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Diablo III

La Blizzard omaggia i suoi più fedeli seguaci!

Voto WebNews
NC
Data di uscita

15 Maggio 2012

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Anteprima

Essere un fan di Diablo significa aver atteso per molto tempo la notizia che i dirigenti della Blizzard hanno ufficializzato durante lo scorso Entertainment Worldwide Invitational di Parigi. L’uscita di Diablo III – terzo capitolo dell’action RPG con visuale isometrica che fu tra i primi a sdoganare il concetto di multiplaier cooperativo online grazie a Battle.net – chiude difatto finalmente un cerchio rimasto aperto per sette anni.

Sette anni in cui la Major californiana è assurta al gotha di un’industria ben diversa da quella che accolse trionfalmente il debutto della Saga. Otto lunghi anni che hanno tra l’altro comportato cambiamenti radicali, come quello che ha visto il duo Wilson/Boyarsky sostituire Bill Roper e soci al timone di questo nuovo progetto.

Oltre a rappresentare motivo di infinita gioia per tutti gli appassionati del franchise, l’annuncio di Diablo III trascina dunque con sé anche un velo di inquietudine. Il timore che l’ingombrante successo di World of Warcraft possa in qualche modo influire sulla sua gestazione serpeggia in effetti nella mente di molti. E i più scettici ipotizzano già che l’evento definito dalla stampa di mezzo mondo come "il ritorno del re", possa invece celare qualche indesiderata sorpresa.

Ecco perché, prima di assistere alla première esclusiva del gioco, eravamo quanto mai interdetti: l’entusiasmo legato alla resurrezione del mito avrebbe davvero potuto trasformarsi in amara delusione?

Dopo aver trascorso un intero pomeriggio a valutare gli estremi del dilemma, l’unica risposta non potrebbe che essere negativa. E quasi ci si sente in colpa per aver dubitato, anche solo per un istante, dell’integrità della Blizzard.

Immolando ogni riforma strutturale sull’altare del tradizionalismo, Diablo III rivendica di fatti con orgoglio l’eredità dei suoi antenati. Mentre le classiche isometrie prospettiche tornano a delineare i contorni del consueto mosaico fantasy, la fusione di sequenze hack ‘n sash ed elementi GDR esclude così a priori ogni lifting concettuale di sorta. Una scelta senz’altro coraggiosa che, bilanciata in parte dall’innesto di scenari mai così ricchi ed interattivi, riuscirà senz’altro ad ammorbidire ogni eventuale reazione dei puristi di fronte al velato "warcraftismo" rintracciabile nel character design.

Chiaramente, la riproposizione degli schemi di cui sopra, non avrebbe troppo significato senza il supporto di cinque differenti classi di specializzazione interpretabili e la parallela intercessione di numerosi upgrade volti ad accrescere il potenziale del proprio alter ego. Quelli che, agli occhi di alcuni, potrebbero magari apparire solo come elementi scontati, potrebbero tuttavia assumere un valore supplementare alla luce della possibilità di giocare nella modalità multiplayer online.

Pur essendo legata alla sola possibilità di affrontare in cooperativa la campagna principale, quest’opzione, come per i precedenti titoli, sembrerebbe in effetti garantire agli utenti la possibilità di barattare i propri equipaggiamenti e pianificare quindi con maggior piglio strategico il dipanarsi dell’avventura. Nulla che abbia ovviamente a che vedere con i raid di massa ed i mercati online esperibili in ambito MMORPG; ma comunque un dettaglio in grado di conferire ulteriore profondità al tutto.

Scongiurata ogni paura e appurato che Diablo continuerà (per fortuna) ad essere "solamente" Diablo anche se apostrofato da un’imponente numero tre, possiamo solo sperare che l’immediatezza del suo sistema di controllo invogli i maghi della Blizzard ad avviare una pronta conversione per console. Le premesse per un’ulteriore affermazione ci sarebbero davvero tutte.

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