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Nuovo Digitale Terrestre: cosa c’è da sapere

Nuova corsa a decoder e televisori per gli italiani, arriva il Nuovo Digitale Terrestre: ecco cosa cambierà per gli spettatori e la prima roadmap.

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Corsa al decoder o all’acquisto del nuovo televisore: si ricomincia. A pochi anni dal passaggio definitivo dalle trasmissioni analogiche a quelle digitali, con un processo incominciato nel 2008 e conclusosi nel 2012, gli italiani devono prepararsi a un nuovo switch-off. La Legge di Bilancio 2018, infatti, sancisce la fine dell’attuale digitale terrestre per l’avvento di una nuova versione, su rinnovate frequenze e dalla portata di banda migliorata. Un percorso che troverà il suo termine ultimo nel 2022, con l’obiettivo sia di rendere più ricca l’offerta televisiva che di liberare frequenze per l’imminente arrivo del 5G. Ma cosa cambierà, nei fatti, per i consumatori?

La Legge di Bilancio 2018 non lascia spazio a molti dubbi: dal 1 luglio 2022, così come specifica l’articolo 89, tutto il territorio italiano dovrà essere già passato al cosiddetto Nuovo Digitale Terrestre. Uno standard che garantirà un’ampiezza maggiore di banda, trasmissioni qualitativamente migliori grazie a nuovi codec, nonché l’entrata sul mercato di nuovi attori. Un processo, però, che comporterà una nuova corsa all’acquisto dei decoder o, ancora, al cambio del televisore, così come è successo pochi anni fa.

Nuovo Digitale Terrestre: cosa è?

Il Nuovo Digitale Terrestre non è altro che l’evoluzione dell’attuale standard. Dal DVB-T1, di conseguenza, si passerà alle trasmissioni DVB-T2: rispetto alle odierne, basate sul codice MPEG-4, il sistema approfitta delle ottime capacità di compressione del formato H.265/HEVC, capace di occupare meno banda e di supportare trasmissioni fino agli 8K.

Non è però tutto, grazie alla riduzione della larghezza di banda per ogni singola frequenza, adottando il DVB-T2 sarà possibile garantire un numero pari o superiore di canali risparmiando spazio radio, liberando quindi frequenze per altri servizi. È il caso del 5G, la prossima generazione di connessioni mobile veloci, che proprio grazie all’imminente switch-off televisivo potrà occupare pienamente la banda dai 694 ai 790 Megahertz. Il 5G, capace di garantire anche in wireless velocità di trasmissione del tutto sostenute e paragonabili alla fibra, permetterà di portare la banda ultralarga sia in mobilità che presso le abitazioni più remote, tramite gli operatori specializzati in fixed wireless.

Cosa devono fare gli utenti?

Il passaggio al nuovo standard DVB-T2 comporterà, così come già avvenuto in passato, un adeguamento dell’apparecchiatura e degli impianti di ricezione da parte dei consumatori finali. Da gennaio 2018 tutti i produttori di televisori dovranno includere questo standard nei loro nuovi prodotti, affinché siano in grado di ricevere e decodificare sia gli attuali flussi MPEG-4 che i futuri H.265/HEVC. Di conseguenza, qualora si stia valutando l’acquisto di un nuovo televisore, sarà utile verificare il supporto alle nuove trasmissioni, affinché la propria scelta sia a prova di futuro.

Negli altri casi, qualora si volesse continuare a utilizzare un TV non dotato di ricezione DVB-T2, si renderà necessario l’acquisto di un decoder esterno. Questi apparecchi dovrebbero essere offerti al pubblico a poche decine di euro e, così come già avvenuto per il precedente switch-off, potrebbero essere rappresentati da piccoli set-top-box oppure da dongle HDMI, questi ultimi da nascondere comodamente dietro all’apparecchio televisivo. In alcuni casi potrebbe essere necessario anche l’adeguamento dell’impianto e dell’antenna di ricezione, poiché i siti di trasmissione potrebbero mutare o, ancora, poiché gli strumenti oggi in uso potrebbero non essere sempre compatibili con il nuovo standard. A quanto sembra, il Governo introdurrà un contributo proprio per l’acquisto del decoder, affinché la spesa delle famiglie sia il più possibile calmierata.

Quando avverrà?

Così come già accaduto per la precedente tornata, il passaggio al Nuovo Digitale Terrestre avverrà per scaglioni, con diverse fasi che coinvolgeranno di volta in volta le varie regioni dello Stivale. Entro la prossima primavera verranno definite da AGCOM e MISE le procedure per l’assegnazione delle frequenze liberate dallo standard, dopodiché dovrebbe giungere il calendario del passaggio regione per regione.

Il processo di switch off vero e proprio verrà inaugurato nei primi mesi del 2019, quando verranno realizzate le prime strutture tecniche di trasmissione e sperimentazione, mentre da gennaio 2020 si partirà con il cambio vero e proprio nelle varie zone d’Italia. A seconda del proprio luogo di residenza, e dei calendari che verranno prossimamente resi noti, potrebbero quindi volerci dai 2 ai 4 anni per approfittare del Nuovo Digitale Terrestre.