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Mirror’s Edge

Un salto nel vuoto davvero mozzafiato. Ma l'atterraggio com'è?

Voto WebNews
7,7
Data di uscita

14 Novembre 2008

Giudizi
  • Giocabilità8,0
  • Grafica8,6
  • Sonoro8,0
  • Longevità6,0
Pro

Concept visionario, ritmo di gioco strepitoso e cosmesi visiva stilizzata ad arte confezionano un esperimento da provare almeno una volta nella vita

Contro

Lo stesso concept visionario di cui sopra potrebbe non incontrare i gusti dei giocatori più tradizionalisti. E la curva di apprendimento è piuttosto elevata

Di ,

Giocabilità

Roba da mal di testa questo Mirror’s Edge, è quel che, inevitabilmente, viene da dire a un primo approccio. Non solamente a causa delle vertiginose altezze lungo le quali l’intero gioco andrà dipanandosi.

Confermando di essere uno dei team più coraggiosi di questi tempi, i ragazzi della Dice hanno infatti proposto un nuovo modo di concepire un action-game, con qualcosa che va ben al di là della semplice riproposizione di un canovaccio narrativo cui prender parte e che non potrebbe essere definito altrimenti, se non come un “futuribile” Prince Of Persia con visuale in soggettiva.

Qualcuno griderebbe: “assurdo!”. Perché complicarsi la vita, quando basterebbe affidarsi ad architetture di gioco più convenzionali per ottenere risultati sicuri? Perché, proprio come accade per il Parkour, solamente a rischi estremi corrispondono risultati estremi.

Diciamolo subito, dunque: non tutti saranno in grado di giocare a Mirror’s Edge. L’ardito mix di evoluzioni acrobatiche e sostenuta velocità di gioco potrebbe, in effetti, provocare nausea e, almeno inizialmente, un profondo senso di frustrazione.

Padroneggiarne il sistema di controllo significa pertanto disimparare tutto ciò che si è appreso negli anni a destreggiarsi lungo sparatutto, giochi d’azione et similia. Addio all’uso delle armi da fuoco e affidatevi alla semplice agilità, evitate di relazionarvi allo scenario come fosse uno scudo o un riparo, ma piuttosto scorrergli addosso e rimbalzate come farebbe la pioggia. E, ovviamente, non guardate mai in basso e, soprattutto, non fermatevi mai.

Una volta metabolizzato questo insolito meccanismo di gioco, dopo un certo apprendistato, si aprono però  i cancelli di una dimensione videoludica, un luogo in cui le leggi della fisica possono essere piegate e il gioco si trasforma in una danza elegante.

In questo contesto, lancerete Faith in missioni volte a destabilizzare il governo, cacciandola in situazioni in cui sarebbe di certo meglio avere la potenza di un’arma da fuoco a supporto. Eppure, proprio l’assenza del supporto di fuoco rende tanto sbalorditivi gli inseguimenti che animano Mirror’s Edge. Così, prim’ancora di comprendere a quali combinazioni di tasti affidarsi, ci si ritrova già a compiere evoluzioni acrobatiche, spiccare un salto da un tetto a un altro, arrampicarsi di slancio su una grata, scivolare prontamente al di sotto di un ostacolo, sfondare una porta e disarmare il nemico con un’elegante mossa di arti marziali e poi, via, di nuovo a perdifiato.

Il tutto avviene naturalmente come se, per assurdo, non si fosse fatto altro per anni. È puro istinto. Il brivido che solo i più rutilanti Arcade Game di un tempo sapevano regalare. Un premio che va conquistato con ore di pratica, ma che gratifica come poche altre esperienze videoludiche.

In termini di gameplay, esistono quindi due differenti Mirror’s Edge: da un lato un irragionevole esercizio di stile, spesso frustrante, dall’altro la magia di un prodigio che, quando si realizza, cattura, stravolge e appassiona. La differenza sta tutta nel lato dello “specchio” nel quale si finisce.

Giudizio tecnico

Analogamente a quanto riscontrabile in termini di gameplay, Mirror’s Edge sfoggia una natura ambivalente anche in campo tecnico. Se da un lato è impossibile non prendere atto della sontuosa veste grafica con cui i ragazzi della Dice hanno saputo dar corpo alla propria visione, dall’altro l’ardita scelta di una prospettiva visiva tanto inusuale può facilmente vanificare il loro sforzo agli occhi del giocatore.

Dovrebbe però rassicurarvi il fatto che la giocabilità sia stata agevolata da un’interfaccia di controllo piuttosto asciutta, affiancata da un grado di sfida sufficientemente bilanciato, nell’intento di agevolare l’apprendimento delle dinamiche di gioco.

Al di là di ciò, il comparto grafico è degno di merito, a partire da un character design fortemente contaminato da influenze hip-hop, passando per il fascinoso minimalismo dei cartoon delle sequenze narrative, fino all’iper-realistica ricostruzione della metropoli che fa da sfondo al gioco. Il carisma di Mirror’s Edge è innegabile e, riteniamo, metterà d’accordo tutti. Che si tratti di effetti di illuminazione dinamica, calcolo dei riflessi in tempo reale, framerate e fluidità delle animazioni, il tutto rasenta parametri davvero elevati.

Anche il suono incontra standard qualitativi elevati, seppur contaminato, a nostro avviso, dalla  scelta di affidare alla voce di Asia Argento il doppiaggio di Faith.

Non si può dire altrettanto riguardo alla longevità. Sebbene un’impostazione di gioco tanto dinamica quanto inizialmente frustrante avrebbe potuto resistere difficilmente a un lasso di tempo troppo esteso, le sole sei ore stimate per portare a termine la storia principale sono appena sufficienti a premiare gli sforzi profusi nell’apprendimento del concept di gioco e ancor meno adatte a sviscerare il potenziale narrativo. Anzi, a tale proposito, la trama appare troppo “leggera” e piatta e i passaggi dalla grafica 3D in-game a quella fumettistica degli interludi narrativi lasciano disorientati, tale è il contrasto fra loro.

In conclusione, Mirror’s Edge può essere sicuramente giudicato come un esperimento riuscito che, a fronte di ambizioni rischiose, è in grado di dire qualcosa di realmente nuovo e a voce altisonante. Può ammaliare quanto infastidire, ma di certo fa parlare di sé.

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