Il comma 29 affonda assieme al ddl intercettazioni
Tanto tuono, che non piovve. Dopo aver discusso per giorni sull’opportunità o meno del comma 29, l’intero ddl sulle intercettazioni va improvvisamente in soffitta portandosi appresso i veleni, gli scontri e gli emendamenti che avevano fatto seguito alla proposta di Angelino Alfano.
A mettere una definitiva pietra sopra il ddl è Fabrizio Cicchito: «A questo punto l’esame del testo verrà rinviato». Il che, vista l’attuale situazione in Parlamento, sembra suonare come un addio definitivo al progetto. La Lega si è infatti opposta, spiegando che le priorità sono in questo momento altre; il PD si è schierato contro fin dalla prima ora; il “terzo polo” si defila; lo stesso PDL si trova diviso. La conclusione è quella più ovvia: ddl nel cassetto, se ne parlerà probabilmente in una nuova legislatura.
La bolla dell’ennesimo bavaglio si è sgonfiata così tanto in fretta quanto in fretta il problema era sorto: la proposta dell’on. Alfano, gli emendamenti dell’on. Cassinelli, le proteste della piazza e la barricata della Rete culminata nello sciopero di Wikipedia rimarranno nella storia come l’ennesima macchia alla libertà di espressione online, ma ancora un volta l’esplosione non fa danni: il bavaglio si è consumato in un fiume di parole prive di risultato e per una volta i disordini della politica hanno portato ad un esito auspicato ed auspicabile.
Il comma 29 affonda assieme al barcone di cui faceva parte. E per un po’ non se ne parlerà, probabilmente, più.
Se vuoi aggiornamenti su Il comma 29 affonda assieme al ddl intercettazioni inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:














