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WhatsApp sa quanto dormi

Una debolezza di WhatsApp permette di scoprire quasi tutto sulle abitudini degli utenti, compreso quanto dormono la notte.

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WhatsApp presenta una vulnerabilità che permette di scoprire le abitudini di una persona, tra cui a che ora va a dormire ed a che ora si alza la mattina. Più che di una pericolosa vulnerabilità, in realtà, si dovrebbe parlare di una debolezza congenita dell’app che permette di violare la privacy delle persone. La cosa ancora più inquietante, però, è che praticamente tutti sarebbero in grado di sfruttare questa debolezza di WhatsApp con un minimo di applicazione e l’utilizzo di un PC.

Il difetto dell’app di messaggistica istantanea di Facebook deriva dalle sue funzionalità che consentono di verificare se un utente è online e quando è stata l’ultima volta che ha avuto accesso all’applicazione. Funzionalità che permettono di sapere sempre quando una persona utilizza l’applicazione. Il problema è che l’opzione “ultima volta online” può essere disattivata ma WhatsApp non permette di nascondere la propria presenza online oppure no. All’apparenza, queste informazioni che l’app fornisce agli utenti possono sembrare innocue, ma raccogliere questi dati per ottenerne una visione d’insieme, permette di costruire una sorta di mappa delle abitudini degli utenti che consente di capire quanto tempo passano sull’app ed a che ora vanno a dormire ed a che ora si alzano.

L’allarme è stata lanciato da Rob Heaton, esperto di sicurezza. Per dimostrare come questi dati, all’apparenza innocenti, potrebbero essere utilizzati per violare la privacy delle persone, il ricercatore ha ipotizzato la realizzazione di una semplice estensione per il browser Chrome con lo scopo di seguire e registrare costantemente le attività dei propri contatti attraverso WhatsApp Web.

Da questi dati grezzi si potrebbe, dunque, conoscere molte delle abitudini delle giornate delle persone. Tuttavia, provando ad incrociarli, si potrebbe scoprire molto di più e cioè sapere chi ha parlato con chi e per quanto tempo.

Il ricercatore, inoltre, avverte che questi dati facilmente recuperabili, potrebbero essere poi venduti in massa ad aziende terze a scopi pubblicitari.

Il problema è che a questo problema non c’è un vero e proprio rimedio e WhatsApp non è l’unica app a soffrirne. Infatti, molti social network della rete, come Facebook, presentano la stessa debolezza.

Fortunatamente, questa estensione per Chrome è, al momento, solo teoria, ma secondo il ricercatore, realizzarla non sarebbe affatto un problema.