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Alpha Protocol

La lunga gestazione rovina un Action-GDR di per sé interessante e con buone idee

Voto WebNews
7,1
Data di uscita

28 Maggio 2010

Giudizi
  • Giocabilità6,5
  • Grafica7,1
  • Sonoro7,8
  • Longevità7,0
Pro

Componente GDR profonda. Valido sistema di gestione dei dialoghi. Intelaiatura narrativa convincente. Possibilità di esercitare un certo libero arbitrio sul coordinamento delle missioni

Contro

Sequenze action viziate da un sistema di gioco alquanto superficiale. Gravi lacune in sede di I.A. Level design lineare. Comparto grafico generalmente datato

Di ,

Trama

Gioco di ruolo dalle marcate connotazioni action, Alpha Protocol è il frutto della collaborazione tra gli sviluppatori del team Obsidian Entertainment e il producer SEGA. Come molti ricorderanno, la gestazione del progetto si è rivelata piuttosto complessa, tant’è che a seguito degli ingenti ritardi accumulati sulla tabella di marcia, si era più volte parlato di una sua probabile cancellazione…

Per fortuna, i responsabili dei lavori sono riusciti ad avere la meglio sugli eventi, confezionando un titolo che, pur risentendo di alcuni evidenti difetti, presenta diversi spunti interessanti, a partire da una trama dai forti connotati spionistici.

Nei panni di Michael Thorton, un veterano della National Security Agency tradito dal suo stesso comando, i giocatori saranno chiamati a ricostruire un complesso complotto politico su larga scala, i cui estremi rievocheranno, in più di un’occasione, tematiche e spunti narrativi cari ai romanzi di Robert Ludlum, con particolare riferimento alla famosa trilogia di Jason Bourne.

 

Il gameplay di Alpha Protocol mira a fondere soluzioni di stampo GDR a sequenze più dinamiche, che prendono corpo sfruttando il supporto di una prospettiva in terza persona di impronta piuttosto convenzionale. A conferire ulteriore spessore a questo concept, subentrano elementi mutuati direttamente dal genere adventure come i dialoghi a scelta multipla, che, garantendo agli utenti la possibilità di influenzare sensibilmente il corso degli eventi, nonché i rapporti interpersonali con i PNG, chiudono il cerchio intorno a un impianto strutturale quantomeno elaborato.

Avventurarsi nell’universo di Alpha Protocol significa, innanzitutto, attribuire al buon Thorton una classe di specializzazione che ne contraddistingua l’attitudine sul campo di battaglia. Che si propenda per una filosofia più steatlh o magari per un approccio meno prudente, con tanto di repertorio corpo-a-corpo annesso, il sistema di gioco si mostra flessibile, favorendo la creazione di un alter ego dalle molteplici risorse.

Grazie all’impiego di un comodo sistema di gestione dei punti esperienza e alla parallela possibilità di acquistare equipaggiamenti speciali presso opportuni punti vendita, il giocatore ha, inoltre, modo di alterare costantemente il potenziale tattico o fisico del protagonista; è senz’altro intrigante scoprire che le missioni possono essere affrontate in piena libertà, senza che determinate inclinazioni si rivelino incompatibili col conseguimento degli obiettivi prefissati.

Alla luce di tutto ciò, è davvero un peccato constatare che le qualità appena elencate vengano vanificate non appena ci si ritrova dinnanzi al gioco vero e proprio… Piuttosto che riflettere in modo adeguato l’accuratezza statistica riservata alle fasi di briefing, Alpha Protocol finisce col cascare proprio sul più bello, riducendosi a un’esperienza troppo superficiale e stiracchiata.

Se in ambito stealth il fattore di coinvolgimento risulta, ad esempio, compromesso da evidenti lacune riscontrabili nell’IA agli avversi avversari, le cose non fanno che peggiorare sotto il profilo delle sezioni shooter, inaridite dalla presenza di scenari fin troppo chiusi e da un sistema di controllo non esattamente raffinato.

Tutto ciò non fa che appiattire ulteriormente un ritmo di gioco modesto, reso tale dall’eccessiva linearità riscontrabile nella struttura delle missioni. A eccezione dei minigame volti a rappresentare eventuali operazioni di hacking, le missioni principali non prevedono soluzioni che esulino dalla copertura della distanza che intercorre tra il punto A e il punto B delle ambientazioni.

Anche la longevità è pressoché ordinaria e la contingente assenza del Multiplayer rendono il gameplay di Alpha Protocol incompiuto.

 

Dal punto di vista meramente tecnico, Alpha Protocol cerca di trarre il massimo possibile da un impianto grafico non freschissimo, la cui intelaiatura portante pare accusare, qua e là, le conseguenze di uno sviluppo travagliato. Data la turbolenta gestazione, si tratta di un aspetto che avevamo già messo in conto, tuttavia l’impatto scenico non è proprio esaltante, per quanto ancora all’interno di standard accettabili.

Le maggiori perplessità emergono dalla complessità dei modelli poligonali, i quali non trovano un adeguato alleato nelle routine di animazione loro abbinate: più essenziali che legnosi, riflettono l’esigenza di voler contenere ogni eccesso, al fine di non appesantire troppo un U3 Engine che pare già avere il suo bel daffare per gestire le sezioni più dinamiche.

In tal senso, riteniamo senz’altro encomiabile la volontà di applicare ai fondali e agli elementi di scena parametri fisici piuttosto sensibili, come pure il particolare taglio registico riservato alle sequenze narrative. Giusto in proposito vale la pena di porre l’accento sulla discreta cura riservata alla rappresentazione delle emozioni dei personaggi: un elemento su cui i giocatori avranno modo di esercitare un controllo diretto nell’ambito dei dialoghi.

Il comparto sonoro è un lavoro pulito: pur non toccando vette di eccellenza in fatto di melodie, effettistica o doppiaggio, contribuisce senza dubbio a creare un’atmosfera pertinente ai temi trattati.

Compromesso in parte da problematiche legate ad aspetti che esulano dalle capacità effettive del team di sviluppo, Alpha Protocol finisce pertanto col piombare nel limbo del “vorrei ma non posso”. A prescindere da tutto, vi consigliamo comunque di provarlo, soprattutto se amate il genere e se siete inclini ai compromessi.

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