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Google spinge sugli abbonamenti online

Google prova a coccolare maggiormente gli editori per aiutarli a promuovere i loro servizi d'informazione a pagamento.

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Google prova a coccolare maggiormente gli editori. Molte delle persone utilizzano Google per cercare le informazioni che desiderano ed uno degli obiettivi del motore di ricerca è quello di aiutarle a trovare davvero quello che cercano. A volte, però, le notizie possono essere dietro un paywall, cioè accessibili solamente dietro il pagamento di un abbonamento. Secondo una ricerca, le persone si stanno abituando a pagare le notizie, tuttavia il processo di abbonamento può essere troppo macchinoso e disincentivare l’acquisto del pacchetto.

Ovviamente, questa non è una buona notizia per gli editori che non riescono a vendere il loro prodotto, ma nemmeno per gli utenti che non accedono alle notizie. Google, dunque, vuole riuscire a fare in modo che gli abbonamenti funzionino sempre ed in ogni scenario. Dopo aver dialogato a lungo con gli editori, Google ha trovato alcune soluzioni che si appresta a porre in essere. In primo luogo, Google ha deciso di abolire il “First Click Free” che chiedeva agli editori di concedere tre articoli gratuiti al giorno tramite Google Search e Google News prima di richiedere il pagamento di un abbonamento. A partire dalla prossima settimana saranno gli editori a scegliere quanti articoli gratuiti al giorno fornire.

Inoltre, Google offrirà una serie di suite e servizi che permetteranno agli editori di sapere di più sui loro lettori. Nello specifico, sarà utilizzato un sistema di machine learning, anche se al riguardo Google non è voluto entrare nei dettagli precisi. Big G fornirà agli editori anche il proprio sistema di pagamenti per rendere molto più pratica la sottoscrizione di un abbonamento.

Utilizzando il motore di ricerca, chi ha sottoscritto un abbonamento vedrà comparire con maggiore frequenza le notizie della testata a cui si è abbonato.

Google tende la mano, dunque, agli editori, per offrire loro nuovi strumenti per migliorare il loro business e fare in modo che più utenti sottoscrivano un servizio a pagamento. Una strada non troppo diversa da quella che sta seguendo Facebook che ha già annunciato che a breve lancerà un servizio di sottoscrizione a pagamento delle notizie fornite dagli editori, all’interno della sua piattaforma.

Fonte: Google • Immagine: Denys Prykhodov via Shutterstock • Notizie su: ,