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I vinili rinascono dalle vecchie radiografie

Un'etichetta di Los Angeles ha deciso di stampare vinili su vecchie radiografie: il progetto recupera le incisioni domestiche degli anni '40 in Russia.

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La musica in vinile sta vivendo una nuova era d’oro. Dopo oltre vent’anni di dimenticatoio, con la produzione progressivamente annullata a partire dai primi anni ’90, da qualche anno i 33 e i 45 giri sono tornati in voga. Nel corso del 2016 sono stati venduti oltre 20 milioni di esemplari, tanto da superare la digital delivery nel Regno Unito, mentre per il 2017 si stimano addirittura 40 milioni totali. I costi di produzione sono però elevati e, come se non bastasse, gli impianti di stampa risultano ben pochi nel mondo. Una piccola società di Los Angeles, tuttavia, ha deciso di rispondere a queste limitazioni in modo certamente originale: stampare vinili recuperando vecchie radiografie.

L’idea non è nuova, ma si ispira alle modalità creative con cui gli appassionati russi, tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso, era soliti far circolare illegalmente musica censurata dal governo centrale. Tutti conservavano in casa vecchie radiografie e, sebbene la qualità di riproduzione non fosse propriamente la stessa del vinile, il materiale delle lastre ben si prestava a incisioni domestiche. Black City Records, una piccola etichetta di Los Angeles, ha quindi deciso di offrire una proposta analoga.

A illustrare il progetto dalle pagine di Forbes è Marc Sallis, uno dei fondatori dell’etichetta:

In Russia negli anni ’40 e ’50, quando non si poteva avere accesso alla musica occidentale, le persone la incidevano su vecchie radiografie. Ho quindi pensato: non sarebbe fantastico creare un’etichetta che stampi su lastre?

Con un investimento iniziale di soli 5.000 dollari, Sallis e il partner Kawika Campbell hanno creato un piccolo laboratorio di stampa. Il primo EP prodotto, grazie anche a una campagna di crowdfunding, è finito in sold-out nelle prime 24 ore, quanto è bastato per recuperarne i costi. E la richiesta sembra aumentare senza sosta, tanto che la compagnia accetta ora piccole donazioni. Non in denaro, però, bensì in radiografie: con il processo di digitalizzazione delle immagini a raggi X, sempre meno studi medici stampano su comuni lastre, preferendo invece CD e formati digitali.