Un obolo per la Diaspora

Giacomo Dotta,

«Vi amiamo. Si. Davvero, vi amiamo». La promessa d’amore del team Diaspora nei confronti dei propri utenti, però, potrebbe non bastare: il denaro vale più di una semplice pacca sulla spalla, ed è il denaro infatti che il team chiede alla propria community.

Diaspora è nato come un progetto ambizioso che annida nella protesta la propria natura. La protesta è contro Facebook, o meglio contro un modo preciso di intendere il social networking. Quel che Diaspora intende fare è traghettare l’utenza verso una nuova dimensione aperta della socialità online, presentandosi pertanto chiaramente come il Davide che intende sfidare Golia: un team giovane, un’idea dinamica, un ideale di fondo e tanta intraprendenza configurano il mix messo in campo per tentare l’avventura.

Il mix, però, necessita di un collante fondamentale: il denaro. Per questo motivo il team Diaspora chiede ai propri utenti un obolo da 25 dollari con cui finanziare lo sviluppo dell’idea. Non è questione di profitto, ma soltanto la ricerca di un sostentamento essenziale per proseguire.

Diaspora, fino ad ora, ha vissuto però di grandi promesse e di scarsi risultati. La richiesta di denaro al pubblico potrebbe essere un tentativo estremo per evitare i venture capital, oppure l’auspicio di nuovo ossigeno per poter procrastinare la chimera di un anti-Facebook. Rimangono, in entrambi i casi, 25 dollari, ossia una buona dose di fiducia e di coinvolgimento. Non sarà facile, pertanto, ottenerli.

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