L'email inviata ai primi blog invitati spiega che è sufficiente chiedere di partecipare al programma tramite apposita iscrizione. A questo punto si fissa un prezzo (nella maggior parte dei casi pari a 1.99 dollari) ed entro 12/48 ore il blog è certificato per il servizio.
L'idea è interessante, le cifre sono proporzionate (bacchettata dai più, però, l'insignificante porzione del 30% lasciata agli autori, contro il 70% che Apple lascia agli sviluppatori del proprio marketplace), ma le risultanze effettive sono giocoforza minime (in Italia, se anche Kindle fosse disponibile e diffuso, probabilmente non ci sarebbe comunque alcuna "blogstar" in grado di ricavare una cifra significativa da una offerta simile). Con l'iniziativa "Kindle Publishing for blogs", però, Kindle cattura l'interesse dei maggiori blog della sfera tecnologica e ciò potrebbe moltiplicare il buzz attorno ad uno strumento che ha immediata ed assoluta sete di informazione attorno al proprio concept rivoluzionario. Il condizionale è però d'obbligo. L'offerta potrebbe cadere facilmente in un nulla di fatto, in una serie di sottoscrizioni che cadono nel nulla ed in un'idea troppo utopistica per poter restituire risultati che parlano il linguaggio della moneta.
Lo sforzo Amazon è comunque meritevole: se Kindle dovrà diventare l'iPod dei contenuti testuali (questa l'ambizione esplicitamente dichiarata), allora dovranno essere tanti e qualitativi i contenuti ospitati. Ed a guadagnarci dovranno essere in tanti, creando un ecosistema intero attorno al centro gravitazionale di Kindle.
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