La risposta a D'Alia giunge però immediata ed a firma di chi, con una proposta oppositiva prima e con l'affondamento dell'emendamento originario poi, ha nel frattempo raccolto consensi tanto dalla "base" quanto da un coro di esperti che si è espresso nel frattempo.
Spiega infatti Roberto Cassinelli, peraltro anch'esso militante tra le fila del Popolo delle Libertà, partendo espressamente dal caso sul quale si è espresso il collega dell'UDC: «è evidente che il senatore D'Alia non ha letto il testo del suo emendamento, o forse non l'ha capito. [...] videogiochi come Rapelay andrebbero censurati e tolti dal commercio, ma con l'articolo di cui ho proposto l'abrogazione, approvata dalla Camera, non hanno nulla a che fare. Il testo del senatore D'Alia prevedeva la possibilità di filtrare i siti web in cui comparissero istigazioni a delinquere o apologie di reato: è sufficiente una conoscenza elementare delle nuove tecnologie per capire che non è il caso di Rapelay, che non è un sito internet ma un software applicativo da installare sul proprio computer, che in alcuni Paesi viene anche distribuito su CD. È vero che si può anche scaricare da internet, ma mi pare davvero difficile trovare gli estremi di una istigazione a delinquere all'interno di un sito che mette a disposizione un file eseguibile da salvare ed installare sul proprio PC».
Inoltre: «tutti i gruppi, e non solo la maggioranza, hanno votato a favore dell'abrogazione del testo del senatore D'Alia: solo l'Udc ha proposto un emendamento alternativo che però non avrebbe risolto alcun problema. Per questo i ripetuti attacchi del partito di Casini sono davvero incomprensibili. Eliminando l'articolo 60 non abbiamo accontentato alcuna lobby, ma abbiamo evitato che l'Italia si facesse deridere dal mondo per l'introduzione di una norma giuridicamente e tecnicamente raccapricciante, che avrebbe soffocato lo sviluppo della rete ed inchiodato il nostro Paese ad un futuro retrogrado».
Ma il caso, con tutta evidenza, non è chiuso.
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