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Fallout 3

Coinvolgente al punto da farvi scordare che è solo un gioco

Voto WebNews
9,6
Data di uscita

31 Ottobre 2008

Giudizi
  • Giocabilità9,5
  • Grafica9,3
  • Sonoro9,8
  • Longevità9,9
Pro

Un concept di gioco quasi utopistico si concretizza in un’intelaiatura di gioco che ha del miracoloso. Standing ovation per ambientazione e sceneggiatura

Contro

La presenza di alcune sbavature tecniche come occasionali cali di framerate o eventuali episodi di Pop-Up non ne intaccano la grandiosità

Di ,

Giocabilità

Iniziare la campagna in singolo di Fallout 3 significa innanzitutto nascere. Creare il proprio alter ego in ogni minimo dettaglio; muovere i primi passi e imparare cosa significhi per un uomo libero vivere confinato all’interno di un visionario Vault Anti-Atomico. Una realtà da cui prenderemo presto le distanze e che potremmo persino rimpiangere una volta raggiunto l’immane deserto post-atomico.

Dipanandosi sulla medesima struttura aperta che regalò al leggendario Oblivion la più vasta ed articolata ambientazione mai vista in un videogame, il mondo di Fallout 3 non presenta confini invalicabili, zone inaccessibili né tantomeno agglomerati urbani che non possano essere visitati, esplorati e vissuti. Le sue terre brulicano di pericoli, cacciatori, prede, possibili alleati e altrettanti avversari.

Più che di giocare, si tratta dunque di vivere, conoscere, combattere, ma altrettanto spesso di intrattenere relazioni. Guadagnare la fiducia del nostro prossimo o affrontarne l’ostilità: niente che il fido PIP –computer da polso – non potrà annotare, rielaborare e custodire per voi. Nessuna azione o decisione di sorta che non possa maturare altrettante conseguenze sulla natura del nostro Alter Ego e sul modo in cui i suoi simili lo percepiranno.

Mescolando con estremo equilibrio gli schemi del più esaustivo tra i GDR occidentali con dinamiche action che ci aspetteremo di trovare nei migliori sparatutto in soggettiva, Fallout 3 rivela pertanto una profondità concettuale semplicemente shockante. E più saranno i passi che muoveremo al suo interno, più le dimensioni di questo parametro appariranno sconfinate. Un dettaglio quasi ironico, questo, dato che solitamente accade proprio l’esatto contrario.

È in effetti possibile vagabondare per ore relazionandosi con habitat naturale e relativi inquilini, senza neanche sfiorare la trama principale; e l’obbligo di coprire le cospicue distanze territoriali senza poter usufruire di alcun veicolo di sorta non fa che conferire ulteriore rilievo al lavoro svolto dal team di sviluppo.

Senza questo formale vincolo esplorativo, non potremmo difatti attingere all’infinito numero di corazze, armi, oggetti e potenziamenti custoditi in lungo e largo. Per non parlare ovviamente della possibilità di accedere a missioni secondarie, aree segrete e situazioni che non avremmo magari mai immaginato di trovare in un contesto del genere.

Ma è davvero possibile che tutta questa mole di dati non abbia in qualche modo compromesso alcuni aspetti del gameplay? La risposta al dilemma non può che riportarci al parallelo col sopracitato Oblivion. Se quest’ultimo riusciva a gestire con una certa efficacia ogni aspetto del suo concept, Fallout 3 è persino in grado di superarne gli standard.

Lo si nota nella coerenza strutturale che regola lo svolgimento degli scontri a fuoco, nell’efficacia di un sistema di puntamento sempre affidabile e nel costruttivo supporto di effetti speciali quali il Bullet Time. Ma anche, e soprattutto, nella funzionalità di un’interfaccia di controllo che, alla luce del quantitativo di parametri gestiti, avrebbe potuto facilmente compromettere la fruibilità del gioco.

Proporzioni, armonia e simmetria dunque: le tre parole chiave di un progetto che potrebbe tener davvero cattedra in una ipotetica università dei videogame.

Giudizio tecnico

Chiaramente, il nostro giudizio su Fallout 3 non sarebbe altrettanto entusiastico se a sostenere il peso di una tale architettura concettuale, non avessimo rilevato un comparto tecnico adeguato. Per fortuna, va comunque sottolineato sin da subito che, in barba ad ogni ragionevole perplessità, anche in questo contesto i ragazzi della Bethesda Softworks si sono superati.

Tirando a lucido le risorse del noto Gamebryo Engine – il medesimo utilizzato per Oblivion – è stato possibile immortalare con estrema precisione ogni sfaccettatura di questa immensa visione apocalittica: mentre le giallastre polveri del deserto post-atomico vengono disperse dai venti delle radiazioni, un’intera cosmologia di sopravvissuti, mutanti ed abomini genetici si erge dalle rovine della civiltà di un tempo.

Il risultato che ne scaturisce è a tratti annientante. E di fronte a tale maestosità visiva, non ci sono episodi di pop-up, tearing o eventuali bug che tengano: la sensazione ultima è che nel code di Fallout 3 vi sia davvero incisa la mappa da seguire per raggiungere un nuovo stadio di evoluzione tecnica. Orizzonti fino a ieri utopistici, i cui limiti non sono più costituiti dalla memoria dei sistemi ospitanti, né dal numero di poligoni gestibili dai relativi processori, ma dalla concreta volontà degli sviluppatori di sobbarcarsi un processo di sviluppo estremamente vasto e quasi perfetto.

Per quanto il coefficiente di dettaglio delle texture possa rasentare parametri elevatissimi, la fisica di gioco rispettare notevoli standard qualitativi e le animazioni dei modelli poligonali prodursi in routine generalmente convincenti, niente può comunque privare il comparto sonoro dei massimi encomi.

Non sarebbe certo inesatto affermare che, senza il supporto delle dissonanti melodie anni ‘50 e di dialoghi che conservano pressoché intatto il proprio pathos anche in lingua italiana, Fallout 3 non avrebbe goduto dello stesso impatto.

In altre parole, è sempre la somma che fa il totale. E quando ognuno degli addendi coinvolti nell’operazione incarna un singolare acuto di perfezione, il capolavoro assoluto non può che prendere forma.

Potremmo ora chiudere questa recensione, invitando ogni sincero amante dei videogame ad accaparrarsi repentinamente una copia di Fallout 3, fosse anche pieno di scorie radioattive. Tuttavia, riteniamo più utile congedarci con un consiglio che, per i più scettici, potrà valere oro: pur prendendo atto delle similitudini che legano i due progetti, non commettete mai l’errore di inquadrare Fallout 3 come una semplice versione cyberpunk di Oblivion. In casa Bethesda Softworks non è stato sviluppato solo un gioco, ma forgiato un intero universo.

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