Facebook censura Il Giornale e Il Fatto Quotidiano
Facebook ha censurato i contenuti de Il Giornale e de Il Fatto Quotidiano. È successo nei giorni scorsi, colpendo così due testate politicamente schierate su poli opposti. Trattasi però di una censura non voluta, non cercata, e frutto semmai dell’opera di un gran numero di utenti che hanno voluto così protestare contro i contenuti ed i toni usati dalle due testate.
Sono in molti in queste ore a puntare il dito contro Facebook per il blocco avvenuto. La realtà dei fatti è quella di una sospensione temporanea dettata dalla necessità di rispondere alle segnalazioni sopraggiunte, con cui qualunque utente del social network può notificare i contenuti più improbabili per chiederne la rimozione coatta dal sito. La situazione vede insomma il risultato di una semplice operazione statistica, anche se non sono in pochi a cercare una sorta di matrice ideologica dietro attacchi di questo tipo. Spiega Il Giornale riferendosi al primo articolo bloccato sul social network:
Non è possibile ricaricarlo. A chiunque ci provi, appare un pop up che avverte: “In questo messaggio sono presenti dei contenuti bloccati che sono già stati contrassegnati come offensivi o spam”. Eppure non compaiono né insulti né commenti ostili. Non è il solo articolo che viene bannato. Sulla pagina di Facebook scompaiono, infatti, tutti i link degli ultimi due giorni. Impossibile trovare, per esempio, l’editoriale del direttore Alessandro Sallusti sull’esproprio della Cir ai danni della Mondadori.
Insieme agli articoli se ne vanno anche i commenti e i “mi piace” dei lettori
Il Giornale delinea la tesi del “bavaglio” e del “complotto”, ma al tempo stesso scagiona Facebook: «Il social network segue semplici logiche di sistema. Ogni pagina ha un pulsante per segnalare eventuali infrazioni (insulti, calunnie, immagini di nudo o contenuti offensivi) dei termini di servizio. Quando i contenuti vengono segnalati da troppe persone, le “macchine” del social network rispondono in automatico bloccando il dominio e la sua diffusione».
Il gioco della contrapposizione politica sembra insomma far vittime tra chi esprime con maggior forza la propria antiteticità rispetto al versante opposto: l’ostracismo dell’utenza porta al blocco sul social network ed alle polemiche successive ed in tutto ciò a pagarne è il libero dibattito ed il libero uso di Facebook. Ma la questione si chiude con un semplice polverone.
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