28 Aprile 2005 ore 09:00

Greasemonkey, il web come lo vuoi

Cosa è e a cosa serve l'estensione per Firefox più chiacchierata del momento.

Qual è il punto di forza di Firefox? Negli ultimi mesi, gli uomini marketing della Mozilla Foundation hanno giustamente posto l'enfasi su quelle caratteristiche che meglio potessero far spiccare il loro browser rispetto ad un rivale come Internet Explorer in evidente difficoltà su specifici fronti: sicurezza, usabilità, privacy. L'estendibilità e le infinite possibilità di personalizzazione sono forse rimaste sullo sfondo, continuando però ad essere la feature preferita dagli utenti più avanzati. Tra le centinaia di estensioni disponibili, quella che sta generando più discussioni nelle ultime settimane è senza dubbio Greasemonkey. Vediamo di capire i motivi di tanto interesse.

Cominciamo col dire che, pur condividendo con le altre il meccanismo di installazione, più che di una vera estensione si tratta di una sorta di piattaforma che consente l'aggiunta nel browser di script utente personalizzati. Volendo usare una similitudine, potremmo dire che più che ad un programma somiglia ad un sistema operativo: serve ad eseguire altre applicazioni. Chi volesse provare Greasemonkey, dunque, dovrà prima installarla seguendo le semplici istruzioni contenute in questa pagina e poi aggiungere gli script che possono risultargli utili. Una lista completa è reperibile qui, ma se si è bravi, farseli da soli è un gioco da ragazzi.

Ma cosa si può fare con questi script? Sono fatti con Javascript, molti ne sfruttano le funzionalità più avanzate e possono modificare anche radicalmente l'aspetto e le funzionalità di un sito web. Ce n'è davvero per tutti i gusti e per tutte le esigenze, ma si possono suddividere grosso modo in due macrocategorie: quelli che applicano i loro effetti a tutte le pagine visitate e quelli specifici per certi siti. Qualche esempio. Posso andare sul sito di Wired o del New York Times, cliccare sui link in home page e ritrovarmi direttamente sulla versione per la stampa dell'articolo, in genere più facile da consultare e priva di pubblicità. Oppure faccio un giro su Amazon, cerco un libro e uno script mi aggiunge nella scheda un paio di link per verificare se quel libro è disponibile nella biblioteca pubblica sotto casa. Se seguo le news sul sito di CNN, invece, le posso consultare avendo prima fatto piazza pulita della barra laterale con la pubblicità. A questo punto, tutto dovrebbe essere più chiaro.

Una prima considerazione si può fare a riguardo degli aspetti 'etici' di Greasemonkey. È lecito intervenire in questo modo sul lavoro altrui? Per molti versi la risposta è sì. Uno script utente agisce sulla versione della pagina che si trova nella cache del mio browser, non danneggia niente e nessuno. Se compro un libro, qualcuno può per caso impedirmi di sottolinearlo o aggiungere commenti? Diverso è il discorso per la rimozione della pubblicità. Su questo punto il creatore di Greasemonkey, Aaron Bodman, è stato perentorio: si tratta di un comportamento scorretto, da scoraggiare. D'altro canto, come giustamente evidenzia Adrian Holovaty, sistemi per la rimozione delle varie forme di advertising presenti sulle pagine web sono in giro da anni e non si può davvero dire che abbiano avuto un impatto negativo. Puntare l'indice contro Greasemonkey su questo aspetto, come è stato fatto, è pertanto altrettanto scorretto.

Nello stesso intervento Holovaty aggiunge una considerazione molto interessante. Lungi dall'essere semplicemente un'espressione del potere che torna nelle mani dell'utente, Greasemonkey rappresenta per chi gestisce un sito un opportunità da cogliere. A cosa serve la maggior parte degli script? A migliorare l'usabilità o ad aggiungere nuove funzionalità. Se tanti utenti navigano su un sito muniti di un particolare script, vuol dire che qualcosa non va, ti stanno dando feedback, è un test di usabilità gratuito: invece di respingerli, non sarebbe più conveniente ascoltarli questi utenti?

Chiudiamo con la questione sicurezza. Che esiste e non va sottovalutata. Come si accennava, Greasemonkey fa uso di tecniche di scripting avanzate, sotto molto aspetti simili a quelle utilizzate per sfruttare a fini malevoli le falle di sicurezza di un browser. Niente e nessuno può garantire che uno script ufficialmente destinato ad uno scopo non esegua al contempo operazioni pericolose per la privacy e per la sicurezza di cui l'utente è inconsapevole. Senza arrivare alle esagerazioni di Forrester Research, che ha stilato un rapporto allarmato rivolto alle aziende mettendole in guardia dai pericoli derivanti da Greasemonkey (tre pagine, 49 dollari!), è sufficiente prendere qualche precauzione. Bodman ne suggerisce una su tutte: installare script solo realizzati da persone fidate, scaricandoli possibilmente da repertori ufficiali che abbiano alle spalle una comunità di sviluppatori attenta e vigile.

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Tags: firefox (179), estensioni (14), greasemonkey (2)

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