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Bitcoin, Ethereum e Ripple: la Cina è un problema

Il prezzo delle criptovalute è nuovamente scivolato al ribasso sulla scia delle voci provenienti da Cina e Corea circa una possibile stretta sui flussi.

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Il mercato orientale è quello dove le criptovalute hanno trovato maggior linfa per la propria ascesa ma, mentre l’occidente annusa le possibilità di questa nuova dimensione, è proprio dall’altra parte del mondo che iniziano a sorgere i dubbi principali. Dubbi che, in queste ore, hanno portato le principali criptovalute a crollare sotto il peso della propria fragilità: il Bitcoin, ad esempio, ha subito un nuovo ed ulteriore colpo al ribasso, passando dal picco di quasi 17 mila euro di metà dicembre agli attuali 10 mila. Non sono andate meglio criptovalute concorrenti quali Ethereum o Ripple, parimenti colpite dalle notizie provenienti dalla Cina.

Solo nelle ultime 24 ore:

  • Bitcoin -19%
  • Ethereum -22%
  • Ripple -33%

Cadono le criptovalute: cause

Il contesto è quello di un mercato che da tempo ha visto crescere le tensioni attorno alle criptovalute. Tali tensioni non si sono però mai tramutate in realtà in una fuga vera dalle monete virtuali, quanto più una ricerca di ulteriori opportunità speculative sulle nuove ICO emergenti. Su questo orizzonte si è innescato però un trend ribassista scatenato dalle voci provenienti dalla Cina, ove da giorni si discute sulla necessità di irreggimentare le azioni di mining per limitare i consumi energetici correlati.

A tutto ciò si è aggiunto un elemento ulteriore: le autorità cinesi sarebbero in procinto di regolamentare il mercato dei Bitcoin limitando l’accesso alle “piattaforme centralizzate”. Sebbene non meglio definite, tali piattaforme sarebbero tutti quegli strumenti di intermediazione che veicolano grossi quantitativi di denaro (es. Coinbase): la Cina non intende fermare i Bitcoin, insomma, ma di fatto ne abbatte il valore ipotizzando semplicemente una stretta sui principali canali di compravendita.

Speciale: Criptovalute

Rallenta il Bitcoin: scosse o assestamenti?

Scosse o assestamenti? Dipende da ciò che ci si attende per il futuro. Secondo alcuni, trattasi di scosse che preludono allo scoppio della bolla delle criptovalute, ove l’ostilità degli stati centrali può ridurre l’appetibilità di monete il cui valore è completamente e unicamente regolato dalla legge della domanda e dell’offerta. Secondo altri tali capitomboli aprono soltanto a nuove opportunità di rilancio, ampliando ulteriormente i margini speculativi per monete che in molti vedono a livelli ben più alti già nel breve/medio periodo.

Guardare al valore del Bitcoin in un range di 24 ore è infatti sconfortante per gli investitori, ma chi ha investito nella criptomoneta soltanto prima del mese di novembre è ancora ampiamente in attivo e può permettersi di aspettare, e sperare, in ulteriori picchi al rialzo. In un solo anno il Bitcoin è passato da un valore pari a 900 euro fino al picco di 17 mila, generando grandi entusiasmi e portandosi appresso anche una certa faciloneria nelle analisi. Ora più che mai i timori della bolla fanno la differenza tra chi fugge e chi entra, separando in parti uguali le previsioni apocalittiche da quelle intrise di ottimismo.

La realtà sta nelle news di ogni giorno, dai dubbi che stanno manifestando le autorità coreane e nella migrazione degli investitori tra le varie criptovalute in cerca di fortuna. La forte dimensione speculativa permane, trasformando Bitcoin, Ethereum, Ripple ed altre monete in vere e proprie montagne russe che eccitano i temerari e spaventano chi ha minore propensione al rischio.

Immagine: MartinMoellerOfficial • Notizie su: ,