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Ricerca EU: la pirateria fa davvero così male?

Ecco i risultati di uno studio condotto per conto della Commissione Europea in merito all'impatto della pirateria sulle vendite dei contenuti multimediali.

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Il 51% delle persone adulte interpellate e il 72% dei minori dichiarano di aver scaricato o fruito in streaming illegalmente di contenuti protetti da diritto d’autore. È quanto emerge da uno studio condotto da Ecorys per la Commissione Europea, che focalizza l’attenzione sul tema della pirateria multimediale. I paesi interessati dal sondaggio, relativo all’anno 2014, sono Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Polonia e Svezia.

Si è posto l’accento in particolare sulla diffusione non autorizzata di videogiochi, film, serie TV, libri e musica. Il risultato dello studio, raccolto in un corposo report di 307 pagine intitolato “Estimating displacement rates of copyrighted content in the EU”, sancisce che non vi sono prove statistiche di come i download illegali abbiano un impatto negativo sulle vendite dei contenuti. Addirittura, per quanto riguarda il mercato del gaming, in generale la pirateria avrebbe un effetto positivo sulle vendite dei titoli videoludici: in altre parole, la diffusione illegale di un gioco spesso porta al suo acquisto. Questo il motivo.

L’effetto positivo dei download non autorizzati sulle vendite dei giochi può essere spiegato con il tentativo riuscito, da parte dell’industria, di convertire gli utenti illegali in utenti paganti. Ciò avviene, ad esempio, offrendo bonus extra per il gameplay o livelli aggiuntivi a chi compra il titolo.

Discorso differente per i film: prendendo in considerazione le pellicole di recente distribuzione, il 40% delle riproduzioni avviene in modo non autorizzato. Interessante notare anche come un taglio di prezzo dei contenuti non sembra potersi rivelare un’arma efficace contro la pirateria: il 55% dei chiamati in causa ritiene infatti che il prezzo di vendita ufficiale non sia troppo elevato e che sarebbe disposto a pagarlo per intero.

Attenzione: non si sta affermando che la pirateria non abbia un impatto sull’industria dei contenuti, ma che dalla ricerca commissionata non emergono evidenze statistiche a supporto di questa tesi. Va altresì considerato che lo studio è stato condotto in soli sei paesi (Spagna e Polonia quelli in cui si registra una maggiore attività dei pirati) e che in altri territori la situazione potrebbe essere ben differente.

In generale, i risultati non mostrano robuste evidenze statistiche di un taglio delle vendite legato all’infrazione del copyright online. Questo non significa necessariamente che la pirateria non abbia alcun effetto, ma solo che l’analisi statistica non prova con sufficiente attendibilità la sua esistenza.