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porno

  • I domini .xxx tornano in discussione

    Il meeting ICANN di Lisbona in corso in queste ore vede il tld .XXX nuovamente all’ordine del giorno. La ICM Registry ha infatti apportato alcune migliorìe alla propria proposta e tenta così di saltare l’ostacolo delle contestazioni etiche al progetto

  • Filmava la moglie e la trasmetteva sul web

    Riprendeva la moglie nella doccia, in bagno e in camera da letto, quindi immetteva le immagini in rete per il piacere vojeristico di terze persone. L’uomo, 42 anni, dovrà ora rispondere di violazione dell’art.615 bis rischiando fino a 4 anni di carcere

  • I domini XXX tornano d’attualità

    Vennero proposti come via preferenziale alla lotta contro la pedopornografia. Vennero respinti come strumento inadeguato alla lotta etica promessa. Vengono riammessi come possibile soluzione previe modifiche. La storia dei domini .xxx continua

  • Zune vendesi con tanto di XXX

    Zune è al centro di una serie di casi problematici quantomeno strani: il player è stato venduto in alcuni casi con precaricate alcune immagini di contenuto pornografico: rimborso e scuse sono scattate all’istante, ma ancora non emergono responsabilità

  • L’1% del web è porno

    Circa l’1% del World Wide Web sarebbe «sexually explicit», ovvero in qualche modo ricollegato a materiali ed attività pornografiche. L’annuncio arriva dalla CNN, ove in uno speciale si sottolinea il fatto che una ricerca commissionata dal Governo USA andrà a costituire importante allegato della COPA (Child Online Protection Act) nel momento in cui sarà rivista [...]

  • Troppi stupri? E’ anche colpa di Internet

    L’aumento del materiale pornografico alla portata dei ragazzi è la causa dell’aumento di taluni reati legati alla sfera sessuale. In questo Internet ha le sue colpe e con una proposta di legge l’on. Nan intende limitare l’accesso a taluni siti web

  • Niente porno su Yahoo!

    Yahoo! rinuncia a vendere videocassette e dvd hard-core per non finire nuovamente davanti a una corte di giustizia. Decisive le pressioni dell’Associazione Famiglie Americane.