposti il frullatore ma anche la radio, in Bluetooth, e ti connetti direttamente sul banco di lavoro. Credevo che lo scorso anno avessero raggiunto il massimo, ma [il progresso] non si ferma mai, ed è meraviglioso. Essere collegati alla tecnologia significa essere proiettati verso il futuro: la tecnologia ti aiuta sempre a fare cose migliori e a semplificarti il lavoro. Adesso ci sono i frigoriferi che “Din, din, din, luce rossa! Il prodotto sta per scadere!”: ti fanno risparmiare soldi e ti fanno mangiare meglio».

È comunque facile, molto facile essere risucchiati nella spirale di consumismo della quotidianità, ma Massimo crede che il suo lavoro, sia in Food for Soul che come chef del primo ristorante al mondo (da ben 7 anni), sia quello di educare alla lotta contro lo spreco, sia nei confronti del cibo che del tempo, della qualità della vita.

«Pensa lentamente e agisci velocemente». Il segreto è proprio qua: se crei la tua cultura lentamente, leggendo, e non perdendoti solo su una cosa, toccando la carta, ti rimane molto più impresso. È un qualcosa che rimane per sempre lì: magari lo sottolinei come si faceva una volta. A quel punto potrai agire molto più velocemente, grazie alla tecnologia, ma solo dopo aver pensato molto lentamente. Questo è veramente importante, ed è un qualcosa che non tutti sanno: perché puoi andare molto più in profondità di quanto si fa normalmente. Non fermiamoci alla generazione del “non so niente di tutto”: andiamo in profondità nelle cose, perché i pesci si pescano in profondità, non si pescano in superficie».