QR code per la pagina originale

Magic Leap: nanomateriali per manipolare la luce

Il team al lavoro su Magic Leap e i ricercatori del Berkeley Lab hanno messo a punto una tecnologia ispirata ad alcune nanostrutture presenti in natura.

,

Ancora non è ben chiara la natura del dispositivo in fase di preparazione presso i laboratori Magic Leap. Ormai da tempo si parla di un visore per la mixed reality, in grado di sovrapporre immagini virtuali al campo visivo dell’utente, un po’ come fa HoloLens di Microsoft. Un nuovo documento redatto in collaborazione con Berkeley Lab si riferisce a una tecnologia che potrebbe trovare posto nel device.

Si tratta di un complesso sistema pensato per assicurare la massima fedeltà e precisione nella visualizzazione delle immagini. Il funzionamento si basa sul principio che in natura regola la rifrazione della luce, ad esempio, sulle ali di una farfalla o sulle piume di un pavone, sfruttando nanoarchitetture per produrre colori brillanti senza l’impiego di pigmenti o tinture di alcun tipo. Un comportamento che i ricercatori hanno replicato sviluppando un chip ottico ottenuto applicando a una base in silicio intagli dalle dimensioni variabili tra 20 e 120 nanometri.

La nanostruttura delle ali di una farfalla che riflette la luce

La nanostruttura delle ali di una farfalla che riflette la luce (immagine: Berkeley Lab).

Il risultato è una griglia di diffrazione infinitesimale che agisce in modo paragonabile a un prisma, raccogliendo la luce e dividendola nelle varie frequenze a seconda di come viene colpita. Queste le parole di Stefano Cabrini, direttore della divisione Nanofabrication del Berkeley Lab.

Ora siamo in grado di creare superfici in silicio che possono assorbire la luce da molte angolazioni e lunghezze d’onda differenti, con una perdita minima per quanto riguarda l’efficienza della diffrazione.

Al momento non è chiaro se la tecnologia verrà impiegata nel dispositivo in fase di preparazione presso Magic Leap, ma non è un’ipotesi da escludere. I responsabili della ricerca affermano che un tale sistema, replicabile su larga scala grazie all’economicità del processo produttivo, potrà tornare utile per la realizzazione di superfici smart, device dedicati alla visualizzazione di ologrammi e persino mantelli dell’invisibilità.

Fonte: Berkeley Lab • Via: Nature • Notizie su: , ,