12 Novembre 2008 ore 08:00

23andMe, 23eNoi

23andMe, 23eNoi

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Abbiamo provato l'analisi del DNA promessa da 23andMe. L'azienda, recentemente premiata dal Time per aver proposto l'Invenzione dell'anno, ha forti interessi in comune con Google. E' giunto il momento di parlarne: il tag "23eNoi" nasce con questo scopo

Mille e più interrogativi

L'introduzione dell'analisi genetica nella medicina è destinata a sconvolgere il concetto stesso di salute. Nel video proposto v'è un piccolo spezzone del film Gattaca (1997), che già anni or sono affrontava l'argomento delineando un ipotetico futuro nel quale il concepimento naturale è quello programmato, filtrato e omologato dalla medicina. Senza voler navigare nella fantascienza, ad oggi è cosa dovuta confrontarsi con quelle che saranno le conseguenze dell'arrivo sul mercato di servizi quali 23andMe.

Evitando in questa sede di approfondire ulteriormente l'argomento (ma vi sarà tempo e modo), è facile elencare tutta una serie di interrogativi basilari che l'argomento stimola:

  • Privacy: l'analisi del DNA apre al mondo esterno tutta una serie di informazioni molto delicate su di noi. Nel momento in cui il mondo esterno potrà avervi accesso pubblicamente (qualunque ne siano le modalità), molti aspetti oggi segreti della nostra vita potrebbero diventare totalmente trasparenti. Una compagnia di assicurazioni potrà sbirciare nel nostro codice prima di farci una polizza sulla vita? Un datore di lavoro potrà forzare un candidato per un colloquio ad aprire il proprio DNA al fine di valutarne le capacità? In che misura le case farmaceutiche potranno avervi accesso? Chi e come avrà il compito di custodire o utilizzare tali dati?
  • E poi c'è Google. Il gruppo potrebbe utilizzare il DNA per unire inestricabilmente l'identità online all'identità reale, con un vero rapporto 1-a-1 tra persona ed account. Potrebbe altresì configurare AdSense così da colpire le persone loggate con pubblicità che meglio si addicono alle caratteristiche genetiche riscontrate. Fantasia? 10 anni or sono nessuno pensava ad una casella di posta da svariati Gb su cui una azienda avrebbe basato le proprie analisi per mostrare pubblicità mirate: perchè tra 10 anni, quando Google ritiene che l'analisi del DNA sarà «pratica comune», il gruppo non potrebbe voler fare altrettanto per ottimizzare il proprio rendimento? Occorre in questo contesto ricordare le frasi che pronunciò solo un anno fa Eric Schmidt, CEO Google, ai tempi dell'investimento in 23andMe: «gli algoritmi miglioreranno e miglioreremo la caratterizzazione delle persone [...] l'obiettivo è di permettere agli utenti di Google di effettuare domande come "cosa farò domani?" o "che lavoro farò?"».
  • Risvolti psichici e sociali: conoscere il proprio DNA è un'esperienza mistica. Significa andare oltre l'apparenza e scavare nel profondo: significa conoscere se stessi al di là dei sensi e delle sensazioni. Sapere di una mutazione genetica ereditata potrebbe cambiare rapporti umani, progetti per il futuro, lo stesso vivere quotidiano, il modo di guardare il mondo, il rapporto con un partner;
  • Interpretazione dei risultati: quelli che forniscono gruppi come 23andMe sono risultati basati su studi in divenire, su statistiche e probabilità, su dati che anticipano e non possono sostituire alcuna diagnosi. Se però il ricevente non è adeguatamente istruito, quella che è una probabilità potrebbe essere concepita come una sentenza, il che aggiungerebbe pesanti problemi psichici ad eventuali problemi già in essere a causa di difetti genetici verificati.
  • Disintermediazione della medicina: la disintermediazione è un fenomeno comune, ma quando c'è di mezzo la salute i dubbi in merito sono qualcosa di irrinunciabile. Quanto è sano un atteggiamento che spinge direttamente all'utente un kit per il prelievo del DNA? Quanto "evil" può essere un atteggiamento che cerca un profilo "consumer" per un ambito che su medici ed ospedali ha costruito la propria storia?

L'elenco potrebbe proseguire in modo quasi indefinito, estendendo ad ogni campo e ad ogni realtà il nuovo filtro interpretativo fornito dal genoma. I vantaggi sono sotto gli occhi di tutti, ma gli effetti collaterali potrebbero essere molto pesanti e potremmo non essere pronti ad affrontarli. Di qui la necessità di un approfondimento, di qui la necessità di una discussione estesa. Perchè il genoma riguarda ognuno di noi nella sua individualità, ma riguarda anche noi nella nostra organica complessità. È un fatto privato, ma è altresì un fattore in grado di cambiare sotto molti aspetti il profilo della nostra società e delle dinamiche su cui basiamo la nostra vita.

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