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Ads e fake news: qualche problema per Google

Bad advertising e tabloid cloaking: un problema per il gruppo di Mountain View, che sta prendendo le necessarie contromisure per contrastare il fenomeno.

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Si è parlato di recente di come lo scorso anno, a ridosso delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, il circuito pubblicitario di Google abbia mostrato inserzioni a tema riconducibili al governo russo. Oggi si torna sul tema, grazie a un report del New York Times, secondo il quale la stessa piattaforma di advertising avrebbe mostrato annunci ingannevoli su siti che si occupano di contrastare il fenomeno delle fake news come Politifact e Snopes.

Lo stile è quello tipico del clickbait, in cui vengono fornite informazioni parziali in modo da attirare il visitatore verso il click e indirizzarlo poi a versioni contraffatte di portali noti come People e Vogue. Vengono forniti due esempi: il primo richiama l’attenzione con il titolo “Melania isn’t staying at the White House” (“Melania non vive alla Casa Bianca”), l’altro recita invece “Televangelist Joel Osteen is leaving his wife” (“Il predicatore Joel Osteen sta lasciando la moglie”), con una grande immagine a supporto, per poi proporre l’acquisto di un prodotto, in alcuni casi una crema anti invecchiamento.

Una delle inserzioni ingannevoli che prende di mira la first lady statunitense

Una delle inserzioni ingannevoli che prende di mira la first lady statunitense (immagine: The New York Times).

Un comportamento di questo tipo è ben noto a Google, che lo definisce tabloid cloaking: solo lo scorso anno sono stati oltre 1.300 gli account eliminati per averlo attuato. Ciò che suscita interesse, in questo caso, è che il bad advertising in questione prende di mira proprio i siti che si occupano del fact checking, dunque quelli impegnati nella lotta alle bufale e alle false notizie che circolano in Rete. Un portavoce di bigG è intervenuto sulla vicenda, affidando una dichiarazione ufficiale alle pagine di Engadget.

Come sempre, quando scopriamo pratiche pubblicitarie ingannevoli sulle nostre piattaforme ci muoviamo rapidamente per contrastarle, talvolta sospendendo l’account del responsabile. In aggiunta, forniamo agli editori controlli che permettono loro di bloccare specifiche tipologie di inserzioni o di inserzionisti. Lo scorso anno abbiamo eliminato gli account di oltre 1.300 inserzionisti per tabloid cloaking e la scorsa settimana abbiamo annunciato un nuovo controllo che permette agli editori di bloccare le pubblicità in stile tabloid.

Fonte: The New York Times • Via: Engadget • Immagine: durantelallera / Shutterstock • Notizie su: