Intel organizza un emozionante viaggio all'interno di se stessi. Per partecipare a "The museum of me" è sufficiente concedere ad Intel l'accesso al proprio account su Facebook: il gruppo analizza immagini, aggiornamenti di status, amicizie, "mi piace" ed ogni altra attività e ne compone un collage composito.
Una volta analizzati tutti i dati, il servizio li ricompone all'interno di un vero e proprio museo: una stanza di fotografie, una per gli status, una per i video. E poi il laboratorio finale, ove i robot Intel lavorano per ricomporre l'intera trama del proprio tessuto sociale.
Per esplorare il museo di se stessi è sufficiente accedervi e garantire ad Intel l'accesso al proprio account Facebook: guardare sé stessi in un museo non può che essere un'esperienza di sicuro impatto.
Facebook, ovvero la vetrina dove lo sconosciuto che non interessa a nessuno espone i dettagli insignificanti della propria esistenza anonima. Chi pensava che il culmine della vanità fosse stato raggiunto deve ricredersi: il museo Intel arriva a completare l’opera futile scolpendo con dei labili bit il piatto percorso di questo signor nessuno, portando il parossismo narcisistico ad un livello mai raggiunto prima.
O tempora, o mores….