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LinkedIn, class action dopo il furto di password

Davide Falanga,

Nessuno degli account coinvolti nel furto di password sembrerebbe esser stato coinvolto in accessi da parte di estranei, ma la vicenda potrebbe costare cara a LinkedIn: in seguito agli attacchi subiti dal social network che hanno consentito ad un gruppo di malintenzionati di sottrarre le password di circa 6.5 milioni di utenti, infatti, alcuni di essi hanno indetto una class action contro l’azienda. L’obiettivo è quello di ottenere un risarcimento pari a 5 milioni di dollari.

La documentazione presentata presso la Corte Federale di San José, in California, del resto parla in maniera piuttosto chiara: il social network è accusato di non aver allestito misure di protezione sufficientemente robuste da impedire incursioni dall’esterno, secondo gli utenti a causa della negligenza da parte del team che si occupa della sicurezza del portale. LinkedIn, insomma, avrebbe violato il contratto che vincola l’azienda ai propri utenti, non rispettando alcuni fondamentali standard aziendali.

A guidare la class action è Katie Szpryka, un utente in possesso di un account Premium che ha inoltre citato nella documentazione il caso Guess!, società di abbigliamento accusata nel 2003 di non aver protetto i dati dei propri clienti mediante algoritmi di cifratura. Presto potrebbero giungere ulteriori sviluppi in un caso che rischia di costare piuttosto caro al social network professionale.

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