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Army of Two: The 40th Day

Non una semplice nuova missione per Rios e Salem, ma un gioco tutto da godere!

Voto WebNews
8,7
Data di uscita

15 Gennaio 2010

Giudizi
  • Giocabilità9,0
  • Grafica8,8
  • Sonoro8,5
  • Multiplayer9,2
  • Longevità8,0
Pro

Comparto grafico di forte impatto. Gameplay collaudato e impreziosito da validi innesti strutturali. Ritmo di gioco rutilante. Struttura narrativa più avvincente. Strepitosa sezione Multiplayer

Contro

Il sistema di gioco penalizza un po' l'esperienza in Single Player. Occasionali sbavature tecniche più percettibili in versione PS3. Grado di sfida piuttosto esile a livello Normale

Di ,

Giocabilità

Mettiamo subito le cose in chiaro: analogamente al suo predecessore, Army of Two The 40th Day è un titolo che trae linfa dal multiplayer, e più precisamente nell’ambito della Modalità Co-Op. Sebbene i ragazzi della EA Montreal, infatti, abbiano fatto davvero l’impossibile per arricchire l’esperienza in singolo, esiste ancora un bel gap tra ciò che può offrire se vissuto in compagnia di un giocatore in carne e ossa e quanto invece riesce a simulare facendo leva sull’Intelligenza Artificiale della CPU.

Detto ciò, va precisato che ogni singolo aspetto del gameplay proprio del primo Army Of Two è stato sottoposto a un ricco aggiornamento, il che si traduce, senza ombra di dubbio, in una delle più coinvolgenti rappresentazioni virtuali di guerriglia urbana che abbiamo mai avuto modo di provare!

E quando utilizziamo il termine “guerriglia” non lo facciamo ovviamente a caso, bensì per sottolineare un aspetto fondamentale dell’impostazione del gioco: il ritmo. Riflettendo in tutto e per tutto le estreme condizioni di emergenza in cui si verranno a trovare i due beniamini subito dopo l’inatteso fallimento dell’iniziale missione di routine, il tutto si svolgerà secondo i canoni di un vero e proprio survival, piuttosto che su una più ponderata sequenza di missioni organizzate.

Morale della favola, i Army of Two: The 40Th Day dimenticatevi briefing e obiettivi strategici da colpire chirurgicamente: qui si combatte per portare a casa la pelle e sfuggire a una serie pressoché interminabile di scrosci di piombo a ogni angolo di strada.

In termini pratici, quest’approccio si traduce in un “modus giocandi” molto sincopato e frenetico che, manco a dirlo, esige un gioco di squadra collaudato al centesimo per garantire un valido coefficiente di sopravvivenza… Fortunatamente, questa volta, la possibilità di allestire azioni in tandem non sarà tuttavia circoscritta soltanto a determinate sequenze di gioco, né tantomeno resterà confinata a specifiche aree degli scenari, ma costituirà sempre una valida risorsa su cui fare affidamento in qualsiasi momento.

Oltre a maturare ovvie conseguenze in termini di spettacolarità e appagamento, questa soluzione agevola il fluire dell’azione su schermo, rendendo ogni manovra consequenziale e credibile. Non di meno, tale scioltezza strutturale influisce positivamente anche sull’accumulo delle risorse necessarie ad attivare quelle Special Feature cui Rios e Salem potranno contare nelle fasi più concitate della battaglia.

Oltre a potersi avvalere di scudi improvvisati quali portiere di auto, gusci antisommossa e sventurati bersagli umani, i nostri potranno come sempre fare appello all’Aggro System, per catalizzare l’attenzione degli avversari verso determinati obiettivi e tentare così sortite di aggiramento. Diversamente dal primo capitolo della serie, però questa azione non si risolve unicamente nel dirottare il fuoco nemico sul compagno mentre si agisce di soppiatto, bensì assume connotati in chiave stealth, nel caso in cui questi finga, ad esempio, la resa, abbassando così il livello di tensione degli ostili.

Un’altra differenza significativa tra Army of Two: The 40Th Day e il suo predecessore è insita nella conduzione della trama portante del gioco. Se nel primo Army of Two correva difatti in linea retta dall’inizio alla fine, qui sarà invece possibile alterare i suoi risvolti prendendo decisioni in determinati momenti topici di cui il gioco è costellato. Ribattezzate pittorescamente come Morality Moments, tali decisioni avranno anche un carattere etico.

Pur non stravolgendo l’evoluzione della storia, quest’artifizio contribuisce senz’altro a incrementare il grado rigiocabilità, alterando in termini positivi un fattore longevità altrimenti solo di poco superiore a quello offerto dal primo episodio.

Pollice in alto, infine, per l’Opzione Multiplayer di supporto, che si snoda lungo quattro differenti modalità, tra cui brillano per efficacia il Co-Op Death Match e l’Extraction Mode.

Giudizio tecnico

L’imponenza grafica di Army of Two: The 40th Day è sotto gli occhi di tutti da almeno sei mesi e non è certo superfluo sottolineare che la qualità del comparto visivo di questo sequel sovrasta in tutto e per tutto il pur pregevole impianto tecnico del suo precursore.

Piuttosto che esaltarsi attraverso un aggressivo restyling dei modelli poligonali, dell’approccio registico o anche solo della qualità delle texture, questa superiorità emerge principalmente in ambito strutturale, incontrando i propri punti di forza nel nuovo motore fisico e nella complessità degli scenari di contorno.

Si ha, in pratica, la netta sensazione che le strade di Shangai, e con esse i suoi ostili abitanti, non seguano un invasivo codice pre-impostato di eventualità, ma reagiscano in modo credibile e quanto mai vivo al passaggio di Rios e Salem. Acuita da un coefficiente di interazione con gli elementi di background molto più accentuato, questa sensazione trova effettivo riscontro nelle dinamiche di aggiramento dei nemici, come pure nelle loro strategie belliche. Questi ultimi non si limitano, difatti, a presidiare i punti chiave dello scenario, ma tendono a sfruttarne l’ampiezza e la conformazione a loro vantaggio.

Ad aggiungere ulteriore realismo a Army of Two: The 40Th Day, subentra peraltro la possibilità di abbattere o perforare mura e recinzioni mediante l’uso spregiudicato del vastissimo arsenale in forza ai due protagonisti del gioco: un elemento, questo, che di fatto esclude la possibilità di scovare un rifugio totalmente sicuro, visto che ripari e barricate saranno sempre suscettibili a determinate sollecitazioni.

Da segnalare, di rimando, la consistenza di un framerate molto solido che, quasi incurante della sontuosa effettistica abbinata a spari ed esplosioni, riesce a sorreggere, con una certa nonchalance, una mole di animazioni  davvero elevata, oltre che particolarmente efficace.

Tra siparietti comici, battute al vetriolo, boati clamorosi e graffianti “schitarrate”, i due eroi made in Electronic Arts mettono il punto esclamativo su un progetto davvero ben curato, che riesce a migliorare in tutto e per tutto il suo predecessore, gettando al contempo solide basi per un futuro ancor più roseo.

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