Speciale Mobilità innovativa

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Mobilità innovativa

La mobilità del futuro è il frutto di una serie di sfide che il settore sta affrontando in questi anni. E sebbene la forma che prenderà la mobilità non è certa, quel che è sicuro è il modo in cui nuovi processi intelligenti ne integreranno strumenti e modalità, trasformando alla radice il modo in cui le persone si spostano, viaggiano, condividono percorsi e gestiscono le proprie risorse. A cambiare è anzitutto l'auto, strumento primo della mobilità personale, poiché a mutare sono le condizioni di guida, le motivazioni che spingono le persone a spostarsi sul territorio e la percezione stessa che si ha del tempo passato all'interno dell'abitacolo. L'innovazione sta per ridisegnare gli architravi della mobilità e presto il cambiamento coinvolgerà centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Con forti benefici per l'intera società.

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Quanta innovazione c’è nel mondo automotive? Molta, continua. Ma quanta di questa energia è effettivamente indirizzata ad un cambiamento vero delle abitudini delle persone? In passato poco, arrivando ad una sorta di innovazione fine a sé stessa; il contesto oggi è invece differente e c’è il pieno sentore del fatto che dietro l’angolo possa celarsi una rivoluzione.

Ma a cambiare non sarà soltanto l’automobile: l’auto del futuro, quella che nascerà dalle pulsioni innovative di oggi, sarà soltanto un tassello di un più ampio cambiamento destinato a coinvolgere l’intero sistema di mobilità. L’innovazione permea dunque le strade come i veicoli, le persone come i sistemi di navigazione satellitare, le applicazioni come il trasporto pubblico. A mutare è un intero orizzonte e, sebbene ancora non sia chiaro il percorso che porterà a questo nuovo tipo di mobilità, è chiaro invece il fatto che il cambiamento abbia già intrapreso direzioni chiare.

Innovazione e automotive

Una definizione del 1996 identifica l’innovazione come «l’atto e l’effetto dell’innovare, cioè dell’introdurre concetti, metodi, strumenti nuovi». L’innovazione è pertanto un processo, un percorso che inizia in un dato momento e cambia le caratteristiche della situazione di partenza all’interno di un determinato arco temporale. Il risultato finale è qualcosa di differente rispetto alla partenza, presumibilmente migliore: l’innovazione si fa normalmente carico di un fagotto di valori, promettendo all’uomo di migliorare le condizioni di vita a fronte dell’accettazione di un cambiamento. L’inerzia è infatti il contrappeso all’innovazione: è lo stato di equilibrio, l’appianamento del gap tra domanda e offerta, tra desiderio e appagazione.

Il fatto che l’innovazione sia il bene e l’inerzia sia il male è una sorta di imprinting culturale che questi decenni “veloci” inculcano, non senza una certa forza, nella mentalità diffusa. L’innovazione, però, non sempre è buona: lo è quando le condizioni di partenza si rivelano peggiori di quelle di arrivo, e normalmente è soltanto il senno del poi a poter dirimere questo giudizio. Tuttavia la pulsione al cambiamento è solitamente l’insoddisfazione, l’emergere di nuove necessità, l’ambizione al miglioramento. Quando l’innovazione non è fine a sé stessa, dovrebbe quantomeno essere dettata da buoni propositi: fa parte della natura umana la ricerca di uno status migliore, giorno dopo giorno. E fa parte della forza della mano invisibile del mercato il promuovere quelle soluzioni che, facendo leva sul cambiamento, suggeriscono possibili passi in avanti.

L’automotive è l’ambito nel quale la “next big thing” sta per prendere corpo. Lo dicono molti indizi, lo dice una semplice constatazione: l’innovazione riesce ad attecchire quando il contesto è maturo a tal fine. E il contesto è assolutamente quello migliore: la società esprime il bisogno di nuove modalità di trasporto, l’industria dell’automotive è pronta a rispondere a tale necessità (non a caso un gruppo come Ford ha da tempo improntato la propria mission sul “Go Further”) e la tecnologia sta mettendo in campo tutti gli ingredienti necessari per dare il via ad un feroce cambiamento. Il più incisivo di sempre, dopo l’invenzione dell’auto.

Alcuni punti fermi dell’innovazione che verrà:

  • Le auto elettriche e tutto quel che ne concerne
  • Nuove espressioni di mobilità intelligente e nuovi modelli per la viabilità urbana
  • La nascita di una rete sul modello dell’Internet of Things che connette persone, ambiente e veicoli
  • L’insorgere di una nuova intelligenza che porterà le auto verso la guida autonoma
  • La maturazione di una nuova consapevolezza legata alla sostenibilità

Pulsione al cambiamento

Per Ford pensare come una startup è un atteggiamento endemico: noi stiamo incoraggiando tutti nella nostra azienda a fare altrettanto. Vogliamo sfidare la tradizione, senza dare nulla per scontato, e prenderci i nostri rischi per migliorare l’esperienza del cliente.

Mark Fields, CEO Ford

È sufficiente questa frase per avere il pieno polso della situazione: il mercato non solo ha deciso di puntare forte sull’innovazione, ma vuole rendere la stessa un ingrediente «endemico», un meccanismo proprio del processo. Innovare non deve essere solo uno strumento, ma un vero e proprio atteggiamento: deve essere pulsione quotidiana, finalità prima, poiché di fronte c’è uno scoglio da superare.

Il settore, insomma, ha piena coscienza della missione che ha di fronte ed intende pertanto abbracciarne le ambizioni per passare ad un nuovo storico capitolo dei veicoli a quattro ruote. Le parole di Mark Fields sono avvalorate dal fatto che giungono da una azienda come Ford, con 100 anni di storia alle proprie spalle, pilastro primo del mondo automotive a livello internazionale e oggi avanguardia dell’innovazione del comparto. Erica Klampfl, global future mobility manager del gruppo, ha spiegato a suo tempo di apprezzare con vigore le risorse che il gruppo sta dispiegando per ricerca e innovazione:

Ogni esperimento è diverso e per fortuna Mark (Fields, ndr) ci sta dando la possibilità di provare soluzioni senza fare pressioni sulla riuscita dei tentativi. Ora conosciamo meglio le tecnologie, gli aspetti del business, i prodotti che vogliamo offrire e con chi collaborare per realizzarli.

La pulsione al cambiamento è oggi pertanto alla base del modo d’essere dell’industria delle quattro ruote: ne è il principio e ne è la fine, poiché le dinamiche innescate stanno comprimendo i processi tradizionali fino a far congiungere tutti i passaggi che solitamente separano un’idea dalla sua realizzazione: la sperimentazione è divenuta invece prassi continua, nel tentativo di far compiere ogni singolo giorno un passo avanti ad un settore che ha rifiutato l’inerzia nel bisogno evidente ed avvertito di cambiare marcia.

Innovazione e disruption

I processi innovativi non sono mai stati lineari. La storia insegna che, sebbene l’innovazione sia continua e persistente, ha sempre vissuto forti strappi che hanno impresso radicali accelerazioni. Questi strappi hanno sì segnato cesure e ferite, ma al tempo stesso hanno espresso tutte le energie necessarie per rimarginare il passato ridisegnando il nuovo.

L’innovazione nel mondo automotive sta aspettando un balzo di questo tipo: l’evoluzione ha ormai messo mano ad ogni singola componente del settore, dai motori all’infotainment, passando per carrozzerie e intelligenza di bordo, ma l’evoluzione ha ora la necessità di farsi portatrice di un carico rivoluzionario. Innovare le singole componenti, infatti, non basta più: quel che serve è ora un balzo di sistema che possa aprire al mercato non soltanto nuova tecnica, ma anche nuovi sfoghi sui quali applicare investimenti e creatività.

Negli ultimi dieci anni, ad esempio, ogni singolo elemento costituente l’automobile tradizionale è stato ripensato: i sensori si sono moltiplicati, la connettività a bordo è divenuta elemento “standard”, il sistema informativo in-car si è fatto sempre più ricco e completo, iniziano addirittura a mutare i canoni di dialogo e interazione tra auto e pilota.

Si parla di “disruption” non a caso, quindi: la mobilità e l’automotive del futuro inizieranno a disegnare i propri confini erodendo quelli odierni. L’automotive odierna è antesignana di quella che verrà, ma entro pochi decenni potrebbe essere ricordata nostalgicamente come il tramonto tecnologico del ‘900. Ed è ormai chiaro come i tempi siano contingentati: la tabella di marcia è quasi tracciata, gli annunci si susseguono a ritmo febbrile ed una intera industria è compatta nel predire che tutto sta per cambiare.

Innovazione: dall’evoluzione alla rivoluzione

Passare dall’evoluzione di uno strumento alla rivoluzione di un settore significa ragionare all’interno di una nuova dimensione. Il collante tra le due realtà è la consapevolezza di quel che sta accadendo. Quando una rivoluzione prende piede, infatti, si tratta di una deflagrazione per molti versi attesa, nella quale varie condizioni vengono a delinearsi aprendo di fatto la strada alla materializzazione del grande balzo che dà origine alla disruption.

L’evoluzione dell’auto e della mobilità ha scritto la storia del settore nell’ultimo decennio, aggiungendo ulteriore valore ad ogni singolo elemento del veicolo per mezzo della tecnologia. Ma la rivoluzione è altro: non la si misura nella velocità con cui la tecnologia risponde alle esigenze del mercato, ma nella capacità di far crescere organicamente il sistema nel suo complesso. La rivoluzione è di per sé totalizzante, onnicomprensiva, muta attori e processi ridefinendo l’intero quadro della situazione.

Ne sono esempio classico l’auto a guida autonoma, oppure i nuovi modelli di mobilità intelligente che ispirano le città del futuro: trattasi di ambiti nei quali l’automotive è qualcosa di altro ed ulteriore, cambia strumenti e significati, coinvolgendo non soltanto le persone ma l’intera società. La rivoluzione è un balzo organico, destinato a riscrivere la storia ed i modelli culturali che vi fanno riferimento.

Il cambiamento culturale

Il progresso tecnologico e scientifico ha ovviamente effetti socioeconomici. Questi sono generalmente analizzati come il risultato meccanico di fenomeni di natura tecnica. […] Ma gli effetti sociali del progresso tecnologico non sono solo riconducibili a processi tecnico-meccanici.

Giorgio Barba Navaretti e Domenico Siniscalco

La storia dell’auto è esemplare nel tracciare linee nette di congiunzione tra l’evoluzione tecnologica e l’evoluzione sociale e culturale. L’auto, soprattutto nel 1900, è diventata bene in grado di cambiare il modo di vivere, di intendere gli spazi, di tracciare la propria levatura sociale, di rapportarsi con le comunità e molto altro ancora. Oggi, sia pur a seguito di dinamiche più vaste e capillari, il mondo della mobilità torna ad essere al centro del cambiamento.

Non è certo un caso: la mobilità delle persone nello spazio è il pentagramma su cui sono disegnati i rapporti sociali, dunque la virtualizzazione di comunicazioni ed amicizie non poteva che incidere a fondo proprio in questo settore.

Il concetto di auto sta per mutare: non più un carro senza animali al traino, ma una sorta di involucro responsabile della parentesi spazio-temporale tra la partenza e l’arrivo; il concetto di proprietà sta per cambiare, con il concetto di condivisione a farsi motore primo del cambiamento; il concetto di mobilità urbana sta per mutare, portandosi appresso un profondo ripensamento degli spazi e dei tracciati di viaggio.

Se cambia il modo in cui le persone si spostano, cambia il modo in cui le persone intendono tempo, spazio e strumenti coinvolti in questo processo. E tutto ciò ha ripercussioni molto forti sul rapporto tra la persona e il contesto circostante. Ignorare il fatto che ci si trovi di fronte ad un passaggio storico sarebbe un errore imperdonabile poiché significherebbe tradire alla radice la programmazione odierna del futuro nelle mani di scienziati, politici, ricercatori, amministratori locali, industria e tutti gli altri stakeholder della mobilità.