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C.O.P. The Recruit

Ubisoft sfida Rockstar e si lancia nella caccia al crimine di New York

Voto WebNews
7,3
Data di uscita

6 Novembre 2009

Giudizi
  • Giocabilità7,8
  • Grafica7,4
  • Sonoro6,5
  • Longevità7,3
Pro

Un vero free-roaming tridimensionale finalmente in versione portatile, ricco di missioni e ambientato in un mondo 3D vivo e pieno d’azione. Buon sistema di controllo

Contro

I limiti tecnici della console restano evidenti, così come alcune imperfezioni a livello di gameplay e una certa ripetitività

Di ,

Giocabilità

Ricalcando gli stilemi tecnici dei classici giochi free-roaming, C.O.P. The Recruit concede al giocatore massima libertà di movimento. In questo bisogna chiaramente concedere del tempo al tutorial che, passo dopo passo, illustra le principali meccaniche di gioco: questo è tuttavia l’unico momento in cui l’azione viene continuamente interrotta, prima di lasciar spazio a fantasia e improvvisazione.

Le possibilità concesse sono infatti molteplici e, pur seguendo la trama di base, si aprono a numerose missioni secondarie che possono essere affrontate a totale discrezione del giocatore. Aggirandosi per la città è infatti possibile ricevere segnalazioni o richieste da parte del distretto, e capita quindi di doversi lanciare all’inseguimento di un malvivente, così come di dover effettuare una ricognizione presso un punto ritenuto pericoloso.

Il tutto prevede un continuo alternarsi delle sessioni a piedi rispetto a quelle in cui si ritrova a bordo di veicoli vari. In questo secondo caso è possibile utilizzare le automobili regolari, ma anche ricorrere alla propria autorità per sottrarne ai passanti e togliersi qualche sfizio, magari requisendo un’auto sportiva! Per far questo è sufficiente posizionarsi in mezzo alla strada e, esattamente come succedeva anche in Wheelman, liberare il veicolo dal conducente per prenderne il controllo.

Per quanto invece riguarda le sessioni a piedi, ci si ritrova in un mondo ricco d’azione, esplorazione e combattimento. Utilizzando una visuale in terza persona, classicamente posizionata sopra la spalla destra del protagonista, C.O.P. The Recruit pone l’accento proprio sulle basilari azioni di interazione e combattimento.

Non si fanno, infatti, attendere i primi scontri a fuoco, nei quali Dan può ricorrere alla sua fedele pistola per avere la meglio sui malviventi della più diversa specie. Il sistema di combattimento poggia su un’interfaccia di controllo tutto sommato ben congegnata: mentre alla croce direzionale sono affidati gli spostamenti in tre dimensioni, lo schermo tattile gestisce le operazioni di puntamento verso il bersaglio. Una soluzione, questa, che si adatta perfettamente alle esigenze del giocatore, sebbene il semplice pennino sia largamente superato in favore del caro e vecchio wrist strap, solitamente dimenticato dai possessori di Nintendo DS.

Specialmente ricorrendo a questo accessorio, C.O.P. The Recruit riesce a dare il meglio di sé in quanto a sparatutto tridimensionale, garantendo fin da subito una grande confidenza con il sistema di controllo, che permette di muoversi, mirare e sparare (con il pulsante dorsale sinistro) senza il minimo intoppo.

La semplicità del tutto è comunque da estendere anche alle missioni alla guida di un veicolo, laddove tutto quel di cui si ha bisogno sono il pulsante di acceleratore, freno e freno a mano, per le immancabili sterzate acrobatiche, in grado di far guadagnare parecchi metri durante gli inseguimenti.

Durante lo svolgimenti dei diversi incarichi al giocatore è oltretutto concesso l’uso del CCC, un particolare tipo di PDA che permette di accedere a funzioni estremamente utili: con questo è infatti possibile navigare la città alla ricerca di una particolare via o zona, così come ottenere codici di accesso per sbloccare porte, senza considerare la funzione di database che archivia tutti i dati relativi ai personaggi con cui si ha a che fare durante l’avventura.

Insomma, uno strumento davvero indispensabile per un detective moderno, che tuttavia tende sovente a frapporsi un po’ troppo nello svolgimento delle missioni, spezzando la fluidità del gameplay: in alcuni casi, il CCC richiede di svolgere piccole azioni che suscitano un evidente senso di ripetitività e macchinosità. Un difetto che emerge specialmente considerato in rapporto a un sistema di salvataggio non sempre lungimirante quanto dovrebbe e che costringe a ripetere lunghi tratti dalla difficoltà non trascurabile.

Giudizio tecnico

Come accennato in apertura, il genere dei giochi free-roaming, specialmente se completamente tridimensionali, ha attecchito davvero poco nel mondo delle console portatili, vuoi perché adibite a una fruizione più disimpegnata, vuoi perché dotate di una potenza di calcolo decisamente più ridotta rispetto ai sistemi casalinghi.

La scommessa di Ubisoft fatta con C.O.P. The Recruit acquisisce quindi un certo peso, ponendosi come videogioco interamente tridimensionale e dotato di un mondo di gioco vivente, che avvolge e sconvolge la vita del protagonista, libero di correre per le strade, rubare un’auto e mettersi a girovagare senza meta per le vie di New York.

In questo senso la realizzazione tecnica è (considerato l’hardware) notevole e gode di una buona riproduzione dei modelli tridimensionali dei veicoli (che soffrono però di un certo clipping nel calcolo dei modelli in movimento), così come di una città tutto sommato ben caratterizzata e disseminata di pedoni, passanti e mezzi di trasporto, cui si aggiungono gli immancabili (ma non scontati) oggetti a bordo strada da travolgere e distruggere.

A riprova della cura nella realizzazione di questi aspetti, il gioco consente anche di girare liberamente per scattare fotografie di diversi punti della città, da collezionare e conservare presso la memoria del proprio CCC. Piccoli tour della città da farsi con veicoli autorizzati o sottratti alla popolazione, con una particolarità non da poco: un’automobile e un mezzo più ingombrante hanno un modello di guida lievemente differente che, pur senza puntare minimamente alla simulazione, è in grado di restituire una sensazione diversa in quanto a manovrabilità e velocità.

Il buon comparto tecnico di C.O.P. The Recruit guida dunque il giocatore attraverso le varie missioni e consente di godere al meglio tanto dei momenti di guida che di quelli a piedi, dove una certa componente stealth interviene a rendere il tutto più profondo e articolato: tramite un interessante sistema di coni visivi, il protagonista deve infatti muoversi con grande cautela in alcune missioni, sfoggiando grande precisione e tempismo nei movimenti.

Bisogna comunque sottolineare come, per ovvi motivi di carattere tecnico, il livello di realizzazione dei modelli tridimensionali, e specialmente i loro movimenti effettivi, siano ben distanti dai risultati a cui siamo oggi abituati.

Sempre dal punto di vista tecnico bisogna, infine, rilevare un ulteriore appunto, relativo alla telecamera: questa tende ogni tanto a posizionarsi in maniera poco coerente ai movimenti del giocatore, nascondendo quindi almeno in parte l’azione su schermo. Nulla, comunque, in grado di andare a rovinare l’esperienza di gioco nel suo complesso, che resta invece altamente emozionante.

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