Il Partito Pirata scende in campo
«Per il partito pirata è arrivato il momento della svolta: a Trento – dove si è svolto l’IGF – abbiamo deciso di prendere parte al prossimo appuntamento elettorale»: con queste parole prende forma il nuovo schieramento partitico che con le elezioni previste nel 2013 (a meno di improvvisi intoppi sulla strada di Mario Monti) scenderà in campo per difendere i propri ideali.
Non c’è ancora un programma né una leadership da annunciare, ma si tratterà di un progetto «con forme e metodi che decideremo tutti assieme, in rete». La rete che si fa oggetto, ma che si fa anche metodo: il Partito Pirata intende portare il verbo digitale in Parlamento, ripercorrendo così le orme che esperienze simili hanno già raccolto frutti in Svezia (fino a giungere al Parlamento Europeo) ed in Germania (rastrellando quasi il 9% dei voti).
Con un ostacolo immediatamente sul proprio percorso: «già crescono i tentativi di imitazione. Insomma: non siamo neanche in campagna elettorale e già sono nate le liste clone. Una in particolare, usa il nostro nome e i nostri simboli ma certo non i nostri contenuti. È nata su iniziativa di persone e ambienti legati alle major, di tutto si occupano meno che di difendere il diritto delle persone alla condivisione della musica, dei saperi, della cultura. Si chiamano pirati ma sono gli avversari dei pirati». Bando alle imitazioni, insomma: «quei finti pirati potrebbero fare danni alla causa delle libertà digitali. Ci faremo rispettare in ogni sede, anche legale, ma intanto un consiglio ai pirati, quelli veri: stare alla larga da chi sventola la bandiera della Filibusta ma lavora con le major (una veloce ricerca con Google del loro “portavoce” vi può rendere edotti di chi veramente sono a differenza di quello che sembra professino)».
Poche ore più tardi il partito stesso muove il primo passo, chiedendo alla base di esprimere la sua prima opinione: il movimento deve occuparsi solo di diritti digitali, di tutti i temi sociali o della totalità delle tematiche pur privilegiando la propria vocazione? Il sondaggio è aperto, la strada è lunga. Ma ha una tappa già nel mirino: il 2013, alle urne.
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